Donne di Crema: il ritratto di Barbara

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Donne di Crema procede ad un passo un po’ più tranquillo, ma sempre dritto per la sua strada. E oggi incrocio quella di Barbara, una donna che ha saputo uscire dalla propria comfort zone più volte, mettendosi alla prova studiando e lavorando all’estero. Barbara ha anche saputo fermarsi e cambiare strada quando si è resa conto che la vita privata andava tutelata, e il lavoro arginato.

Un bel messaggio quello che veicola, quello del valorizzare le proprie potenzialità e specificità, senza focalizzarsi sulle proprie mancanze.

L’incontro

Nata e cresciuta a Crema, Barbara, ricorda un’infanzia serena in cui le domeniche trascorrevano insieme ai suoi fratelli e ai tanti cugini, a casa dei nonni, immersi nella campagna attorno a Crema.

È stata una bambina felice e curiosa di sapere, che ha sempre amato molto disegnare e studiare, caratteristiche che la accompagnano tutt’ora.

Ha frequentato le Scuole Elementari dalle suore e quelli sono stati anni scanditi da regole e doveri, in cui lo studio era molto importante e l’esser portata a scuola le ha reso la vita “un po’ più facile” in quell’ambiente severo.

Il ritratto di Barbara per il progetto Donne di Crema (C)Monica Monimix Antonelli
Il ritratto di Barbara per il progetto Donne di Crema (C)Monica Monimix Antonelli

La storia di Barbara

Già amante dell’arte fin da bambina, grazie a sua mamma che l’ha sempre portata per musei e mostre, non ha avuto dubbi al momento della scelta del Liceo Artistico.

Conserva bellissimi ricordi di quegli anni, una scuola che era nata da poco a Crema, molto contenuta nei numeri come fosse una sorta di “grande famiglia”, in cui si viveva bene e si aveva modo di coltivare rapporti con gli insegnanti e con gli altri studenti.

Gli insegnamenti ricevuti da alcuni dei suoi professori sono stati così importanti che la accompagnano ancora oggi.

Il suo percorso di studi dura quattro anni e al termine della maturità non se la sente di andare subito all’Università, decide così di frequentare un anno integrativo che prevede corsi solo pomeridiani.

L’anno di volontariato

È durante quell’anno e per metà del primo anno all’Università che intraprende un’esperienza di volontariato presso una casa famiglia della Parrocchia di San Giacomo proprio accanto alla sede del Liceo.

Ricorda che viveva insieme alle sue amiche nella casa famiglia in cui svolgevano il volontariato, ed è lì che scopre per la prima volta l’autonomia dalla sua famiglia. È stata per lei un’esperienza molto intensa da cui ha imparato molto.

Il tema del sociale le rimane dentro, tanto che poi lo riscopre nel suo lavoro futuro di architetto.

Gli studi universitari

La sua grande passione per la matematica, la porta a proseguire gli studi di iniziati all’Artistico iscrivendosi alla Facoltà di Architettura, al Politecnico di Milano, studi in cui si butta a capofitto.

Al quarto anno frequenta l’Erasmus, in una cittadina a sud di Amsterdam, famosa per le facoltà di ingegneria e architettura. Ciò che le piace subito è che si ritrova in una cittadina universitaria con tutti i servizi (case, negozi, mezzi pubblici…) pensati in funzione dell’Università. Inoltre trova il centro storico molto somigliante ad una piccola Amsterdam con i canali e le aree pedonali e ciclabili, utili spunti per i suoi studi a favore di città più ecosostenibili.

Un nuovo contesto

Si ritrova in un contesto universitario molto diverso a quello a cui era solita, a Milano. A partire dai numeri: le classi a Milano erano composte da un centinaio di studenti, in Olanda da un quarto degli studenti.

La lingua parlata è l’inglese e si ritrova a doversi confrontare con tanti accenti diversi che le rendono complicata all’inizio la comprensione della lingua.

Il lato positivo è il fatto di trovarsi calata in un contesto composto di tante nazionalità e culture differenti, dove, non conoscendo nessuno si è dovuta ricostruire una sua realtà, partendo da zero.

