

Durante l’ultimo shooting con Francesca ho avuto modo di giocare parecchio con la luce, sfruttando un set a me molto caro e familiare (molto minimalista, costituito da un fondale nero e un solo punto luce), cambiando solo alcuni aspetti. Primo fra tutti il punto di ripresa: un errore che si tende a fare spesso è quello di rimaner troppo fermi sul set. Troviamo un punto che ci appaga e tendiamo a non muoverci di lì, perdendo così molti altri punti di vista che potrebbero esser ben più interessanti e che ci aiuterebbero a dar più movimento e forza agli scatti.
In questi scatti mi sono mossa parecchio, ed è sempre meraviglioso osservare come la stessa fonte di luce cambi così tanto, solo spostandoci noi dal punto centrale in cui solitamente ci piazziamo. La bellezza dei tagli di luce e delle ombre che disegnano il corpo di Francesca sono da togliere il fiato. E se ci pensiamo, è bastato davvero poco per ottenerle.
Così come un fondale segnato e quindi “rovinato” può diventare interessante se inquadrato dal lato opposto della luce, in cui luci ed ombre lo esaltano e lo fanno apparire come fosse stato rovinato appositamente. Spesso in fotografia ciò che appare brutto o usurato può assumere quell’aria vissuta e di forte impatto che ci aiuta a caratterizzare le nostre immagini. Non per forza deve essere tutto perfetto, basta saperlo interpretare, ma ancora prima vedere.
Nelle mie foto mi sto spingendo sempre più verso un minimalismo estremo: un punto luce (al massimo un pannello riflettente, come in questo ultimo scatto), un fondale nero e tanta tanta voglia di trarre il meglio da ciò che ho a disposizione, andando a spogliare la scena da troppi orpelli e tecnicismi, privilegiando l’interpretazione del soggetto in una ricerca continua di comunicazione, forza ed espressione.
Il cammino è ancora lungo, ma sento di aver intrapreso la strada giusta.
Per vedere altri scatti tratti da questo set potete visitare il mio sito.
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