Donne di Crema: il ritratto di Laura

4.1
(10)

“Donne di Crema” prosegue celermente e sono felice dei passi avanti che stiamo facendo. Sempre più donne si presentano e si candidano al progetto e condividono lo spirito di squadra che lo anima. Un percorso affascinante e molto costruttivo per me, come persona, ma anche come fotografa.

Ogni storia mi insegna qualcosa e spero che anche a te che leggi, possa arrivare il significato del progetto e di ogni storia raccolta. Come la storia di Laura, una donna che nella vita ha affrontato tante sfide impegnative e alcuni drammi, ma che, oggi, è riuscita a conquistarsi il suo angolo di felicità.

L’incontro

Laura nasce in una bella famiglia cremasca, suo padre era un avvocato penalista e lei affascinata dal suo lavoro, ne approfittava per fargli sempre molte domande, soprattutto quando non riusciva a capire come potesse difendere certe persone. Un uomo di grande cultura e spessore, di grande sensibilità, doti che lo hanno portato anche a scrivere dei libri di poesie.

Il ritratto di Laura per il progetto Donne di Crema (C)Monica Monimix Antonelli
Il ritratto di Laura per il progetto Donne di Crema (C)Monica Monimix Antonelli

La madre, dopo aver lavorato , aveva scelto di rimanere a casa ad accudire i figli. Laura ha amato molto i suoi genitori, seppur con degli irrisolti come a volte accade, in particolare era molto legata al padre, che caratterialmente sentiva molto simile a sé. Il suo percorso di studi si svolge  prima al liceo classico, poi alle Scuole Magistrali, perché la sua idea inizialmente era quella di andare ad insegnare , anche se poi la sua vita è cambiata completamente, si formerà come Educatrice.

Fin da giovane si interessa alle categorie più fragili, per vicissitudini personali e familiari, e perché sente questa tematica molto vicina a lei e a ciò che vuole fare. Crescendo questo suo interesse la porta a lavorare come educatrice nell’ex Manicomio Villa Salus  a Cremona, ed è qui che si forma come professionista oltre che come persona.

La prima esperienza lavorativa e di vita

Un ambiente sicuramente difficile e sconosciuto, in cui Laura si ritrova giovanissima a fare i conti con tutto ciò che aveva solo letto e sentito: a quei tempi venivano ancora usati i camici di contenimento e tecniche invasive, e non c’era una grande sensibilità verso le Persone affette da patologie psichiatriche.

Inutile negare un impatto traumatico, Laura ricorda di essere tornata a casa dopo il primo giorno di lavoro e di aver detto alla madre che non sarebbe più tornata, in realtà ora ricorda quella come una delle esperienze più belle ed intense della sua vita, una palestra di umanità dove dai tanto ma ricevi molto di più.

Ciò che ricorda molto bene erano i tanti cancelli che venivano aperti e subito richiusi a chiave, al passaggio, creando una sensazione di chiusura immediata, o lo psichiatra che al suo arrivo le ha fatto fare un giro per conoscere l’ambiente. I pazienti liberi in giardino a fumare anche per ore, senza aver nulla da fare, che al suo passaggio le andavano incontro chiedendole soldi o sigarette facendola sentire attorniata da tante figure sconosciute, che a primo impatto le hanno fatto venire dubbi sul fatto di rimanere.

L’importanza dell’ascolto

Col  tempo ha capito che erano tutte persone bisognose di qualcuno che le ascoltasse, e da lì inizia il suo lavoro nel creare progetti, con i colleghi educatori  che li potessero coinvolgere in attività ludiche e piacevoli anche all’esterno della struttura. Il rovescio della medaglia è che il suo lavoro veniva annullato perché al rientro i pazienti venivano imbottiti di farmaci per farli rimanere calmi durante la notte e la mattina dopo arrivavano in stato catatonico.

Per Laura è stata dura, ma col tempo si è innamorata di quel lavoro e di quelle persone, soprattutto nel momento in cui le hanno assegnato il suo gruppo di lavoro fatto di cinque pazienti. Si è resa conto che era un numero gestibile e con cui avrebbe potuto lavorare bene, soprattutto dopo aver ascoltato le storie delle donne che le erano state assegnate.