Questo è per lei un grande stimolo per la sua crescita personale, oltre che professionale, che le fa comprendere molte cose riguardo la diversità e l’accoglienza.

Un anno molto intenso

L’Erasmus è stato per Barbara un periodo molto intenso per lo studio perché si è ritrovata a doversi confrontare con un metodo di insegnamento molto diverso da quello a cui era abituata al Politecnico.

A Milano si dava molto spazio alla parte di analisi di un progetto, su cui si lavorava per mesi, e solo nella fase finale ci si occupava della progettazione vera e proprio. In Olanda l’approccio era molto più pratico e diretto, dove fin da subito gli studenti venivano messi davanti a tempi strettissimi per ideare e consegnare i loro elaborati.

All’inizio è un metodo spiazzante, perché significa non avere orari, lavorando anche di notte per poter finire nei tempi richiesti. Un approccio più in linea con quello che è il mondo del lavoro. Per quanto sia stato duro abituarsi, è stata per lei un’ottima palestra di vita che le ha insegnato a gestire i tempi e le cose da fare, che le sono poi tornate utili nel momento in cui è entrata ufficialmente nel mondo lavorativo.

È durante l’Erasmus, attraverso progetti e corsi specifici, che si avvicina al tema del paesaggio, degli spazi aperti e degli spazi pubblici, ambiti su cui lavora ancora oggi.

L’ingresso nel mondo lavorativo

Dopo aver svolto un lavoro part time per uno studio di architettura di Crema, durante l’ultimo anno di Università, è grazie a contatti fortuiti, che trova lavoro in uno studio molto importante, a Milano, che si occupa di paesaggio dove collabora a progetti molto grossi anche a livello internazionale.

Inizia per lei un periodo, durato poi quattro anni, molto tosto, in cui impara tantissimo, ma scandito da ritmi lavorativi molto serrati. Si ritrova a non aver più una vita personale, perché tutto il suo tempo è dedicato al lavoro.

Un ambiente per lei stimolante per la portata dei progetti e per le responsabilità, ma il cui rovescio della medaglia sono i ritmi e gli orari estenuanti, ben diversi dai classici orari da ufficio.

Un tour de force

Un vero e proprio tour de force che la mette a dura prova. Col tempo impara a rifiutare alcune richieste per potersi ritagliare il momento di stacco e di riposo, e potersi così costruire anche una vita privata.

“Non mi interessava più vivere in quel modo. Vedevo gli amici coetanei che iniziavano a sposarsi e a fare figli, io non riuscivo nemmeno a programmare di far via un weekend.”

Barbara

Capisce che è arrivato per lei il momento di cambiare ritmo, di riprendere in mano la sua vita e pone fine a quella collaborazione.

“Per quanto mi piacesse quel lavoro, mi sembrava troppo quello che dovevo sacrificare.”

Barbara

Per un paio d’anni rimane a Milano e collabora con altri studi, realtà più piccole, meno impegnative, ma che le danno il tempo per se stessa e anche per conoscere finalmente la città, che fino ad allora non aveva ancora avuto tempo di conoscere, per il troppo lavoro.

Il sogno di Barcellona

Il suo sogno, a quei tempi, era di trasferirsi a lavorare a Barcellona. Ottiene una borsa di lavoro per cui aveva fatto richiesta negli anni precedenti, ma dovendo gestire il lavoro di Milano, era stata costretta a rifiutare a malincuore.

“A quei tempi Barcellona era una città scelta come meta da molti architetti perché era la città in cui si costruiva di più e dove si muovevano le cose più interessanti a livello europeo.”

Barbara

Avendo rifiutato quell’opportunità, le era restato in testa il pallino per Barcellona e la Spagna. Al termine del lavoro sfiancante, vede per caso un annuncio su un portale di lavoro, in cui mettono a disposizione delle nuove opportunità per professionisti, per lavorare all’estero.

