Donne di Crema: il ritratto di Sara

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Un nuovo capitolo di “Donne di Crema”, che con la storia di Sara arriva a quota 38. Una donna con un sogno ben chiaro, fin da bambina: essere madre e incontrare l’Amore vero, quello con la A maiuscola.

L’incontro

La mattina scelta per realizzare il ritratto di Sara, una pioggia incessante ci accompagna, ma Sara non si lascia scoraggiare e vuole incontrarmi comunque. Un carattere tosto il suo, lo capisco già da questa scelta.

Il ritratto di Sara per il progetto "Donne di Crema" (C)Monica Monimix Antonelli
Il ritratto di Sara per il progetto “Donne di Crema” (C)Monica Monimix Antonelli

Il giorno del ritratto di Sara

Sara mi attende al tavolino di un bar e non appena la raggiungo iniziamo subito a chiacchierare scoprendo che entrambe abbiamo frequentato il Liceo Artistico a distanza di pochi anni. In un attimo è subito revival di nomi di alunni e professori.

Dopo averle raccontato del progetto la lascio raccontarsi a ruota libera e subito mi premette che di natura è un fiume in piena. Amo chi non ha paura di raccontarsi ed aprirsi, e lei non si tira indietro per niente.

Inizia raccontandomi dei suoi bambini: Rebecca e Luigi e della prossima in arrivo. Sara è una donna molto attenta a ciò che le sta attorno, coglie il significato delle cose e lo si evince anche per le scelte dei nomi dei suoi figli.

Per la primogenita, ha scelto il nome di Rebecca che significa: rete che avvince con la sua bellezza. La scelta del nome arriva nel momento in cui, durante una visita dalla ginecologa, questa le dice che la sua placenta si è bucata e assomiglia ad una rete.

Il nome del secondogenito, Luigi, significa invece combattente, guerriero, e anche in questo caso il nome deriva da un’affermazione di una dottoressa. Sara al terzo mese di gravidanza affronta dei disturbi che possono rischiare di mettere a rischio la gravidanza, ma il bambino sopravvive e la dottoressa lo definisce proprio un guerriero, da lì la scelta del nome.

Le sofferenze

Sara è una donna che ha sofferto molto nella sua vita. A diciotto anni si innamora di un ragazzo e dopo alcuni anni decidono di sposarsi. Tornati dal viaggio di nozze lei scopre che lui ha un’altra relazione che dura da anni, con una persona che lei conosce.

Un forte trauma per Sara, che però decide di lottare per il suo amore e per il suo matrimonio. Resta col marito e cerca di superare la crisi. A distanza di tempo, si rende conto che quella relazione non si è mai interrotta. Dà un’ulteriore possibilità al marito di porre fine alla storia extraconiugale, fin al punto in cui si rende conto che così non può continuare. Per il suo stesso bene deve prendere coscienza della situazione, pensare a se stessa e non solo a lui, e decide di terminare il suo matrimonio.

Una scelta durissima per lei. Lei, cresciuta credendo nel grande Amore con la A maiuscola, è distrutta da quella situazione. Ha creduto fortemente in quell’amore e nella loro storia. Col senno di poi, mi confessa che forse ha creduto più nell’idea di un amore che nella reale persona che era al suo fianco. Prendere quella decisione le è costato tantissimo.

Un trauma da superare

Da sola fatica a superare il trauma. Si affida ad una psicologa per poter affrontare quella sorta di lutto. Il suo amore è finito e deve ricostruirsi. Si sente persa, sfiduciata, vorrebbe sparire, prendere il classico aereo che la porti dall’altra parte del mondo.

Invece rimane e affronta la sua situazione. La prima persona a cui confida ciò che sta passando è una delle sue sorelle, la maggiore, che subito si precipita da lei per esserle di conforto.

Ciò che la psicologa le consiglia è che quando si vive un grosso dolore è molto importante parlarne per iniziare a prenderne consapevolezza e iniziare ad alleggerire il proprio bagaglio di dolore. Le fa l’esempio di una spiaggia di sassi.

