Donne di Crema: il ritratto di Laura

4.9
(14)

Donne di Crema inizia a giungere al termine e  mi rendo conto che di storie da raccontare ce ne sarebbero ancora migliaia, perché ad ogni incontro si aprono tante nuove porte che mi portano ad intravedere quanto ancora io abbia da capire e conoscere.

Ogni donna che incrocio mi rivela qualcosa di sé e del mondo, portandomi pian piano a unire i pezzi di un puzzle invisibile a molti.

L’incontro

Laura inizia a raccontarmi della sua infanzia serena, spensierata, vivace. Ha avuto la fortuna di nascere in campagna dove poteva giocare all’aria aperta e in cui il senso del pericolo non esisteva.

Il traffico quasi inesistente e le ridotte dimensioni del paese, fanno sì che già alle Scuole Elementari possa andare a scuola a piedi insieme ai suoi compagni di classe.

Il ritratto di Laura per il progetto Donne di Crema (C)Monica Monimix Antonelli
Il ritratto di Laura per il progetto Donne di Crema (C)Monica Monimix Antonelli

“Abitavo in un cascina ed ero la più distante dalla scuola, ogni mattina uscivo di casa e lungo la strada incontravo i miei amici con cui insieme andavamo a scuola. Al ritorno pian piano li riaccompagnavo a casa e io ero l’ultima a rientrare.”

Laura

La storia di Laura

Crescere in un contesto così piccolo, tranquillo e sicuro ha permesso a Laura e ai suoi coetanei di sviluppare una certa emancipazione fin da piccoli, essendo liberi di muoversi in paese, senza genitori.

La sua infanzia scorre in maniera genuina e serena grazie anche alla sua famiglia. La definisce una famiglia “normale”, umile, in cui la madre si occupa dei tre figli e della casa, mentre il padre si divide tra il lavoro da operaio e il lavoro nei campi.

I suoi genitori sono un esempio per Laura, li ha sempre visti aiutarsi reciprocamente in casa e seppur con qualche difficoltà sono sempre riusciti a non far mancare nulla ai propri figli.

L’infanzia vivace e ribelle

Laura è stata una bambina molto ribelle e vivace, femminile nell’aspetto grazie ai suoi capelli biondi e gli occhi azzurri, ma molto maschiaccio, come si definisce lei, nei modi e nell’animo, molto diversa dalla sorella maggiore molto più pacata, studiosa e casalinga di lei.

All’età di dieci anni le nasce un fratellino, con grande sorpresa da parte di tutti. Un bambino tranquillo che crescendo sviluppa la passione per le moto e stare all’aria aperta proprio come Laura.

Ammette di non esser mai stata una gran studiosa a scuola ma in compenso ha sempre lavorato parecchio per mantenersi. Al termine delle Scuole Medie, per seguire il suo animo estroso, si iscrive all’Istituto Sraffa con indirizzo Grafica pubblicitaria dove scopre per la prima volta la fotografia e se ne appassiona immediatamente.

I viaggi

Nell’estate dei suoi sedici anni vede per la prima volta il mare, grazie ad un lavoro che svolge in una Colonia a Cesenatico. Qui ha la possibilità di lavorare e metter da parte qualche risparmio e al tempo stesso può finalmente godersi un po’ il mare.

Avendo sempre amato viaggiare, ha sempre lavorato per potersi permettere di farlo, già ai tempi della scuola. Durante i fine settimana lavorava in una trattoria del suo paese e d’estate lavorava nei villaggi turistici in veste di barista o cameriera.

“Quando ho potuto iniziare a viaggiare, ho sempre preferito fare viaggi lunghi, perché non mi bastava fare la vacanza da turista, ma ho sempre voluto scoprire come vivessero gli abitanti del luogo e quindi mettevo da parte qualche risparmio per poter far via anche un mese.”

Laura

I dubbi sul suo futuro e la scoperta della fotografia

Al termine delle Scuole Superiori non si sente molto adatta a proseguire gli studi e mentre la sorella ha già le idee chiare sul suo percorso universitario, Scienze dell’Educazione, Laura tentenna sul da farsi.