Al termine di quel lavoro viene assunta all’Ospedale di Crema, come educatore professionale e inizia a lavorare con un gruppo di alcoolisti. Successivamente passa all’ambito della disabilità adulta in un centro socio educativo, e in ultimo arriva al Consultorio dove lavora tutt’ora, è inserita, tra gli altri, nel progetto delle donne contro la violenza, nella rete Contatto, si occupa di maltrattamenti sulle donne, che durante il periodo della pandemia ha visto un’impennata ulteriore di casi.

Il contatto con le persone

Ciò che ama del suo lavoro, che purtroppo non è ancora così riconosciuto come dovrebbe, è quello di lavorare sia sui progetti ma soprattutto a stretto contatto con l’utenza, lavorando direttamente sul campo.

“Fanno fatica a raccontarti tutto, ma quando lo fanno, si affidano a te.”

Laura

“Questo è un lavoro che si ama, non farei altro nella vita, lo dico da sempre, il  mio lavoro è fatto di colloqui, accoglienze, percorsi socio educativi con le persone che seguo e per me questo è molto importante. Sono davvero fortunata in questo senso.”

Laura

La vita personale

La sua vita procede con l’arrivo di tre figli: Stefano il primogenito, Arianna e Marta, avute dal successivo marito, che purtroppo perde la vita giovanissimo in un incidente sportivo. La loro vita si è trasformata improvvisamente ed è molto orgogliosa di come le sue due figlie siano riuscite a rielaborare quel lutto tremendo anche  attraverso l’arte: una tramite la fotografia e l’altra tramite il teatro. L’apporto e la vicinanza di Stefano è stata ed è una grandissima risorsa.

“Un lutto enorme, ma abbiamo aperto la nostra casa alla vita, al mondo, agli amici e ce l’abbiamo fatta”.

Laura

Ma la vita regala anche bellissimi doni, Laura sulla sua strada trova Michele, il compagno  che tutt’ora fa parte della sua vita, lo definisce una persona schiva, ma molto presente nella loro vita, con i fatti, con una vicinanza che supera le parole. E per questo lo ringrazia e lo ringrazierà  sempre.

La malattia dei genitori

In età più matura, si presenta la malattia della madre, inizia a mostrare i segni dell’Alzheimer e per gli ultimi cinque anni della sua vita, mentre la malattia procede, Laura si ritrova a perdere il riferimento filiale, cambiano i ruoli e si ritrova ad  assumere quello di “madre di sua madre”, imparando un altro modo di rapportarsi a queste persone colpite da un male “ bastardo”.

Contemporaneamente suo padre, che al contrario è rimasto molto lucido fino alla fine dei suoi giorni, perde l’uso delle gambe e si ritrova ad entrare in un’altra dimensione di vita, le sue gambe saranno una carrozzina, ma la sua mente resterà sempre vitale, ironica, quasi giocosa.

Laura affronta tutto questo come una palestra di vita, da cui riesce a riemergere con tanto impegno e lavoro su se stessa, e con l’appoggio totale delle persone che fanno parte della sua vita..

Il legame tra i suoi genitori era talmente forte che persino nella malattia si accompagnano. Nello stesso periodo in cui suo padre inizia a non star bene, sua madre inizia a manifestare i primi sintomi dell’Alzheimer e per Laura è una doppia batosta. I suoi genitori muoiono a distanza di un anno l’uno dall’altra.

“Ho avuto una vita molto bella sotto certi punti di vista, ma sicuramente molto piena”.

Laura

L’impegno nel volontariato

Nonostante il suo lavoro la impegni molto, Laura si dà un gran da fare anche nel volontariato. Nel 2016, per esempio, è impegnata a prestare il suo aiuto e la sua professionalità nelle zone del centro Italia, colpite dal tremendo terremoto che ha distrutto interi paesi, mentre ora sta prestando il suo tempo e il suo impegno presso l’HUB vaccinale di Crema, durante la campagna vaccinale contro il Covid.