Ogni problema è un sasso e ogni persona di cui abbiamo fiducia, può aiutarci ad alleggerire il nostro carico. A ciascuno possiamo dire qualcosa di ciò che stiamo affrontando, senza pesare su di esso, ma solo affidando a lui un pezzettino del nostro problema. Pian piano parlarne e togliendo piccoli pezzi del problema ci aiuterà a superarlo.

Mi confessa che a distanza di anni non riesce a ricordare nemmeno l’anno in cui si è sposata col suo primo marito. Ricorda il giorno, ma non l’anno, perché la sua mente, per autoprotezione ha cancellato quel momento, così come ha dei ricordi sbiaditi e sfocati del suo viso mentre arriva all’altare.

Per lei, a quel punto, sembra tutto finito. Non ha più fiducia negli uomini, si sente svuotata da ciò che ha vissuto. Ma come era solita ripeterle la sua tanto amata nonna materna: “Quando si chiude una porta, si apre un portone” e Sara sottolinea che per lei “Si è chiuso un portone e si è spalancato un castello”.

Un aiuto per le altre donne

Ci tiene molto a raccontare la sua storia perché vuole essere una testimonianza diretta per le altre donne che la leggeranno e che magari stanno vivendo una situazione di difficoltà simile alla sua. Vuole far capire loro che se una situazione che stanno vivendo non le rende felice, hanno il diritto di scegliere di cambiare la loro vita.

“Se anche una cellula del tuo corpo chiede un cambio di rotta, forse bisogna ascoltare ed avere il coraggio di fare il salto nel buio”

Sara

Il cambiamento spaventa, soprattutto perché spesso è un salto nel buio e questo molto spesso fa sì che si rimanga bloccate sulle proprie posizioni. Per lei, per quanto sia stato difficile scegliere, sa che è stata una scelta agevolata dal fatto di non avere ancora figli, ben diverso sarebbe stato lo scenario se ci fossero stati bambini a cui pensare.

L’incontro inaspettato con l’Amore

Il suo “castello“ si apre una sera, inaspettatamente. Durante una serata con amiche in pizzeria, incontra un ragazzo che conosce già da anni ma che aveva sempre visto per motivi lavorativi. Sara a quei tempi lavorava in uno studio di un commercialista e lui era un cliente dello studio.

Ricorda ancora i ritardi di lui nel consegnare ogni volta i documenti e questo la faceva ammattire. Me lo descrive come un uomo con i piedi ben piantati a terra, concreto, che le ispirava sicurezza ancora prima di frequentarlo.

Quella sera, vedendolo in pizzeria, inizia a parlare con lui come con un vecchio amico e si ritrovano sino alle 3 del mattino in auto a parlare di tutto.

Scopre che anche lui è reduce dalla fine brusca di una relazione. La cosa che l’ha colpita è quel senso di naturalezza provata nel parlare di loro stessi a cuore aperto. E’ un vero e proprio colpo di fulmine che li porta due settimane dopo alla convivenza.

Un amore come quelli di cui si racconta nei film. Il vedersi, il piacersi e il trovarsi immediatamente. Quest’uomo che poi a distanza di qualche anno è diventato il suo secondo marito, le ridà fiducia negli uomini e la fa innamorare perdutamente. Si emoziona moltissimo a parlarne, si vede quanto sia forte il loro sentimento.

Le cose accadono nel momento in cui devono accadere

Lui ogni tanto le dice che ha il rammarico di non averla conosciuta molti anni prima. Sara, crede molto nel caso, e che le cose accadano per un motivo e nel momento in cui debbano accadere e così è stato per il loro incontro e per il loro amore.

E’ conscia del fatto che se si fossero incontrati prima delle loro brutte esperienze amorose precedenti, il loro amore magari non sarebbe stato vissuto con la stessa voglia e la stessa intensità.

L’esempio della nonna

Parlando di amore, mi racconta di sua nonna materna con la quale ha avuto un fortissimo legame e di cui sente terribilmente la mancanza, essendo mancata alcuni anni fa. Una donna che ha vissuto la guerra e veri drammi, ma che ha fatto della sua vita una bellissima storia d’amore. L’incontro col futuro marito, prigioniero di guerra a cui era stata tolta la libertà oltre che la dignità, trattato quasi alla stregua di un animale.