Sua madre la mette alla prova dicendole di provare a lavorare in una fabbrica per capire se è quello che vuole fare. Un mese in cui Laura si trova a lavorare in una ditta di cosmetici, dove si rende subito conto che non è il futuro che vuole per sé. Non si sente portata per stare chiusa in una fabbrica a fare un lavoro abitudinario e scandito da ritmi sempre uguali.

Questa è la molla che la fa iscrivere alla Laba di Brescia (Libera Accademia di Belle Arti). Si rende conto col tempo che stare tante ore davanti ad un computer per occuparsi di grafica, non è una cosa che sente sua perché tende ad annoiarsi in fretta e ad aver bisogno di stimoli esterni continui. Si iscrive ad un corso di fotografia all’interno in Accademia e scopre che è il suo ambiente, eccelle negli studi e consegue la Laurea con ottimi risultati.

Durante gli anni Universitari scopre l’amore in un amico pittore. Un amore giovane, ingenuo, vivace, ricco di stimoli, fatto di arte e viaggi, che arriva alla conclusione quando lui decide di trasferirsi. Laura ne parla con il sorriso ripensando a quella storia vissuta con la leggerezza tipica dei vent’anni.

Sente di aver trovato la sua strada

Dal canto suo, Laura, sente di aver finalmente trovato la sua strada nella fotografia. Dopo la laurea lavora per qualche anno come fotografa, seppur continuando a lavorare nella trattoria del suo paese e a portare avanti il lavoro come grafica.

Non si tira mai indietro davanti al lavoro e alle nuove esperienze e per tre anni lavora anche come barista pasticcera in un bar in un supermercato. In quegli anni inizia una nuova relazione con un ragazzo, che dopo qualche anno sboccia in una convivenza.

Le cose tra loro iniziano a non funzionare e di comune accordo decidono di porre fine alla loro storia.

Il senso di smarrimento

È in questo momento che Laura inizia ad avere qualche cedimento. A trent’anni, si ritrova da sola, non si sente realizzata nel lavoro, (nel frattempo era tornata a lavorare nella trattoria di paese, e trova lavoro come commessa/impiegata in un negozio in Crema, dopo che il lavoro da barista pasticcera era giunto al termine) e per necessità torna a vivere dai suoi genitori.

Il confronto con le sue coetanee è pesante: le vede sposarsi, fare figli, avere lavori solidi e avviati. Trovandosi ad un punto morto della sua vita sente che deve ricominciare da zero e il carico emotivo è molto pesante.

La forza e la determinazione che ha sempre avuto vacillano un po’, si sente fragile. Questo la rende vulnerabile a ciò che sta per succedere nella sua vita.

Un tunnel molto oscuro

In questo periodo di fragilità, Laura conosce una persona, un “Narcisista” (come viene definita una personalità simile) che fa entrare nella sua vita. Da questo momento in poi Laura entra in un “tunnel molto oscuro”, una relazione tossica. Non mi parla direttamente della sua esperienza, non può e non è pronta a farlo.

Solo lei sa cosa ha vissuto realmente, ma intuisco che sia un fardello pesante da sopportare.

Racconta però che dopo tanto tempo passato con questa persona è riuscita a chiedere aiuto. Ha avuto la forza di contattare l’Associazione “Donne contro la violenza” di Crema. È qui che Laura trova aiuti concreti, donne la aiutano a capire le dinamiche dei rapporti cosiddetti “malati”.

Laura si rende conto che aver trovato queste donne è stata la sua àncora di salvezza. Donne preparate dal punto di vista professionale e molto delicate dal punto di vista umano. La aiutano a prendere coscienza di ciò che ha vissuto realmente e la sostengono nel lungo iter che segue.

Le difficoltà di una donna che vuole ricominciare

Si rende subito conto delle difficoltà che una donna incontra nel momento in cui decide di riprendere le redini della propria vita.

“Nonostante io sia sempre stata una donna forte, determinata, sono caduta. Non me ne sono resa conto per molto tempo.”

