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Veronica Franzosi | Ritratti by Monica Monimix Antonelli

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Veronica Franzosi: portrait by Monica Monimix Antonelli

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di rivedere Veronica Franzosi, giovane attrice di teatro, conosciuta durante l’evento “Ritratti all’aperto” che avevo organizzato tre anni fa a Milano. Veronica è una persona molto dolce, solare, capace di passare da un’espressione ad un’altra in un nano secondo e ti spiazza mentre la osservi attraverso la fotocamera. Voleva aggiornare il suo book con nuove foto che la rappresentassero nel modo più realistico possibile. Una bella sfida, subito accettata. Si è fatta accompagnare da una sua amica truccatrice (Marina Tagliabue), un’ottima scelta, anche perché conoscendola da molti anni poteva essere d’aiuto per me per capire se la direzione intrapresa era quella giusta e, per Veronica, l’occhio indagatore che poteva affermare se ciò che vedeva era ciò che realmente conosceva di lei.

Abbiamo parlato tanto, abbiamo riso, abbiamo scattato foto per scioglierci un po’ e poi ecco che la naturalezza dell’espressione e della posa si mostrano anche alla fotocamera. Pian piano Veronica si mostra anche a me e in poche foto otteniamo ciò che cerca.

L’occasione di avere un’attrice davanti è ghiotta anche per me, e dopo aver realizzato le foto per il suo book, mi concede alcuni altri minuti per poter interpretarla come voglio e quello è il momento in cui proseguo nella mia ricerca del minimalismo formale, strada già iniziata da tempo, e che sempre più voglio perseguire. Un muro, un taglio di luce che la scolpisce, il soggetto leggermente decentrato e il primo ritratto prende forma. Un taglio più stretto sul suo viso e sulla sua espressione, il suo sguardo penetrante mi inchioda lì davanti ed anche il secondo ritratto è lì davanti ai mei occhi.

Grazie Veronica!

Written by Monimix

aprile 14th, 2017 at 10:20 am

Francesca Moro by Monica Monimix Antonelli

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Francesca Moro by Monica Monimix Antonelli _MG_0447

Per una volta, finito un lavoro commerciale, son riuscita a ritagliarmi 10 minuti per far qualche ritratto per me. 10 minuti con Francesca Moro, in un angolo della location in cui eravamo, con la stanchezza della giornata, ma con l’entusiasmo e la voglia di cogliere quel poco tempo a disposizione, hanno prodotto molto più di altre sessioni di ore e ore. Un grazie speciale a Francesca e a Cristina Marzo per il trucco. Questa una piccola anteprima.
[Camicia by Valentina L fontana]

Written by Monimix

marzo 12th, 2017 at 9:01 am

Corporate portraits

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Corporate portrait by Monica Monimix Antonelli

Parallelamente alla fotografia di moda, un altro genere fotografico che prediligo e di cui mi occupo è la ritrattistica. Di questo genere fotografico amo molto il rapporto che si crea con la persona che si pone davanti al mio obiettivo.Una sessione fotografica di ritratto non è solo porre una persona davanti ad un fondale e scattare qualche foto. C’è molto di più, c’è il dialogo tra le parti che crea quel ponte necessario per poter estrapolare un aspetto caratteriale da un’espressione, un significato da uno sguardo, una sfumatura da un gesto. E’ uno scambio reciproco di impressioni, il fotografo cercherà di mettere la persona a proprio agio, la persona cercherà di aprirsi o al contrario nel suo chiudersi, mostrerà un lato del suo carattere a chi guarderà la foto. Più ritraggo persone (e più la mania del selfie dilaga), più mi rendo conto che la mia iniziale voglia di mostrare la persona nel modo più reale possibile sia solo uno dei modi di approcciarsi a tale tipologia di fotografia. Quando ho iniziato ad occuparmi di fotografia cercavo in tutti i modi di andare alla radice della persona, la studiavo, ci parlavo moltissimo, cercavo di conoscerla in quel breve lasso di tempo. Con qualcuno ha anche funzionato, a detta loro si riconoscevano nel ritratto ed ero riuscita a cogliere la loro “essenza”. Ora, credo che più che la realtà, si ritragga ciò che la persona vuol mostrare di sé. Sia nel porsi nel modo più naturale sia nell’atteggiarsi a ciò che vorrebbe essere. Molte persone si sono abituate all’idea che con un’app per telefono si possa trasformare la realtà a nostro piacimento e spesso vedersi ritrarre da un occhio esterno, destabilizza, al punto di non riconoscersi.