Non esita un attimo e fa subito domanda. Ottiene la borsa di lavoro e si mette a cercare uno studio con cui collaborare. È la sua occasione per poter finalmente andare a lavorare a Barcellona e riesce ad ottenerla.

Per tre anni lavora nello studio di un architetto che si occupa di paesaggio, e per lei significa rimettersi a studiare, conciliando i tempi dello studio per un master con quelli del lavoro.

Si innamora della città di Barcellona sia per lo stile di vita sia dal punto di vista lavorativo e di stimoli che riceve da ogni angolo.

Lascia la città a malincuore quando la crisi del settore edile colpisce Barcellona e inizia a mostrare i primi segni di difficoltà. Gli annunci di lavoro iniziano a cercare sempre più professionisti che parlino il catalano. Per lei significa dover decidere se mettersi a studiare il catalano, lingua che non parlava, o rientrare in Italia.

Il rientro in Italia

Opta per il rientro in Italia, anche perché quella ricerca così stretta e mirata del catalano andava un po’ contro quella mentalità aperta, cosmopolita e accogliente che da sempre caratterizzava Barcellona e la aveva affascinata sin dal primo istante.

Torna a Crema, con Barcellona nel cuore. Nel frattempo la vita ci mette lo zampino e le fa scoprire l’amore.

Volendo rinfrescare la conoscenza dell’inglese decide di andare a Londra dove incontra il suo ex ragazzo dei tempi dell’Università, che vive lì da alcuni anni. Riprendono la loro storia che dura tutt’ora, e nel tempo si trasforma in famiglia, con l’arrivo della piccola Lucy.

Una nuova meta: Londra

Dopo un periodo di pendolarismo tra Crema e Londra, e non avendo le idee chiare in termini lavorativi, Barbara accetta di trasferirsi da lui, con l’intento di trovare a Londra un suo sbocco, ma fatica ad ambientarsi.

Trova una città molto diversa rispetto a Barcellona, dal punto di vista lavorativo oltre che dal punto di vista della qualità della vita, e fatica ad ambientarsi.

Nel momento in cui si mette alla ricerca di nuove collaborazioni si scontra con una realtà molto difficile, perché nelle ricerche delle figure professionali sono molto specifici. Ai colloqui si rende conto che, al contrario, lei ha esperienze in molti ambiti e ciò rende più complicata la sua collocazione perché va oltre la ricerca specifica che sono soliti fare.

La sua prima reazione è quella di porsi delle domande. Le nascono dei dubbi sul suo percorso lavorativo svolto sino a quel momento, pensando di aver sbagliato a non specializzarsi solo ed esclusivamente in un campo.

Nuove occasioni dall’Italia

Per sua fortuna, iniziano ad arrivare per lei delle occasioni dall’Italia, grazie ad una collaborazione con un paio di colleghi di Università poi diventati soci ai tempi di Milano, con cui ha creato “l’Atelier delle verdure”, il loro studio di progettazione del paesaggio.

È grazie ad un architetto con cui collabora, che scopre che la sua preparazione è un valore aggiunto e non un punto a suo sfavore. Si rende conto che lui è colpito dal fatto che lei sia preparata anche su ambiti che esulano dal suo campo specifico e che abbia una visione generale del progetto.

Rivaluta così il suo percorso di studi universitari perché grazie alle difficoltà logistiche incontrate, ha sviluppato negli anni la capacità di arrangiarsi e di trovare sempre una soluzione ai problemi oltre al fare ricerca sulle cose che non conosce.

Nuove consapevolezze

È da questa esperienza e poi con la maturità che ha capito che bisogna guardare più ai propri aspetti positivi che alle proprie mancanze.

“La nostra specificità è la nostra forza e ciò che ci rende diversi dagli altri ci valorizza e ci distingue. Dobbiamo puntare la nostra attenzione sulle nostre potenzialità, su quello che abbiamo e sappiamo fare, quello in cui crediamo, sulle nostre capacità e non su ciò che ci manca.”