“Spesso si pensa che una persona da sola non possa cambiare le cose perché è troppo piccola. Ma se ci pensi, una zanzara nella stanza è piccolissima ma rompe parecchio le scatole, no? Io voglio essere quella zanzara. Piccola ma fastidiosa.”

Laura

La sua volontà è quella di far sì che tutto il dolore che ha vissuto non sia fine a se stesso. Vuole trovare un risvolto positivo per superare ciò che ha passato. Vuole essere un modello per suo figlio e mostrargli quando sarà grande cosa è riuscita a fare sua madre. Vuole costruire un mondo migliore per lui e per le altre donne e se potrà aiutarne anche solo una, sarà già una vittoria.

Tradurre il dolore vissuto in un progetto

Per fare questo ha pensato di tradurre ciò che ha vissuto in un progetto fotografico da mettere a disposizione delle Associazioni e delle scuole dove si intenda diffondere la cultura del rispetto.

“Una donna deve trovare una forza incredibile per recuperare se stessa, ancora più grossa se ha un figlio. Ma quella non è la fine, perché c’è tutto il dopo che ne consegue. Quando pensi di esserne uscita è come se avessi una catena al piede che ti tiene legata a quella situazione.”

Laura

Si è interrogata a lungo sul come sia potuta cadere in una relazione tossica, avendo avuto un esempio positivo in famiglia e un carattere deciso e combattivo. Con il sostegno psicologico ha capito una relazione malata mina l’autostima di una donna fino al punto da farle perdere ogni riferimento con la realtà e la porta a mettere in dubbio la sua visione delle cose.

“È importante che le donne e ancor prima le ragazze prendano consapevolezza di sé. È importante che lavorino sul loro io. Questo può aiutarle a sviluppare la loro identità per potersi rafforzare e rendere più difficile l’attacco esterno.”

Laura

Riguardo a Crema

Essendo sua madre nativa di Crema, Laura fin da bambina ha modo di trascorrervi del tempo, andando dalla nonna materna. La viveva in maniera marginale a quei tempi, mentre crescendo e arrivando alle Scuole Superiori, ha avuto modo di scoprirla in maniera autonoma. È stato un grande cambiamento per lei e i suoi amici, cresciuti nella piccola realtà del paese: a scuola le classi erano più numerose, il traffico per le strade, le tante persone nuove da conoscere, i locali per le serate.

Per lei Crema simboleggia la salvezza e la rinascita. È qui che ha trovato gli aiuti per affrontare ciò che ha vissuto nella sua vita personale. Ha trovato una rete di persone pronte ad aiutarla: a partire dall’Associazione Donne contro la violenza che l’ha supportata fin dal primo contatto, alle sue avvocatesse e alla sua Counselor.

Col passare degli anni ha visto un leggero peggioramento della città, che si è lentamente svuotata dalla calca di gente che la animava, così come i tanti negozi chiusi nel centro o i locali che sono andati via via sparendo.

Il mercato austroungarico. a Crema (Cr), il luogo scelto da Laura per il suo ritratto per il progetto “Donne di Crema” (C)Monica Monimix Antonelli
Il mercato austroungarico. a Crema (Cr), il luogo scelto da Laura per il suo ritratto per il progetto “Donne di Crema” (C)Monica Monimix Antonelli

Laura e la fotografia

La fotografia nella vita di Laura ha un ruolo molto importante: scoperta ai tempi delle Scuole Superiori non l’ha più abbandonata.

Le è sempre piaciuto esaminarsi con la fotografia, tanto da aver realizzato un progetto basato sull’autoscatto già ai tempi della Laurea. L’ha sempre vista come un modo per sfogare le sue emozioni e un mezzo per la sua introspezione personale. Quando è davanti alla macchina fotografica pensa sempre a quello che vuole far emergere attraverso i suoi scatti. Ha sempre assunto lei stessa il doppio ruolo di soggetto e fotografa. L’unica volta che le è capitato di posare per qualcuno si è sentita in imbarazzo perché essendo abituata a ritrarsi sa come celare quelli che lei ritiene essere i suoi difetti, e non avendo il controllo sullo scatto, in quel caso, faticava a non aver il controllo sulla resa fotografica.