Credo che sia tutto un equilibrio, tutto è reale e tutto è finzione

Solo chi è ritratto sa cosa vuol mostrare e se vi riesce. Per me resta una bella sfida, oggi più che mai, mi incuriosisce e mi appassiona cercare di capire l’approccio a tale mezzo di comunicazione e  la differenza tra il modo di vedersi e ciò che io vedo.

E’ un argomento vastissimo e un tema molto complicato, che sicuramente nei prossimi mesi svilupperò e studierò ulteriormente. Lo spunto di questa riflessione nasce da un lavoro che ho svolto nei mesi scorsi quando  ho ricevuto una richiesta da un’azienda di Treviglio (Bg), la Qcom, nel settore delle telecomunicazioni per ritrarre i propri dipendenti. In una giornata e mezza ho ritratto 73 persone: ognuno di loro mi ha regalato qualcosa di sé attraverso uno scambio di battute, un sorriso timido, o al contrario aperto e spontaneo, il mostrare le proprie insicurezze per essere compreso e tranquillizzato . Una full immersion totale nel genere umano, un’esperienza molto forte sia dal punto di vista umano che professionale.

Per vedere una selezione dei ritratti realizzati potete visitare la pagina ad essi dedicata, sul mio sito

Written by Monimix

gennaio 16th, 2017 at 6:36 pm

Moda e ritratto: la mia esperienza sul campo

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curriculum monica antonelli

Da dieci anni opero nel campo della fotografia, come fotografa professionista. Al giorno d’oggi si parla tanto dei fotografi, perché la moda del selfie e degli smartphone sempre connessi ci ha buttati nella mischia con altri milioni di utenti che scattano foto ad ogni ora del giorno, ma spesso, da esterni, non si sa realmente di cosa si occupa un fotografo. Come ogni mestiere, anche quello del fotografo è fatto di tanto lavoro, ricerca, aggiornamento continuo, studio, collaborazioni, fatica e pazienza. Questi aspetti negli ultimi anni sembrano esser stati offuscati da aspetti più frivoli come l’apparire e il divertimento, aspetti che agli occhi della gente fanno pensare che il fotografo si diverta e basta e che sia un lavoro molto facile. Per quanto ci siano lavori ben più duri, non va dimenticato che anche questo è un lavoro e se lo si vuol fare bene e da professionista ha molte più difficoltà di quanto possa sembrare. Cosa c’è dietro ad un’immagine finale? Cosa si fa realmente per arrivare a quel risultato? Comincio dalla mia esperienza, giusta o sbagliata che sia, uguale e diversa da tutti gli altri colleghi, ma parto dalla mia storia perché è quella che ho vissuto..

Parte 01 – Di cosa mi occupo

Opero principalmente nei settori della moda e del ritratto, andando alla ricerca della valorizzazione del marchio, nel primo caso, e della persona nel secondo, prediligendo un certo minimalismo formale e un impatto emozionale dello scatto, il tutto condito da cura del particolare, puntualità nel rispettare i tempi previsti e grande entusiasmo nell’affrontare il lavoro di squadra. Moda e ritratto sono due ambiti distinti, ma che possono contaminarsi l’un l’altro creando immagini molto forti. Mi piace contaminare le immagini di moda con l’intensità dei ritratti, uno sguardo profondo della modella può creare un’immagine moda più d’impatto, capace di catturare l’attenzione dell’osservatore. La fotografia di moda è fatta di tanti elementi e tante persone sul set, il ritratto può essere molto intimo coinvolgendo solo la persona ritratta e il fotografo sul set, ma entrambe veicolano un messaggio, fanno parte di un linguaggio di comunicazione incredibile. La moda può essere colore, dinamicità, l’abito come protagonista e la modella che sapientemente ne diventa l’interprete rimanendo coprotagonista dell’immagine in un perfetto equilibrio con l’abito. Il ritratto può essere intimo, silenzioso o urlato, può essere intenso o distaccato. La cosa fondamentale è raccontare attraverso le immagini un concetto, una storia, per far in modo che non siano immagini sterili, ma rappresentino un’idea. Read the rest of this entry »