Non si è mai fermata, anzi durante la pandemia il suo lavoro è stato in prima linea per tutto il tempo, prendendosi cura dei problemi sociali, psicologici, economici che la pandemia ha evidenziato e tutt’ora sta evidenziando.

Assiste molti giovani che hanno perso il lavoro, quelli che hanno scatenato la depressione, tante donne vittime di violenza e giovani donne vittime di violenza assistita che a loro volta hanno scelto ragazzi sbagliati che le hanno rese vittime una seconda volta.

Staccare dal lavoro

Nell’arco degli anni ha fatto tanta formazione e ciò le ha permesso di imparare a staccare e a non portarsi addosso il peso del suo lavoro. E’ la parte più difficile del suo lavoro e, nonostante i tanti anni di esperienza, le capita ancora di incappare in alcuni casi che le entrano dentro al punto da segnarla. Ciò però non la spaventa, ma lo ritiene un segnale importante che le fa capire di non aver perso la sua umanità e la sua sensibilità. Ha molto istinto materno e probabilmente è questo suo lato a farle sentire più vicini alcuni casi, perché riuscendo a far parlare le persone che ha davanti, il rovescio della medaglia è che si assume il peso delle loro problematiche.

Ciò che la aiuta a staccare quando torna a casa è il fatto di avere molti interessi: la bicicletta in primis con cui ama condividere delle escursioni col suo compagno, entrando in contatto con la natura, isolandosi dal caos e assaporando il silenzio e la tranquillità. Ama dedicarsi anche al pilates e avendo tre figli, non ha certo modo di annoiarsi nel suo tempo libero.

L’ascolto come punto fermo

L’ascolto è un punto fermo nella vita di Laura, sia per lavoro dove ha imparato ad ascoltare le persone che ha seguito in tutti questi anni, ma anche nella vita personale, a partire dai suoi genitori, per poi arrivare ai suoi figli.

Insieme si riconoscono di esserci sempre stati, di aver provato ad ascoltarsi , e anche a confrontarsi, magari su punti di vista non sempre convergenti. Ma il ruolo di figli e genitori è anche questo.

“Sono molto fiera e ammiro molto i miei tre ragazzi, nelle loro diversità ed unicità, ma la cosa che più mi rende felice è vederli e saperli uniti e coesi, in qualche modo si può credere che non saranno mai soli.”

Laura

Riguardo a Crema

Nata e cresciuta a Crema, fino a qualche anno non sentiva di esser molto legata alle sue radici, ma è un amore che è nato negli anni quello per Crema. Oggi ama poterla girare e ammirare, soprattutto al mattino presto quando esce per andare al lavoro.

Apprezza molto tutti i progetti legati all’ambito della cultura che soprattutto negli ultimi anni sono stati fatti. Non cambierebbe mai città, oggi, perché si sente bene qui e pensa che sia una città che possa dare ancora molto e che la stimola tanto.

Ha viaggiato tanto nella sua vita, seguendo il suo compagno, che di mestiere faceva il pilota e ha visitato molti luoghi e c’è stato un tempo in cui si sarebbe trasferita a Roma, o anche in altri luoghi. Nel momento in cui si sono ammalati i suoi genitori ha capito che doveva rimanere a Crema ed è stato lì che ha iniziato a viverla molto di più e ad apprezzarla realmente. Qui si sente a suo agio, sa che uscendo di casa si sente accolta, sente di potersi fermare e trovare sempre qualcuno pronto ad aiutarla o con cui poter parlare.

Inoltre ama molto il fatto di poter andare in bicicletta al lavoro e vivere nel Parco del Serio, a stretto contatto con la natura.

