Mostre di fotografia da non perdere assolutamente

Periodo di festività, di vacanze per molti. Perché non approfittarne per visitare delle belle mostre di fotografia? Se sei appassionato di fotografia, ti segnalo qualche appuntamento interessante. Alcune stanno per concludersi, ma puoi sfruttare la prima settimana di gennaio per visitarle.

In giro per l’Italia ce n’è qualcuna, ti scrivo le più significative per me. Se hai hai già visitato queste mostre di fotografia, o le visiterai, non mancare di farmi sapere il tuo parere.

In scadenza a breve

Mostra "Atti Divini" a cura di David La Chapelle
(C)David La Chapelle

1. Atti divini – David La Chapelle. Reggia Venaria Reale (TO) fino al 6 gennaio 2020

Ancora pochi giorni per vedere la mostra dedicata a David La Chapelle presso la Reggia Venaria Reale – Citroniera delle Scuderie Juvarriane (Torino). L’esposizione si compone di 70 opere di grandi dimensioni, del fotografo e regista. Una grande mostra dedicata alle sue opere più significative più alcuni inediti, dedicati alla reinterpretazione di alcuni temi religiosi, espressi col suo stile colorato e moderno.

La mostra, iniziata il 14 Giugno 2019 termina il 06 Gennaio 2020.

Per acquistare i biglietti online (Intero: 14 euro), guarda qui

Altrimenti puoi acquistarli direttamente presso la biglietteria della Reggia

Orari
Da martedì a venerdì: 9.30 – 17.30
Sabato, domenica e festivi: 9.30 – 19​​

La Reggia e le Mostre sono aperte  nei giorni Festivi, con gli stessi orari della domenica: Capodanno (1° gennaio, ma dalle ore 11), Epifania (6 gennaio)


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Il “segreto” in fotografia? E’ tutto racchiuso in quattro valori.

Sai qual è il segreto in fotografia? Il segreto in fotografia è tutto racchiuso in quattro valori.

Ho individuato dei parallelismi tra la fotografia e la nostra vita quotidiana.

Ritratto di donna davanti ad un muro.
(C)Monica Monimix Antonelli

“Monica ti sei impazzita?”

Potrebbe essere, con il freddo ammetto di arrancare parecchio e la stagione è solo all’inizio.

Battute a parte. Se ti fidi di me, leggi questo articolo. Voglio condividere con te il mio pensiero personale riguardo alla fotografia.

Nell’articolo precedente, ti ho raccontato a lungo quale sia la differenza tra una bella foto e una buona foto.

Se non lo hai ancora letto, lo trovi a questo link.

Può esserti utile se ti hanno detto che nelle tue foto “manca qualcosa”, ma non hai ancora capito cosa vogliano dire, perché a livello tecnico ti senti molto sicuro e pensi che in quello non ti batta nessuno.

Per fare una buona foto, abbiamo visto che serve avere un messaggio da trasmettere, un concetto da sviluppare. Una fotografia non si compone solo di tecnica. Per fare una buona foto, serve un’idea prima ancora di pensare a che ISO usare o a che velocità scattare.

Se abbiamo ben chiaro in mente cosa vogliamo raccontare attraverso le nostre immagini, allora sì che potremo fare della buona fotografia. Il gusto estetico non è un metro di misura oggettivo. Magari non ti capaciti del perché le tue foto non piacciano agli altri, visto che a te piacciono così tanto. Ma proprio perché il gusto non è un metro di misura utile e universale, non puoi pensare che possa essere l’unico modo per valutare una foto.

Solo se non trasmettono nulla all’osservatore, questi si limiterà a guardare la foto e a pensare se ciò che vede è bello oppure no. Se invece, trasmetterai un messaggio, allora coglierai la sua attenzione e lì entreranno in causa altri fattori che gli faranno valutare se la tua foto è interessante e utile per lui.

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Il dialogo col soggetto ritratto è fondamentale

Perché il dialogo col soggetto ritratto è fondamentale? Perché è questo aspetto che determinerà la buona riuscita del nostro ritratto a livello professionale, e la costruzione di un rapporto di fiducia, a livello umano.

Ritratto di giovane donna che sorride
(C)Monica Monimix Antonelli

Lo spunto per questo articolo nasce da un messaggio ricevuto da un fotografo in cui mi scrive che nei miei scatti percepisce la tranquillità e la serenità con cui i soggetti posano davanti a me.

Da qui l’idea di scrivere un articolo un po’ più approfondito su un aspetto del mio lavoro che non sempre è facile da ottenere.

Quando ho intrapreso la strada della fotografia, ho iniziato da autodidatta. La parte tecnica, si può studiare sui libri e internet è una fonte inesauribile di spunti e tutorial. Un aspetto che però non si impara sui libri è proprio il dialogo col soggetto ritratto, e quanto il rapporto con esso sia fondamentale.

Questa è stata la parte più impegnativa da conquistare.

Di base si deve lottare contro la naturale “diffidenza” provata davanti all’obbiettivo di una fotocamera. Non tutti reagiscono allo stesso modo. C’è chi si scioglie subito e si sente a proprio agio, chi ci mette un po’ più di tempo, chi nonostante tutto non riesce a lasciarsi andare.

Un po’ tutti, i primi attimi davanti alla fotocamera, con le luci addosso, si sentono spaesati.

Una delle paure più diffuse, da chi si vuol fare fotografe, è quella di non venir bene in foto. Molto spesso questa paura nasce dalla sensazione di disagio che si può provare davanti ad una macchina fotografica. E maggiore è la sensazione di disagio, più ci si irrigidisce e più il rischio di non venir bene è alto.

Come si possono, quindi, mettere a proprio agio le persone davanti a noi?

Con il dialogo. Cerco di parlarci  parecchio: fin dai primi contatti via email quando mi chiedono informazioni, cerco di dare il maggior numero di dettagli possibili su come si svolgerà lo shooting, in modo che, quando verranno in studio, avranno già un’ idea di cosa andremo a fare.

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