Written by Monimix

gennaio 12th, 2017 at 11:29 am

Ritratti all’aperto | Cristina

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Ritratto in bianco e nero - Monimix

Con oggi inizia la pubblicazione dei ritratti realizzati durante la prima tappa del Progetto ritratti all’aperto. La prima, ad inaugurare l’avventura, è stata Cristina. Arrivata puntualissima, nonostante Trenitalia ci abbia messo del suo per farla tardare, è arrivata comunque per prima. Avevo appena finito di fare i primi scatti al posto e a testare la luce, che vedo spuntare questa lunga chioma rossa, pelle bianchissima, sorriso e sguardo un po’ timido ma vivace. L’aria è ancora fresca, nonostante il sole sia splendido, ma in un attimo si toglie la giacca e resta in canotta, sprezzante dell’aria.

Scambiamo due parole, iniziamo con le prime foto, sceglie di posare davanti ad un muro di cemento grezzo, perché “con i fiori mi fotografano sempre” mi dice. Mi piace che sia lei a scegliere, visto che lo scopo della giornata è proprio quello di riuscire a raccontare le persone che avrò davanti, (che per la maggior parte non conosco), nel modo che più li possa rappresentare.

A parte pochissime eccezioni, i partecipanti sono persone che ho conosciuto solo virtualmente e so pochissimo di loro, di alcuni proprio niente, perché si sono iscritti “sulla fiducia” e la sfida stava proprio in questo, riuscire ad entrare in contatto con loro nel brevissimo lasso di tempo a disposizione e provare a raccontarli in qualche immagine.

Il ritratto è la forma più intima nella fotografia, non tutti vogliono aprirsi e mostrare la propria vera natura, e anche per chi lo vorrebbe, non è così facile. In questo progetto ho dato loro alcune informazioni riguardo all’evento, ad ognuno ho detto cosa avrei voluto fare, e cioè rappresentarli in modo naturale, ma che stava a loro mostrarmi ciò che volevano, di loro stessi. Non avendo elementi per sapere chi avevo di fronte, mi sono messa ad osservarli: prima in gruppo e poi singolarmente. Non so se sono riuscita a rappresentarli realmente, solo loro sanno se in fondo, quelli in foto, sono davvero loro, o è l’immagine che hanno voluto mostrarmi, ma dalle reazioni (quando ho mostrato loro le foto finali), pare che i primi a cui le ho inviate, ne siano soddisfatti. E per me questa è già una bella vittoria.

Ad ognuno ho fatto poi alcune domande per raccontare un minimo di loro stessi, per sondare le reazioni riguardo all’evento, e soprattutto per sentire da ognuno di loro cosa pensino del ritratto come forma fotografica, ritengo sia molto interessante capire (anche da chi, magari, non è direttamente collegato al mondo fotografico) cosa voglia dire questo modo di raccontare e raccontarsi.

Lavoro: archeologa

Passioni: qualsiasi forma artistica: luce, colore, persone, musica

Un pensiero riguardo all’evento: ho pensato subito che fosse molto coraggioso come progetto, più per la fotografa che non per i soggetti ritratti, in realtà. Tante persone nuove in poco tempo…ha vinto la curiosità sul risultato, e anche l’approccio molto “social” e easy del tutto. Bellissimo team!

Il ritratto per te è: L’istante dell’anima. L’emozione più che una rappresentazione “topica” della persona. Non la esaurisce anche se perfetto e veritiero, ma ne coglie, ne ruba un frammento.

 Dì la tua: “Ma lei non stava più aspettando. Sorrise verso il cielo terso. Anche con un po’ di fatica, sapeva, sapeva alzarsi da sola.” (La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano)

Written by Monimix

aprile 22nd, 2014 at 1:34 pm

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