Uno scorcio della zona del Fiume Serio a Crema (Cr) il luogo scelto da Laura per il suo ritratto per il progetto "Donne di Crema" (C)Monica Monimix Antonelli
Uno scorcio della zona del Fiume Serio a Crema (Cr) il luogo scelto da Laura per il suo ritratto per il progetto “Donne di Crema” (C)Monica Monimix Antonelli

Laura e la fotografia

Ama tutto ciò che riguarda la fotografia, soprattutto ama la fotografia in bianco e nero, anche se ammette di non capire molto della parte tecnica e compositiva. Ama vedere i fotografi all’opera e il dietro le quinte, grazie anche a sua figlia. Per quanto riguarda lei stessa, ammette che si limita a catturare i momenti che vive col cellulare per salvare i suoi ricordi.

Non le piace esser fotografata, preferisce esser colta all’improvviso perché non ama mettersi in posa.

Sul risultato fotografico mi confida che non se ne fa un problema:

“Come vengo, vengo. Ho imparato a piacermi per quello che sono. Mi voglio bene e mi stimo. Ho dei difetti ma ben vengano che si vedano. La mia vita è stata ed è intensa, e mi piace, i segni che contraddistinguono ognuno di noi, ne sono una testimonianza.”

Laura

Per partecipare al progetto “Donne di Crema”

Se sei di Crema (sei nata qui, ci hai vissuto per molti anni, e/o ci vivi tuttora) e ti va di raccontarmi qualcosa di te e un tuo pensiero su Crema, scrivimi un’email moni@monimix.com con una tua foto allegata.

Ti contatterò per inviarti tutti i dettagli.

Se il progetto “Donne di Crema” ti interessa, ne parlo più diffusamente in questo articolo

Ti riassumo qui le informazioni più immediate per capire di cosa si tratta.

Il progetto “Donne di Crema”

“Donne di Crema” vuole essere un progetto fotografico che mostri le donne di una piccola cittadina, ma che ha al suo interno tanti ottimi elementi, a livello lavorativo e personale.

Perché voglio raccontare le Donne di Crema mostrando il loro contributo nella società e la loro ricchezza a livello umano.

Saranno ritratti all’aperto, al naturale, così come la persona si presenta. Ogni donna che partecipa può scegliere il luogo in cui ambientare il suo ritratto. Unica regola deve essere di Crema (esserci nata, averci vissuto per molti anni, e/o viverci tutt’ora).

Far scegliere alla persona ritratta il luogo in cui scattare il suo ritratto è un modo per farla sentire ancora di più a suo agio.

Chiederò a ciascuna donna di raccontarmi la propria storia e se ha un pensiero legato a Crema. In questo modo potrò sia raccontare qualcosa delle partecipanti, sia ricostruire tramite loro, ciò che Crema rappresenta.

La sessione di ritratto dura un’ora, durante la quale ci conosceremo facendo quattro chiacchiere e poi realizzeremo il suo ritratto.

In questo caso, non è richiesto nessun contributo. Il ritratto è gratuito. In cambio chiedo l’autorizzazione a pubblicare il ritratto per il progetto, e per chi lo desidera, l’iscrizione alla lista di contatti a cui inviare la newsletter.

Se sei di Crema (ci sei nata, ci hai vissuto, e/o ci vivi tutt’ora) e se hai voglia di farti ritrarre, scrivimi: moni@monimix.com specificando “Donne di Crema”.


Se vuoi partecipare al progetto “Donne di Crema”, ma ti senti un po’ a disagio davanti alla fotocamera, ho scritto una breve guida per aiutarti a vivere più serenamente il momento degli scatti.

Per vedere i ritratti delle Donne di Crema che hanno già partecipato, puoi visitare questa pagina.

Scopri 10 consigli pratici per essere a tuo agio davanti alla fotocamera e venire bene in foto.

Con questa guida imparerai a rilassarti davanti alla macchina fotografica, a prepararti per un servizio fotografico e l’importanza del dialogo col fotografo.


Prima di andare, ti chiedo un’ultima cortesia. Se l’articolo ti è piaciuto, lasciami un tuo like o un commento, oppure condividilo, mi farebbe molto piacere! Grazie!

How useful was this post?

Click on a star to rate it!

Average rating 4.1 / 5. Vote count: 10

No votes so far! Be the first to rate this post.

Please follow and like us:

La tua opinione è importante