La differenza tra una bella foto e una buona foto

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Foto in bianco e nero a favore della lotta contro la violenza sulle donne. Una donna è preda delle sue paure date dalle violenze psicologiche domestiche
“Nell’antro della mia paura” – (C)Monica Monimix Antonelli

Sai qual è la differenza tra una bella foto e una buona foto?

Scommetto che hai pensato fossero la stessa cosa, sbaglio?

E invece non è così, c’è una bella differenza tra scattare una bella foto e una buona foto. E ora ti spiego quale.

Se sei un fotografo, un aspirante tale, o sei semplicemente curioso di capire che differenza ci sia tra una bella foto e una buona foto, questo articolo fa per te.

Mi occupo di fotografia da più di dieci anni. Nel corso di questi anni ho studiato molto, letto blog di settore, ascoltato i fotografi “guru”, seguito corsi, guardato video su Youtube. Mi ha sempre incuriosito capire che cosa rendeva certe immagini del passato (ma anche del presente), più interessanti di altre. Soprattutto capire quali fossero gli elementi che facevano sì che alcune mi rimanessero chiare in mente a differenza di tantissime altre che dimenticavo immediatamente.

In questo articolo ti racconto che cosa ho capito.

In apertura a questo articolo ho inserito due immagini tratte dal mio progetto “Nell’antro della mia paura” realizzato alcuni anni fa, in collaborazione con l’artista Stefano Ogliari Badessi, l’art direcor Luca Severgnini e l’attrice Emilia Scarpati Fanetti. Per vedere il progetto intero ti lascio il link al mio sito.

Perché? Per mostrarti cosa vuol dire esprimere un concetto attraverso la fotografia. In questo caso le immagini sono incentrate sul tema della pressione psicologica a cui molte donne, purtroppo, sono sottoposte, nel loro ambiente domestico. Pressione psicologica da cui non riescono a scappare e in cui vengono letteralmente inghiottite. Un progetto a favore della lotta contro la violenza sulle donne. Nel corso dell’articolo mi spiego meglio cosa vuol dire esprimere un concetto attraverso la fotografia. Buona lettura.

Una piccola premessa

La fotografia è costituita da due elementi: la parte tecnica e la parte legata alla comunicazione. Sono due elementi differenti ma concatenati. Se è vero che un errore tecnico può non inficiare la qualità della foto, la mancanza di un contenuto da comunicare, renderà la nostra foto priva di significato.

La tecnica fotografica

La tecnica fotografica è molto utile per avere un quadro preciso di quello che stiamo facendo. Ci permette di impostare la nostra macchina fotografica al meglio, per uscire da situazioni che potrebbero rivelarsi complicate se non si padroneggia la tecnica, o per lo meno se non se ne hanno almeno le basi.

Essendo la parte tecnica, fatta di numeri, sigle e calcoli, risulta essere, per molti, la meno divertente da spiegare e da studiare. Per alcuni, dotati invece di menti matematiche, questa sarà la parte più interessante e logica della fotografia.

Ritengo necessario avere una buona base tecnica. Non serve seguire corsi specifici, perché, al giorno d’oggi, troverai ogni informazione tecnica online tra tutorial su Youtube e blog di settore.

Avendo io iniziato da autodidatta, ho letto manuali e blog di altri fotografi, seguito corsi online, guardato tutorial su Youtube. Oltre a tutto questo, ho scattato centinaia, migliaia di foto sbagliate, per capire come impostare la fotocamera.

Volevo vedere come cambiava il risultato, se cambiavo le impostazioni della macchina. Solo con la pratica, si può davvero imparare la tecnica. E come si diceva in un famoso film: “Bisogna provare, provare, provare…” (Amanda Sandrelli nel film “Non ci resta che piangere”).

Dopo aver scattato parecchie foto, ti verrà naturale impostare la macchina fotografica senza nemmeno pensarci. Diventerà un automatismo che ti faciliterà sul campo.

La comunicazione

La parte legata alla comunicazione, invece, non la si impara da un tutorial né in un manuale. Quella va prima di tutto “sentita” dentro di noi, ponendoci delle domande: “Perché fotografi?” “Perché scegli quel soggetto?” “Hai qualcosa da dire, o lo fotografi solo perché quel soggetto è bello?”

Per me il concetto è:

“Fotografare per comunicare, comunicare fotografando”

Si può migliorare l’approccio alla fotografia come comunicazione, ascoltando i discorsi di alcuni fotografi che hanno fatto della comunicazione il loro mantra.

Se vuoi un consiglio, più che seguire i tecnici, segui i comunicatori, quelli che hanno qualcosa da dire e lo fanno attraverso la fotografia. Nelle loro foto non andare a cercare la perfezione tecnica, ma osserva la fotografia nel suo insieme. Chiediti perché hanno scattato quella foto. Che cosa avranno voluto comunicare?