Barbara

Gli anni trascorsi a Londra la aiutano a capire che vuole mettersi in proprio e non lavorare più solo per gli altri. Ne consegue la decisione di tornare a vivere in Italia, visto che per la maggior parte del tempo lavora con clienti italiani.

Di comune accordo con il suo compagno decidono di rientrare e costruire a Crema la loro nuova realtà familiare.

Dopo poco la loro vita viene allietata dalla scoperta di aspettare la loro piccola Lucy, il cui nome è in onore di Santa Lucia, del padre di Barbara e della nonna materna.

La forte preparazione per contrastare la discriminazione

Ciò che contraddistingue Barbara è che dalle sue parole si capisce che ha sempre studiato molto per essere preparata nel suo lavoro e questo le ha permesso di proporsi e di non sentirsi discriminata in quanto donna, in un ambiente molto maschile.

“Non dobbiamo chiedere il permesso per fare delle cose, ma perché nessuno deve dare il permesso a qualcuno. Siamo già autorizzate a fare ciò che vogliamo sia in campo lavorativo che personale.”

Barbara

“I primi lavori sono nati perché proponevo delle cose, senza che mi venissero chiesti, ma in modo proattivo davo delle idee, senza aspettare che qualcuno mi chiedesse un parere.”

Barbara

Dal canto suo, non ha mai avuto grossi problemi ad esser donna anche sui cantieri con soli uomini. Ha sempre portato rispetto agli altri, riconoscendo l’esperienza di chi ne sa più di lei, chiedendo pareri e ascoltando consigli, senza darsi delle arie di chi ne vuole sapere più di tutti. Ha sempre cercato di ammettere i propri limiti se si rendeva conto di non conoscere quell’aspetto tecnico, cercando il dialogo e ascoltando.

L’importanza dell’ascolto

L’ascolto è un aspetto molto importante del suo lavoro e per lei esistono due casi in cui deve ascoltare:

“Il primo è il caso in cui arriva un cliente con delle esigenze, per cui cerca delle soluzioni, ci si siede e il dialogo tra noi è molto tecnico. Poi c’è un tipo di ascolto molto diverso, più empatico, in cui parliamo con chi vive gli spazi ma non c’è un’esigenza specifica. In quel caso ascoltiamo con l’idea di capire, chi vive lì, come sente quello spazio, come lo vive tutti i giorni. Per noi è importante capire se c’è la possibilità di coinvolgere anche le persone con cui abbiamo parlato, in alcune piccole attività, come fosse un progetto di condivisione. Lo stesso lo facciamo coi bambini quando andiamo nelle scuole a tenere dei corsi.”

Riguardo a Crema

È sempre stata molto orgogliosa delle sue origini cremasche. Quando hanno proiettato per la prima volta “Chiamami col tuo nome”, il film ambientato nelle nostre zone, è andata al cinema a Londra, dove viveva in quel periodo portando con sé i suoi amici di varie nazionalità per mostrare loro le bellezze della nostra terra, affascinandoli.

Ama molto Crema e le piacerebbe vedere le piazze restituite alla loro bellezza e non relegate ad essere dei parcheggi. Si rende conto, abitando lei stessa in pieno centro storico, della necessità dei residenti di potervi parcheggiare.

Ma da amante della città, del paesaggio e da architetto non può fare a meno di immaginarsele in maniera differente. Così come non può non notare la mancanza del verde nel centro storico che aiuterebbe ad abbassare la temperatura o la necessità di aree verdi da poter fruire.

Una qualità di vita molto alta

Riconosce a Crema una qualità della vita molto alta, anche solo per il fatto di potersi muovere per lo più a piedi o in bicicletta, usando la macchina solo per spostarsi nei cantieri per motivi di lavoro. Si rende però conto che, vivendo in un contesto così piccolo, nell’ultimo periodo causa gravidanza e poi covid, senza un confronto con l’esterno, inizia a sentire un po’ la mancanza di stimoli rispetto a quando viveva a Londra o Barcellona di cui sente la mancanza della comunità che in quelle città, era molto marcata.

