Donne di Crema: il ritratto di Stefania

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Donne di Crema ha ripreso per un breve periodo, la sua formula tradizionale, potendo tornare ad incontrare dal vivo le partecipanti. Per quanto utile la possibilità di incontrarsi online per ascoltare le loro storie, poterlo fare di persona, ha tutto un altro sapore.

L’incontro

Stefania, è la partecipante n.50, un traguardo importante perché segna esattamente la metà del percorso. Un giro di boa notevole. Tra lockdown e limitazioni varie, dopo un anno e una settimana esatta (il ritratto di Stefania è dell’11 febbraio 2021) dall’inizio del progetto tocco quota cinquanta.

Una bella soddisfazione!

La giornata che abbiamo scelto per incontrarci, è meravigliosa. Finalmente splende il sole e il cielo è di un blu intenso. Non potevamo chiedere di meglio.

Il ritratto di Stefania per il progetto Donne di Crema (C)Monica Monimix Antonelli
Il ritratto di Stefania per il progetto Donne di Crema (C)Monica Monimix Antonelli

La storia di Stefania

Ci incontriamo ad un tavolino di un bar in pausa pranzo. Subito l’entusiasmo di Stefania mi conquista e mi travolge. Inizia subito a raccontarmi di sé ed è un fiume in piena.

Adoro stare ad ascoltarla, perché riesce a trasmettermi subito la sua forte passione per ciò che fa nella vita: l’insegnante di storia dell’arte alle Scuole Medie.

Il percorso che l’ha portata ad insegnare arte non è così scontato come si potrebbe pensare: si è infatti diplomata al Liceo Scientifico, anziché all’Artistico. E’ proprio alle Superiori che scopre la passione per l’arte, grazie alla sua insegnante che riesce a trasmetterle tutto il suo amore per la materia.

Stefania è un’allieva molto studiosa e riesce bene anche nelle materie scientifiche, tanto che, finito il Liceo, sceglie la facoltà di Matematica, pensando fosse quella la sua strada.

La forte passione per l’arte

Passano solo poche settimane: si rende  conto fin da subito che quella non è la sua strada e che la sua passione per l’arte è ben più forte rispetto alla matematica. In quella facoltà non si sente perfettamente a suo agio, né con l’ambiente intorno né con i suoi compagni di corso. Sente di non essere nel posto giusto.

E’ in quel momento che decide, grazie anche al sostegno dei suoi genitori che la spronano a seguire la sua strada, di cambiare facoltà, passando a Beni Culturali.

Inizia per lei una nuova vita. Sente di aver trovato il suo posto ed è ben felice della sua scelta. 

Ricorda ancora il primo esame sostenuto, che per poco ha rischiato di non poter dare per via di un guasto al treno su cui viaggiava e del relativo ritardo accumulato.

Dall’esame successivo suo padre, che nel frattempo è andato in pensione, decide di accompagnarla in auto per poter esser più tranquilli. Da lì diventa per loro un rito scaramantico: ad ogni esame suo padre la accompagna e la aspetta a Milano al termine della prova, diventando per loro anche un momento di condivisione.

Il legame con la famiglia

Spesso, durante la magistrale in Storia e Critica dell’Arte, il padre la accompagna a visitare mostre d’arte e lei ne approfitta per raccontargli tutto ciò che sa dei quadri che hanno l’opportunità di osservare dal vivo, testando su di lui la sua preparazione e la sua capacità di insegnare agli altri.

Un legame molto forte con tutta la famiglia, quello di Stefania. Anche con la madre e col fratello. Sono una famiglia molto unita, in cui, anche solo dal racconto, si percepisce il grande amore che li lega.

Grazie ai suoi genitori, fin da piccola, ha la possibilità di viaggiare e visitare le capitali europee. Nasce da lì, da quei viaggi, la sua passione per l’arte e la cultura.

Una bambina molto timida

Mi racconta che da bambina era molto timida, ma alle medie ha un cambiamento notevole. Sboccia letteralmente, si sente a suo agio con il gruppo di amici e diventa un fiume di parole e di travolgente entusiasmo. Si ritiene fortunata per non aver mai subito episodi di bullismo, nella sua vita.

Sentendo le storie di altre persone, e vedendo la realtà attuale della scuola, quotidianamente, si rende conto che la sua sia stata una grande fortuna, mista forse ad un carattere che le ha permesso di farsi scivolare addosso le iniziali prese in giro adolescenziali, che, nel suo caso non sono mai arrivate a sfociare in cattiverie e non hanno mai travalicato il limite della violenza psicologica.

Un momento difficile durante la Magistrale

La sua vita non è stata tutta rosa e fiori. Ha attraversato un periodo molto difficile durante i due anni di Magistrale. Periodi di ansia, in cui non riusciva a dormire, in cui studiava in continuazione non sentendosi mai preparata abbastanza.