In queste immagini magari potrai trovare, quelli che per i puristi della tecnica, vengono considerati degli errori. In alcuni casi, quando si vuole comunicare un messaggio, si presta più attenzione al contenuto, piuttosto che alla forma. Se ho davanti a me un soggetto in movimento, è più importante ritrarlo anche se sarà mosso, piuttosto che perderlo per dar peso alla tecnica.

Comunicare con la fotografia

A volte ci sono messaggi che si comunicano meglio con un mosso studiato, per esempio, oppure un fuori fuoco estremo per mettere in evidenza solo un particolare importante. Non è da considerarsi un errore se è voluto e cercato (ben diverso da quando capita un errore e lo si spaccia per voluto).

I fotografi comunicatori hanno nei loro portfoli alcuni progetti di ricerca in cui affrontano temi per loro importanti e li indagano attraverso la fotografia.

La fotografia non è una mera questione estetica, è (o per lo mendo dovrebbe essere) prima di tutto un linguaggio di comunicazione.

Attraverso le immagini comunico il mio pensiero riguardo un determinato argomento. Ascolto le storie di chi è coinvolto. Cerco di capire il perché delle cose accadute. Quindi, la fotografia diventa, un mezzo per capire e conoscere.

In questo modo farai della buona fotografia. Ho volutamente scritto buona e non bella. Una bella fotografia può riuscire a tutti, per colpo di fortuna, per le congiunzioni astrali favorevoli, per la legge dei grandi numeri.

Se metti una fotocamera su un cavalletto e chiedi a chiunque di scattare, anche qualcuno che non ha mai scattato una foto in vita sua, e lo lasci libero di farlo senza limiti di numero, prima o poi, riuscirà ad ottenere una bella fotografia.

“Ma Monica, ti sei bevuta il cervello?”

No, amico mio.

Se non ci credi prova tu stesso. Scatta cento fotografie.

Dimmi che su cento, non ne salveresti almeno una (accertati di aver tolto il tappo dall’obiettivo, altrimenti non vale!).

Per la legge dei grandi numeri, su cento immagini scattate, almeno una si salva, ma anche due, tre, quattro… Se poi ci aggiungi fattori importanti come una buona luce e un bel soggetto, il numero di foto belle aumenterà.

Ti faccio esempio banale, ma molto chiaro e insindacabile.

Quante volte in vacanza abbiamo scattato delle foto bellissime? Se fotografi il mare delle Maldive (ma pure quello della Sicilia, per rimanere in patria), ti sfido a fare una foto brutta.

Se fotografi una cosa bella, al 95% otterrai una bella foto.

E’ come se fotografassi Charlize Theron. A meno che tu non sia un paparazzo in cerca della foto, volutamente in cui Charlize ha gli occhi stralunati (tra un battito di palpebre e l’altro), i capelli in piedi per una folata di vento, o l’angolazione sbagliata per riprenderla, diciamo che sarà difficile ottenere una foto brutta con un soggetto come Charlize. Capisci quello che voglio dire?

Fotografare una cosa bella, ti permette di ottenere delle foto belle.

Non è certo al 100%, ovviamente, ma diciamo che hai delle ottime possibilità, anche se è la prima volta che prendi in mano una macchina fotografica.

Al contrario se fotografi una cosa brutta, sarà ben più difficile ottenere una foto bella. Se al posto di Charlize Theron, il tuo soggetto fosse la figlia di Fantozzi, non credi sarebbe ben più difficile ottenere una bella foto?

Spero di essermi spiegata nel modo più chiaro a proposito di cos’è una foto bella.

Vediamo ora cosa vuol dire invece, scattare una buona fotografia. Una buona fotografia è indipendente dall’estetica.

Una buona fotografia deve comunicare qualcosa. Il soggetto, in questo caso, è il messaggio comunicato.

Cosa comunica questa fotografia? Perché è stata scattata? Che significato ha per il fotografo?

Da qui nascono le fotografie per capire, per indagare, per comunicare il tema della nostra ricerca.

Avere un’idea

E’ un tipo di fotografia più articolato perché non basta fotografare una cosa bella. Serve avere prima di tutto un’idea. Perché voglio fare questa fotografia, questo progetto? Cosa voglio comunicare a chi la guarderà? Perché è importante per me e per gli altri?

Ecco perché, come ho scritto prima, in questo tipo di fotografia, quello che potrebbe essere considerato “errore tecnico” può essere un modo di comunicare la nostra idea in maniera ancora più forte.

