Il cambiamento

Oggi voglio parlarti del cambiamento. Una parola che, se ti senti stretta nella morsa dello stress (della vita frenetica o al contrario della vita “sospesa” di questo periodo incerto e drammatico che stiamo vivendo), suona come un’àncora di salvezza, la luce in fondo al tunnel, ma allo stesso tempo porta con sé molta paura per l’incognita della nuova strada da intraprendere e il pensiero della fatica che un cambiamento comporta.

Ogni cambiamento porta sempre con sé una rivoluzione: dentro di noi, prima di tutto, e attorno a noi. L’essere umano teme il cambiamento. Lo vede come una cosa negativa perché è abitudinario e nella sua routine sta bene perché trova una sorta di equilibrio.

Change
Photo by Ross Findon on Unsplash
Photo by Ross Findon on Unsplash

In questa routine, che tanto diciamo di odiare, siamo tranquilli perché non c’è l’imprevisto che scombina le carte, a meno che capiti qualcosa di grave che ci scombussola come la situazione attuale che ci coglie impreparati.

Perché se non siamo preparati ai più piccoli cambiamenti, figuriamoci a quelli gravi.

Il cambiamento è la folata di vento che ci scompiglia i capelli in autunno. E’ quell’aria gelida, sul viso, che ci elettrizza in una giornata invernale. Se lo accogliamo ci scalderà come il sole estivo, ci darà un nuovo entusiasmo e ci farà risvegliare come la natura in primavera.

Accetta il cambiamento, cercalo e vivilo appieno.

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Come reagiscono le persone se viene detto loro che sono belle?

Una semplice domanda “Come reagiscono le persone se viene detto loro che sono belle?” sta alla base del progetto della giovane fotografa Shea Glover.

People react to being called beautiful – Shea Glover

Premessa

Nei miei articoli ho affrontato più volte la questione della bellezza vera, autentica, naturale. Per me è molto importante portare avanti questa “campagna” di sensibilizzazione su questi temi.

Credo sia necessario mostrare una bellezza pulita, reale, in controtendenza alla finzione e all’eccesso che troppo spesso vediamo sui social network. Questa rincorsa ad un’ipotetica perfezione, che non esiste, non fa altro che generare inutili sensi di inadeguatezza nelle giovani, ma non solo.

Il concetto del piacersi è sempre stato un argomento molto delicato. Da molti è visto in modo superficiale perché considerano l’aspetto esteriore secondario, senza pensare ai risvolti psicologici che comporta l’accettazione di sé.

E’ un terreno molto impervio quello dell’accettazione di sé. Con l’età e l’esperienza spesso la situazione migliora, ma se l’insicurezza in sé è dettata da cicatrici che hanno radici profonde, legate ai tempi dell’adolescenza, è difficile superare completamente le proprie insicurezze da soli.

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