Un amore vero, profondo, fatto di piccoli gesti quotidiani, il saluto sulla porta di casa prima di andare al lavoro e lo sguardo amorevole al ritorno, la sera. La nonna di Sara, ha perso la madre da ragazzina, il padre, risposatosi, non è stato molto affettuoso nei suoi confronti e così diventando a sua volta madre, anche lei non era in grado di essere molto affettuosa nei confronti dei figli. E’ con l’arrivo dei nipoti che riscopre i gesti d’amore, gli abbracci e i baci per loro.

Sara ammette che anche lei non è una persona che si lascia andare a grandi gesti quali abbracci e baci in pubblico, nei confronti del marito, nonostante siano legatissimi e uniti da un profondo amore reciproco. Lo stesso comportamento lo ha vissuto con sua madre, anche lei poco incline ai gesti calorosi con le figlie, ma che ora riversa sui nipoti.

Dei racconti di sua nonna ricorda tutto, perché si è fatta raccontare più volte ogni aneddoto, quasi al punto da impararli a memoria e farli suoi. E’ cresciuta vedendo il loro esempio e il loro amore vero. Dall’altro lato, ha visto anche un amore molto differente, quello tra i nonni paterni. Un rapporto di rispetto, affetto, durato nel tempo, anche senza quella scintilla vista nella storia degli altri nonni.

Il sogno di Sara

Sara cresce quindi con un ideale di amore ben chiaro in mente. Vuole cercare per sé quell’amore vero che ha conosciuto grazie ai suoi nonni materni. Fin da piccola, ha il sogno di diventare madre. Mentre tutte le sue coetanee sognano di diventare ballerine o maestre, lei ha un sogno ben delineato: vuole essere una madre.

Cresciuta con due sorelle, e in una famiglia numerosa tra zii e cugini, per lei le feste a casa della nonna, con tutte le famiglie riunite, erano sempre un momento di gioia immensa. Ecco perché ha voluto anche per lei una famiglia numerosa. Voleva tre figli e a breve il suo sogno si avvererà. Per non farsi mancare nulla ha adottato anche una cagnolina e forse ne prenderanno anche una seconda.

L’incontro col marito per lei è stato l’incontro con l’Amore con la A maiuscola. Un amore profondo, fatto di rispetto, collaborazione, la serenità a lungo cercata. È il coronamento del suo sogno.

Le gravidanze

Mi confessa che per lei é sempre stato facile rimanere incinta, ma le gravidanze per lei non sono state semplici. Questo però non l’ha fatta desistere dal perseguire il suo sogno di una famiglia numerosa. Mi racconta che durante la prima gravidanza le hanno scoperto il diabete e aveva spesso dei picchi molto alti di pressione. Ciò non l’ha mai fermata, anche se spesso doveva sottoporsi a controlli e visite.

Durante la seconda gravidanza ha dovuto fare l’ultimo mese in ospedale sotto osservazione e a fine estate, durante l’attuale gravidanza in corso, dopo essersi sentita male in vacanza, le hanno scoperto una colecisti che le procura coliche dolorosissime, motivo per cui ha iniziato a perdere molto peso e l’ha costretta a seguire una dieta vegana, cambiando radicalmente il suo rapporto col cibo.

Nonostante queste difficoltà e dolori provati la sua volontà di avere una bella famiglia numerosa non si è mai arrestato, anzi, ha una volontà di ferro nel perseguire il suo sogno.

Come le ha detto un giorno sua madre:

“Sei sempre andata controcorrente, in un mondo in un cui la donna si deve sentire realizzata quando lo è nel campo professionale, tu ti senti realizzata nel “solo” essere mamma”.

La forza delle donne

Parlare con donne come Sara fa bene al cuore, ti mostrano quanto possa sopportare una donna, e quanto si possa essere tenaci nel perseguire il proprio sogno. Il sogno di un Amore vero, puro, sincero, che si trasformi in famiglia.

All’inizio della nostra chiacchierata, Sara, pensava di non aver una grande storia da raccontare, rispetto alle altre partecipanti al progetto prima di lei, perché riteneva la sua storia, una storia comune.