Durante i viaggi ha sempre amato interpretare la fotografia nella forma del reportage che le permetteva di cogliere al volo istanti di vita reale e spontanea. Per lei è uno strumento al pari del pennello del pittore, che le permette di dipingere ed interpretare la sua realtà ogni volta in maniera differente.


Per partecipare al progetto “Donne di Crema”

Se sei di Crema (sei nata qui, ci hai vissuto per molti anni, e/o ci vivi tuttora) e ti va di raccontarmi qualcosa di te e un tuo pensiero su Crema, scrivimi un’email moni@monimix.com con una tua foto allegata.

Ti contatterò per inviarti tutti i dettagli.

Se il progetto “Donne di Crema” ti interessa, ne parlo più diffusamente in questo articolo

Ti riassumo qui le informazioni più immediate per capire di cosa si tratta.

Il progetto “Donne di Crema”

“Donne di Crema” vuole essere un progetto fotografico che mostri le donne di una piccola cittadina, ma che ha al suo interno tanti ottimi elementi, a livello lavorativo e personale.

Perché voglio raccontare le Donne di Crema mostrando il loro contributo nella società e la loro ricchezza a livello umano.

Saranno ritratti all’aperto, al naturale, così come la persona si presenta. Ogni donna che partecipa può scegliere il luogo in cui ambientare il suo ritratto. Unica regola deve essere di Crema (esserci nata, averci vissuto per molti anni, e/o viverci tutt’ora).

Far scegliere alla persona ritratta il luogo in cui scattare il suo ritratto è un modo per farla sentire ancora di più a suo agio.

Chiederò a ciascuna donna di raccontarmi la propria storia e se ha un pensiero legato a Crema. In questo modo potrò sia raccontare qualcosa delle partecipanti, sia ricostruire tramite loro, ciò che Crema rappresenta.

Dettagli

La sessione di ritratto dura un’ora, durante la quale ci conosceremo facendo quattro chiacchiere e poi realizzeremo il suo ritratto.

In questo caso, non è richiesto nessun contributo. Il ritratto è gratuito. In cambio chiedo l’autorizzazione a pubblicare il ritratto per il progetto, e per chi lo desidera, l’iscrizione alla lista di contatti a cui inviare la newsletter.

Se sei di Crema (ci sei nata, ci hai vissuto, e/o ci vivi tutt’ora) e se hai voglia di farti ritrarre, scrivimi: moni@monimix.com specificando “Donne di Crema”.


Se vuoi partecipare al progetto “Donne di Crema”, ma ti senti un po’ a disagio davanti alla fotocamera, ho scritto una breve guida per aiutarti a vivere più serenamente il momento degli scatti.

Per vedere i ritratti delle Donne di Crema che hanno già partecipato, puoi visitare questa pagina.

L’evento è stato patrocinato dal Comune di Crema e in collaborazione con: CulturaCrema, Associazione Donne contro la violenza (Crema), Anffas (Crema) e Alice ODV (Milano).

Grazie agli sponsor: Simecom e Popolare Crema per il territorio per aver scelto di sostenere il progetto.

Grazie agli Amici delle Donne di Crema: British Institutes (sede di Crema), Enrico IV, Caffè Verdi e Asilo Nido Hakuna Matata per il loro contributo.

Un grazie anche agli sponsor tecnici: Bloom33, Caffè Verdi e Assimusica per la collaborazione e a tutti i privati che hanno scelto di donare attraverso la raccolta fondi.

Prima di andare, ti chiedo un’ultima cortesia. Se l’articolo ti è piaciuto, lasciami un tuo like o un commento, oppure condividilo, mi farebbe molto piacere! Grazie!

How useful was this post?

Click on a star to rate it!

Average rating 4.9 / 5. Vote count: 14

No votes so far! Be the first to rate this post.

Please follow and like us:

La tua opinione è importante