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Un passo alla volta…

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Ci sono giorni in cui ti chiedi cosa stai facendo, ti guardi allo specchio e l’immagine riflessa ti urla contro: “What the hell is wrong with you??!”

Sì perché ti senti svuotata, non sai cosa stai facendo, non sai più nemmeno cosa vuoi e quindi ti torturi pensando e ripensando alle stesse cose finché non ti rendi conto che i giorni passano e non stai concludendo nulla di buono.

Ti rimetti in discussione continuamente perché se ciò che hai fatto sino ad ora non ha portato a granché in termini di sopravvivenza (sì perché non si parla di soldoni, ma di spiccioli per non andar sotto ad un ponte!), evidentemente hai sbagliato qualcosa, quindi il primo passo è capire cosa e cercar di ricalibrare il tiro.

E’ un periodo difficile, lo sappiamo, dura da parecchio. In tanti stiamo affrontando difficoltà nel lavoro. L’umore ne risente e quindi anche la creatività. Non sai più dove sbattere la testa perché tutte le pallottole che avevi le hai sparate e il bersaglio che ti è tornato indietro non è stato colpito al centro, ma è solo pieno di buchi inutili che non hanno portato a nulla di fatto.

Non credo al detto “Mal comune mezzo gaudio”, nel senso che, passati i primi trenta secondi in cui realizzo di non esser da sola, mi rendo subito conto che non è che se uno sta annegando con me, allora io mi salvo! Mi salvo solo se so nuotare o se qualcuno mi tira un salvagente. E partendo dal presupposto che di Mitch Buchannon (come chi? Ah, uomini senza Dio, fate copia e incolla in google e scoprirete che oltre alle tettone della Anderson, in Baywatch c’era pure qualcun altro!) ce ne sono pochi e quelli che ci sono stanno già correndo in direzione di qualcun altro, noi poveri sfigati abbiamo due alternative: o anneghiamo e diventiamo cibo per squali o impariamo a nuotare abbozzando qualche mossa stile chihuaua, giusto per arrivare a riva.

E quindi che si fa? Dobbiamo ingegnarci per trovare altre strade e si ricomincia il gioco, con un’idea chiara in mente però: tutto dipende da noi. Read the rest of this entry »

In scena: Phil Stern ed Erwin Olaf

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Una delle cose migliori che possiamo fare quando abbiamo del tempo libero, è quello di visitare mostre. Proprio nei giorni scorsi sono stata a visitare le mostre di Erwin Olaf e Phil Stern allo Spazio Forma di Milano.
L’occasione è nata per passare una mattinata in compagnia di due carissime amiche, anche loro appassionate di fotografia e devo dire che è stata veramente una gran bella esperienza.
Immaginatevi lo spazio Forma quasi deserto, il silenzio che avvolge le sale per darti la possibilità di calarti un un mondo irreale e fantastico.

Il percorso inizia con gli scatti in bianco e nero di Phil Stern, veri capolavori testimoni di tempi passati in cui l’eleganza delle donne e il fascino degli uomini la fanno da padrone. Scatti di scena affiancati a scatti privati dei divi di Holliwood, talmente belli ed eleganti da sembrare tratti anch’essi da qualche film dell’epoca.
Fa una certa impressione vedere quei “mostri sacri” che solitamente vediamo nei vecchi film in bianco e nero (e nel mondo jazz) come miti irraggiungibili, sorridere tra un ciak e l’altro come persone reali.
E così vediamo ritratti di James Dean, Frank Sinatra, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, JFK, Anita Ekberg, Sofia Loren, Dean Martin, Alfred Hitchcock, John Wayne,Sidney Poitier, Louis Armstrong, Jack Lemmon,  Sammy Davis Jr., Tony Curtis e tanti tanti altri…
Oggi Phil Stern è un signore ultranovantenne che gira con una bombola d’ossigeno ma con una lucidità eccezionale e una gran capacità di catturarti mentre racconta la sua vita spesa per la fotografia.
Qui potete vedere la sua intervista realizzata da e allo Spazio Forma in occasione della mostra.

philstern

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Zucchero filato

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zuccherofilato

Un’immagine che rievoca l’infanzia e l’adolescenza. Un’immagine che riporta a momenti spensierati vissuti con gli amici di allora. Un’immagine che ferma i ricordi e con forza fa rivivere quella gioia.

Un’immagine tratta dalla fiera che ogni anno riempie la strada sottocasa e i luoghi del mio passato e del mio presente. Una tradizione che si tramanda di padre in figlio, una tradizione che ogni anno perde qualcosa e qualcuno.

Come ogni anno la pioggia bagna la fiera, che caparbia va avanti per la sua strada, ma quest’anno un velo di tristezza ricopre più della pioggia quei giochi e quei tendoni.

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