Il Canale Vacchelli a Crema (Cr), il luogo scelto da Barbara per il suo ritratto per il progetto “Donne di Crema” (C)Monica Monimix Antonelli
Il Canale Vacchelli a Crema (Cr), il luogo scelto da Barbara per il suo ritratto per il progetto “Donne di Crema” (C)Monica Monimix Antonelli

Barbara e la fotografia

Le piace moltissimo fotografare, anche se da quando sono arrivati gli smartphone ha abbandonato le reflex analogiche e digitali, in favore di uno strumento più pratico sempre in tasca.

Davanti alla fotocamera oscilla tra la spontaneità e la timidezza. Essendo una persona molto riservata, l’idea che una sua immagine pubblica venga condivisa sui social network la fa irrigidire.


Per partecipare al progetto “Donne di Crema”

Se sei di Crema (sei nata qui, ci hai vissuto per molti anni, e/o ci vivi tuttora) e ti va di raccontarmi qualcosa di te e un tuo pensiero su Crema, scrivimi un’email moni@monimix.com con una tua foto allegata.

Ti contatterò per inviarti tutti i dettagli.

Se il progetto “Donne di Crema” ti interessa, ne parlo più diffusamente in questo articolo

Ti riassumo qui le informazioni più immediate per capire di cosa si tratta.

Il progetto “Donne di Crema”

“Donne di Crema” vuole essere un progetto fotografico che mostri le donne di una piccola cittadina, ma che ha al suo interno tanti ottimi elementi, a livello lavorativo e personale.

Perché voglio raccontare le Donne di Crema mostrando il loro contributo nella società e la loro ricchezza a livello umano.

Saranno ritratti all’aperto, al naturale, così come la persona si presenta. Ogni donna che partecipa può scegliere il luogo in cui ambientare il suo ritratto. Unica regola deve essere di Crema (esserci nata, averci vissuto per molti anni, e/o viverci tutt’ora).

Far scegliere alla persona ritratta il luogo in cui scattare il suo ritratto è un modo per farla sentire ancora di più a suo agio.

Chiederò a ciascuna donna di raccontarmi la propria storia e se ha un pensiero legato a Crema. In questo modo potrò sia raccontare qualcosa delle partecipanti, sia ricostruire tramite loro, ciò che Crema rappresenta.

Dettagli

La sessione di ritratto dura un’ora, durante la quale ci conosceremo facendo quattro chiacchiere e poi realizzeremo il suo ritratto.

In questo caso, non è richiesto nessun contributo. Il ritratto è gratuito. In cambio chiedo l’autorizzazione a pubblicare il ritratto per il progetto, e per chi lo desidera, l’iscrizione alla lista di contatti a cui inviare la newsletter.

Se sei di Crema (ci sei nata, ci hai vissuto, e/o ci vivi tutt’ora) e se hai voglia di farti ritrarre, scrivimi: moni@monimix.com specificando “Donne di Crema”.


Se vuoi partecipare al progetto “Donne di Crema”, ma ti senti un po’ a disagio davanti alla fotocamera, ho scritto una breve guida per aiutarti a vivere più serenamente il momento degli scatti.

Per vedere i ritratti delle Donne di Crema che hanno già partecipato, puoi visitare questa pagina.

L’evento è stato patrocinato dal Comune di Crema e in collaborazione con: CulturaCrema, Associazione Donne contro la violenza (Crema), Anffas (Crema) e Alice ODV (Milano).

Grazie agli sponsor: Simecom e Popolare Crema per il territorio per aver scelto di sostenere il progetto.

Grazie agli Amici delle Donne di Crema: British Institutes (sede di Crema), Enrico IV, Caffè Verdi e Asilo Nido Hakuna Matata per il loro contributo.

Un grazie anche agli sponsor tecnici: Bloom33, Caffè Verdi e Assimusica per la collaborazione e a tutti i privati che hanno scelto di donare attraverso la raccolta fondi.

Prima di andare, ti chiedo un’ultima cortesia. Se l’articolo ti è piaciuto, lasciami un tuo like o un commento, oppure condividilo, mi farebbe molto piacere! Grazie!

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