Per lei è stato un incubo di cui tutt’ora non sa darsi una spiegazione logica. Era sempre stata una brava studentessa, organizzata e preparata. I primi tre anni di Università li affronta al meglio, ma in quei due ultimi anni, inizia a sentire una fortissima pressione su di sé, perché iniziava a vedere la fine del percorso di studi tanto agognato.  

Dorme pochissimo e continua ad avere sogni agitati, tanto che il suo cervello durante quelle poche ore di sonno la inganna facendole ricordare informazioni sbagliate. Il desiderio di concludere quel percorso che le ha dato comunque tante soddisfazioni è più forte dell’ansia e, quindi, grazie alla forza d’animo e la volontà di proseguire, si impegna più che mai.

Il caso durante un viaggio a Firenze

Poco prima dell’ultimo esame i suoi genitori decidono di accompagnarla a visitare gli Uffizi di Firenze, unendo l’utilità del ripasso direttamente sul campo ad una vacanza che potesse aiutarla a rilassarsi. Sono proprio i suoi genitori, grazie a quel viaggio, a portarle, inconsapevolmente, la risposta all’ultimo esame prima della tesi.

Gli Uffizi, sono un luogo che Stefania ha già visitato più volte, ma è proprio in quell’ultima visita, che si sofferma in particolare su un disegno del pittore Giovanni Bellini. Un disegno molto piccolo e che poco desta l’attenzione dei visitatori. E’ un caso del destino, perché nell’ultimo esame che le manca prima della tesi finale, il docente le chiede proprio di quel disegno!

L’argomento della tesi

Stefania crede molto ai segni che la vita le invia. Mi racconta di un altro episodio per lei significativo. Al momento in cui vengono assegnati gli argomenti delle tesi, lei e un’altra studentessa , sono in carica per realizzare la tesi su un Palazzo storico di Crema.

Stefania vuole aggiudicarselo a tutti i costi, perché essendo il palazzo a Crema, sente che se ne deve occupare perché ama moltissimo la sua cittadina. Inizia a prendere accordi con la signora che vive in quel Palazzo e a raccogliere del materiale, arrivando per prima al docente e aggiudicandosi così la possibilità di occuparsene lei.

Il palazzo in questione è il Palazzo Zurla De Poli, appartenente alla famiglia di Matilde (un’altra partecipante al progetto “Donne di Crema”).

In quegli anni è abitato da una parente di Matilde, la signora Paola. Stefania riesce a conquistare la sua fiducia, con tanto impegno e mostrandosi realmente interessata a studiare il Palazzo e a rendergli omaggio con la sua tesi. Un lavoro che la occupa per un anno intero e che le fa produrre una tesi da trecento pagine.

E’ proprio grazie a questo suo lavoro, che anni dopo, viene contattata da Matilde, nel frattempo subentrata insieme alla sua famiglia, nella gestione del Palazzo, per poter creare una collaborazione tra loro per la valorizzazione del Palazzo e dell’arte a Crema.

La dolcezza e l’entusiasmo di Stefania

E’ adorabile, Stefania. E’ piena di energia ed entusiasmo ma appena tocca argomenti che riguardano la sua famiglia, mostra tutta la sua dolcezza, emozionandosi a parlare dei suoi affetti.

Così come quando parla del suo lavoro di insegnante, le vedo illuminarsi lo sguardo. Ama il suo lavoro e adora poter insegnare arte ai suoi studenti. Ammette che il periodo delle medie non sia una fase semplice per i ragazzi, perché sono anni di forti cambiamenti. Li accoglie in prima poco più che bambini, per poi vederli cambiare notevolmente durante il secondo  e il terzo anno.

Ciò che ama di più dell’insegnamento è la possibilità di continuare a studiare nuovi metodi per catturare la loro attenzione per poterli far appassionare alle meraviglie dell’arte, così come ne è rimasta lei stessa folgorata durante il Liceo.

Il rovescio della medaglia, è il fatto di essere ancora precaria e ad ogni settembre la tensione del non sapere se sarà riconfermata per l’anno scolastico, la turba parecchio. Anche perché quando le chiedo quale sia il suo sogno, mi confessa che è proprio quello di poter insegnare e di aver una sua stabilità.

E’ emozionante vedere una persona così convinta, entusiasta e felice di poter condividere il suo sapere con gli altri, e soprattutto vedere il suo impegno costante nel continuare a studiare e documentarsi.

Riguardo a Crema

Crema per Stefania è tutto. Dal punto di vista affettivo, perché qui è nata e cresciuta, ha coltivato i suoi affetti ed è il luogo dove ha deciso di continuare a vivere con il suo moroso; ma è molto importante anche dal punto di vista culturale. La storia dell’arte nei monumenti e nei dipinti,  l’architettura dei palazzi storici, gli affreschi nelle chiese. La piazza Duomo per lei è un vero e proprio gioiello.

Così come la Basilica di Santa Maria della Croce, dove ha scelto di ambientare il suo ritratto. La vede spesso passando per la strada che la costeggia  e se ne innamora ogni volta! Ciò che le dispiace è che non sia ben valorizzata a livello urbanistico, ma la sua vista è da togliere il fiato.