Io credo che ogni storia sia incredibile e interessante. Quella di Sara mostra un aspetto, quello dell’Amore, di cui si parla a volte un po’ poco, per pudore di apparire sentimentali o perché si pensa che le storie da raccontare siano fatte solo di drammi o di traguardi raggiunti nella sfera professionale. Beh, credo che a volte faccia bene soffermarsi sulla vera essenza della vita dell’essere umano, e la ricerca e l’incontro del vero Amore credo sia un gran traguardo!

Il pensiero di Sara riguardo a Crema

Sara riguardo a Crema è una voce fuori dal coro. Non si fa problemi a dire la sua opinione in merito, ben diversa dalla maggioranza da quelle espresse dalle altre partecipanti. Per lei è difficile interagire con la mentalità dei cremaschi. La ritiene un po’ chiusa e a tratti un po’ sostenuta, in cui è difficile inserirsi.

Un dettaglio dei portici della Biblioteca di Crema, il luogo scelto da Sara per ambientare il suo ritratto per il progetto "Donne di Crema" (C)Monica Monimix Antonelli
Un dettaglio dei portici della Biblioteca di Crema, il luogo scelto da Sara per ambientare il suo ritratto per il progetto “Donne di Crema” (C)Monica Monimix Antonelli

Sara e la fotografia

Riguardo la fotografia, Sara non ha dubbi, ama il fatto di usarla come mezzo per collezionare ricordi e fermare in quello scatto l’attimo vissuto. Non ama esser davanti alla macchina fotografica perché vive quel momento con difficoltà, con disagio perché non si piace mai come appare in foto.

Per partecipare al progetto “Donne di Crema”

Se sei di Crema (sei nata qui, ci hai vissuto per molti anni, e/o ci vivi tuttora) e ti va di raccontarmi qualcosa di te e un tuo pensiero su Crema, scrivimi un’email moni@monimix.com con una tua foto allegata.

Ti contatterò per inviarti tutti i dettagli.

Se il progetto “Donne di Crema” ti interessa, ne parlo più diffusamente in questo articolo

Ti riassumo qui le informazioni più immediate per capire di cosa si tratta.

Il progetto “Donne di Crema”

“Donne di Crema” vuole essere un progetto fotografico che mostri le donne di una piccola cittadina, ma che ha al suo interno tanti ottimi elementi, a livello lavorativo e personale.

Perché voglio raccontare le Donne di Crema mostrando il loro contributo nella società e la loro ricchezza a livello umano.

Saranno quindi ritratti all’aperto, al naturale, così come la persona si presenta. Ogni donna che partecipa può scegliere lei stessa il luogo in cui ambientare il suo ritratto. Unica regola deve essere di Crema (esserci nata e averci vissuto per molti anni, e/o viverci tutt’ora).

Far scegliere alla persona ritratta il luogo in cui scattare il suo ritratto è un modo per farla sentire ancora di più a suo agio.

Chiederò a ciascuna donna di raccontarmi la propria storia e se ha un pensiero legato a Crema. In questo modo potrò sia raccontare qualcosa delle partecipanti, sia ricostruire tramite loro, ciò che Crema rappresenta.

La sessione di ritratto dura un’ora, durante la quale ci conosceremo facendo quattro chiacchiere e poi realizzeremo il suo ritratto.

In questo caso, non è richiesto nessun contributo. Il ritratto è gratuito. In cambio chiedo però l’autorizzazione a pubblicare il ritratto per il progetto, e per chi lo desidera, l’iscrizione alla lista di contatti a cui inviare la newsletter.

Se sei di Crema (ci sei nata e hai vissuto qui molti anni, e/o ci vivi tutt’ora) e se hai voglia di farti ritrarre, scrivimi un’email: moni@monimix.com specificando “Donne di Crema”.


Se vuoi partecipare al progetto “Donne di Crema”, ma ti senti un po’ a disagio davanti alla fotocamera, ho scritto una breve guida per aiutarti a vivere più serenamente il momento degli scatti.

Scopri 10 consigli pratici per essere a tuo agio davanti alla fotocamera e venire bene in foto.

Con questa guida imparerai a rilassarti davanti alla macchina fotografica, a prepararti per un servizio fotografico e l’importanza del dialogo col fotografo.


Prima di andare, ti chiedo un’ultima cortesia. Se l’articolo ti è piaciuto, lasciami un tuo like o un commento, oppure condividilo, mi farebbe molto piacere! Grazie!

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