Tutto quanto un fotografo mette in una buona fotografia che racconta, è stato pensato. Nei progetti di ricerca, in cui il fotografo vuole trattare un tema specifico, c’è dietro un lavoro di indagine e di studio dell’argomento.

Nulla è lasciato al caso. Cercherà la luce migliore, farà dei sopralluoghi per scegliere l’ambientazione migliore. Cercherà il soggetto che possa veicolare meglio il suo concetto.

Nella fase di scatto si preoccuperà di cogliere l’espressione che meglio descriva ciò che vuol fare arrivare all’osservatore.

Diverso, in parte, il discorso relativo al reportage fotografico. Sicuramente il fotografo dovrà documentarsi accuratamente riguardo alla situazione da fotografare (che sia per descrivere una zona di guerra, e come vivono gli abitanti di queste terre, o un racconto sociale di realtà come quelle legate alle comunità, o alle periferie…).

In questo tipo di fotografia ci saranno elementi che il fotografo non potrà pianificare nei minimi dettagli.

Cercherà di ottimizzare la scena che avrà davanti, in modo da raccontare il più possibile la storia (che in questo caso non sarà solo sua, ma se ne farà portavoce). Il suo intervento sarà quello di documentare, rimanendo il più neutrale possibile e senza modificare a suo favore la scena che a lui si presenta.

Una differenza sostanziale tra bella e buona fotografia è che una fotografia che racconta, trasmette qualcosa a chi la guarda (che sia piacere, disgusto, paura, disagio…) e tenderà a rimanere impressa nella memoria, mentre una bella fotografia ci rimarrà in mente solo il tempo che ci soffermeremo su di essa.

Quindi, il discorso non si basa, come vedi, sul concetto del bello e del brutto. Questo concetto si basa su canoni estetici e gusto soggettivo. Ciò che per me è bello per te può essere brutto e viceversa. Il concetto della buona fotografia è più elevato perché va oltre la visione soggettiva di un canone estetico. Rientra in un concetto razionale ed emotivo, bastato sul ragionamento che scaturisce dalla visione della foto e dalla reazione che provoca.

Una bella fotografia tenderà a perdersi nel mucchio delle migliaia (milioni) di fotografie che ogni giorno i social network ci vomitano addosso.

Un esperimento semplice

Prendi il profilo di una qualsiasi Instagram Girl o Travel blogger. Guarda le sue foto. Chiudi il profilo. Prova a descrivere almeno tre delle sue foto che ti sono rimaste impresse. Ci sei riuscito? No? Te le sei dimenticato tutte non appena hai chiuso Instagram?

Questo è perché avrai sicuramente visto qualche bella foto e basta. Metti il selfie di una bella ragazza, trucco perfetto, capello perfetto. A meno che tu non abbia una folgorazione emotiva per questa ragazza, le sue foto non ti rimarranno impresse. Perché non raccontano nulla. Sono solo le foto di una bella ragazza.

Se al contrario tu guardassi le foto di un reportage di guerra, ma anche senza cadere nel dramma, guardassi le foto di un fotografo che tramite le sue foto ti sta mostrando la sua visione riguardo un tema importante, ecco allora che ti soffermerai qualche minuto in più ad osservare le sue foto. Colpiranno la tua attenzione. Ti porteranno a farti delle domande. Una volta chiuso Instagram, non te le dimenticherai istantaneamente.

L’importanza del messaggio

Di questi tempi, in cui siamo letteralmente invasi dalle immagini, riuscire a destare curiosità nelle persone è la cosa più complicata. Perché siamo abituati a scorrere velocemente e distrattamente i social, senza prestare grande attenzione a ciò che scorre sotto i nostri occhi. Ecco perché diventa fondamentale capire la differenza tra una bella foto e una buona foto. Con questo concetto chiaro in mente potrai iniziare a modificare il tuo approccio alla fotografia. Soprattutto diventa essenziale sempre di più, avere un messaggio da veicolare.

Un messaggio che possa destare curiosità, attenzione e dare qualcosa all’osservatore. Se l’osservatore sentirà di aver ricevuto qualcosa (di aver provato qualcosa davanti a quella foto), allora inizierà a provare interesse per noi e il nostro lavoro. E chissà, magari, sarà tentato di fare la stessa cosa non appena penserà di scattare qualche foto.

Riassumendo: la differenza tra una bella foto e una buona foto è che la bella foto la possono fare tutti, non racconta nulla, ma mostra qualcosa di bello (un luogo, una persona…). Una buona foto invece, si basa su un concetto, è pensata per raccontare qualcosa all’osservatore. Solo riuscendo a veicolare un messaggio possiamo fare una fotografia utile a chi la guarda e rimanere più impressi nella miriade di immagini quotidiane che ci vengono proposte.


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