Di Crema ama anche il fatto di potersi spostare liberamente in bici a differenza del periodo milanese da pendolare. Di quel periodo ricorda di non aver mai sentito la voglia di fermarsi a Milano ma ha sempre preferito far ritorno a casa, a Crema, nonostante le difficoltà della vita da pendolare. Ritornare a Crema, era tornare nel suo mondo, in cui si è sempre sentita nel posto giusto.

La Basilica di Santa Maria della Croce, nel quartiere di S.Maria della Croce, a Crema (Cr), il luogo scelto da Stefania per il suo ritratto per il progetto “Donne di Crema” (C)Monica Monimix Antonelli
La Basilica di Santa Maria della Croce, nel quartiere di S.Maria della Croce, a Crema (Cr), il luogo scelto da Stefania per il suo ritratto per il progetto “Donne di Crema” (C)Monica Monimix Antonelli

Stefania e la fotografia

Stefania ama la fotografia e l’ha sempre considerata un’arte. Da studiosa e storica dell’arte ha avuto modo nel suo percorso di studi di approfondire l’argomento e di visitare mostre fotografiche come quella di Doisneau, Erwitt e tanti altri.

Ciò che l’ha sempre affascinata della fotografia è la sua capacità di fermare momenti speciali e di renderli indimenticabili. Mi racconta che suo padre ha sempre realizzato moltissime fotografie a lei e suo fratello e oggi è ben felice di custodire quei ricordi preziosi, che al contrario sarebbero andati in parte perduti nella sua memoria di bambina.

Il suo rapporto con la fotografia è basato su due aspetti molto netti. Da un lato ama molto fotografare e vorrebbe collezionare fotografie dove lei è presente, ma allo stesso tempo non si sente mai del tutto a suo agio davanti all’obbiettivo e ritiene di non essere molto fotogenica. Cerca comunque di vincere questo disagio perché il desiderio di conservare i ricordi prevale sull’imbarazzo.

Per partecipare al progetto “Donne di Crema”

Se sei di Crema (sei nata qui, ci hai vissuto per molti anni, e/o ci vivi tuttora) e ti va di raccontarmi qualcosa di te e un tuo pensiero su Crema, scrivimi un’email moni@monimix.com con una tua foto allegata.

Ti contatterò per inviarti tutti i dettagli.

Se il progetto “Donne di Crema” ti interessa, ne parlo più diffusamente in questo articolo

Ti riassumo qui le informazioni più immediate per capire di cosa si tratta.

Il progetto “Donne di Crema”

“Donne di Crema” vuole essere un progetto fotografico che mostri le donne di una piccola cittadina, ma che ha al suo interno tanti ottimi elementi, a livello lavorativo e personale.

Perché voglio raccontare le Donne di Crema mostrando il loro contributo nella società e la loro ricchezza a livello umano.

Saranno ritratti all’aperto, al naturale, così come la persona si presenta. Ogni donna che partecipa può scegliere il luogo in cui ambientare il suo ritratto. Unica regola deve essere di Crema (esserci nata, averci vissuto per molti anni, e/o viverci tutt’ora).

Far scegliere alla persona ritratta il luogo in cui scattare il suo ritratto è un modo per farla sentire ancora di più a suo agio.

Chiederò a ciascuna donna di raccontarmi la propria storia e se ha un pensiero legato a Crema. In questo modo potrò sia raccontare qualcosa delle partecipanti, sia ricostruire tramite loro, ciò che Crema rappresenta.

La sessione di ritratto dura un’ora, durante la quale ci conosceremo facendo quattro chiacchiere e poi realizzeremo il suo ritratto.

In questo caso, non è richiesto nessun contributo. Il ritratto è gratuito. In cambio chiedo l’autorizzazione a pubblicare il ritratto per il progetto, e per chi lo desidera, l’iscrizione alla lista di contatti a cui inviare la newsletter.

Se sei di Crema (ci sei nata, ci hai vissuto, e/o ci vivi tutt’ora) e se hai voglia di farti ritrarre, scrivimi: moni@monimix.com specificando “Donne di Crema”.


Se vuoi partecipare al progetto “Donne di Crema”, ma ti senti un po’ a disagio davanti alla fotocamera, ho scritto una breve guida per aiutarti a vivere più serenamente il momento degli scatti.

Per vedere i ritratti delle Donne di Crema che hanno già partecipato, puoi visitare questa pagina.

Scopri 10 consigli pratici per essere a tuo agio davanti alla fotocamera e venire bene in foto.

Con questa guida imparerai a rilassarti davanti alla macchina fotografica, a prepararti per un servizio fotografico e l’importanza del dialogo col fotografo.


Prima di andare, ti chiedo un’ultima cortesia. Se l’articolo ti è piaciuto, lasciami un tuo like o un commento, oppure condividilo, mi farebbe molto piacere! Grazie!

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