Monimix Photography Blog

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Archive for the ‘televisione’ tag

Un passo alla volta…

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Ci sono giorni in cui ti chiedi cosa stai facendo, ti guardi allo specchio e l’immagine riflessa ti urla contro: “What the hell is wrong with you??!”

Sì perché ti senti svuotata, non sai cosa stai facendo, non sai più nemmeno cosa vuoi e quindi ti torturi pensando e ripensando alle stesse cose finché non ti rendi conto che i giorni passano e non stai concludendo nulla di buono.

Ti rimetti in discussione continuamente perché se ciò che hai fatto sino ad ora non ha portato a granché in termini di sopravvivenza (sì perché non si parla di soldoni, ma di spiccioli per non andar sotto ad un ponte!), evidentemente hai sbagliato qualcosa, quindi il primo passo è capire cosa e cercar di ricalibrare il tiro.

E’ un periodo difficile, lo sappiamo, dura da parecchio. In tanti stiamo affrontando difficoltà nel lavoro. L’umore ne risente e quindi anche la creatività. Non sai più dove sbattere la testa perché tutte le pallottole che avevi le hai sparate e il bersaglio che ti è tornato indietro non è stato colpito al centro, ma è solo pieno di buchi inutili che non hanno portato a nulla di fatto.

Non credo al detto “Mal comune mezzo gaudio”, nel senso che, passati i primi trenta secondi in cui realizzo di non esser da sola, mi rendo subito conto che non è che se uno sta annegando con me, allora io mi salvo! Mi salvo solo se so nuotare o se qualcuno mi tira un salvagente. E partendo dal presupposto che di Mitch Buchannon (come chi? Ah, uomini senza Dio, fate copia e incolla in google e scoprirete che oltre alle tettone della Anderson, in Baywatch c’era pure qualcun altro!) ce ne sono pochi e quelli che ci sono stanno già correndo in direzione di qualcun altro, noi poveri sfigati abbiamo due alternative: o anneghiamo e diventiamo cibo per squali o impariamo a nuotare abbozzando qualche mossa stile chihuaua, giusto per arrivare a riva.

E quindi che si fa? Dobbiamo ingegnarci per trovare altre strade e si ricomincia il gioco, con un’idea chiara in mente però: tutto dipende da noi. Read the rest of this entry »

“Private dance” online su Quotidiano.net

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Il mio progetto “Private Dance” realizzato con la fantastica Micol Ronchi, è stato pubblicato su Quotidiano.net dopo esser stato selezionato sul sito Photographer.it.

Grazie a chi ha effettuato la selezione! :)

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Il teatrino degli orrori

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Al giorno d’oggi siamo in un’epoca in cui tutto deve passare attraverso l’occhio di una telecamera, che sia una trasmissione, un gioco, un reality o la vita reale. Ed è veramente squallido quando una tragedia di cronaca nera diventa lo scenario di un horror reality vissuto in diretta sino al suo apice.
La vetrina degli orrori, mi sentirei di definire la televisione di oggi.

Scompare una ragazzina e la sua famiglia come prima cosa fa entrare i giornalisti in casa, come fossero investigatori. Ogni sguardo, ogni gesto viene ripreso e analizzato dall’esperto di turno che traccerà un quadro della situazione per chi è a casa. E così veniamo bombardati dai telegiornali, dai quotidiani, dalle centinaia di trasmissioni televisive con un pot-pourri di dettagli personali, di “elementi utili all’indagine” (sì perchè fa sensazionalismo usare i termini tecnici!), di fotografie della vittima, e le lacrime dei familiari…

E se già tutto questo non bastasse si arriva al punto più alto di share (e più basso nell’animo umano!) annunciando in diretta l’arrivo di un’ansa che urla il ritrovamento di un cadavere, davanti a centinaia di persone incollate al televisore, ma soprattutto davanti ad una madre che impietrita è presa nel vortice di smentite e poi di conferme per poi tornare alla smentita della notizia rimanendo nell’incertezza più atroce che quel “cadavere” sia realmente sua figlia. La freddezza della parola come fosse un oggetto, cattura ancora di più l’attenzione dello spettatore assatanato di morbosa curiosità, dimenticandosi totalmente che quello che si sta vivendo è la realtà e non la finzione di un film.

Due famiglie distrutte
da un uomo che ha commesso un crimine orrendo, ma ulteriormente distrutte dall’accanimento dei media, che ora si vantano che se l’assassino è crollato è perchè non sosteneva più l’assalto dei media. Siamo a questo punto? Il fatto che sia crollato per il senso di colpa troppo grande, o perchè non riusciva più a reggere un peso del genere davanti alla famiglia, non ha minimamente sfiorato i giornalisti. No, il mostro è crollato grazie anche a loro!

Sono bravi poi nell’aumentare ulteriormente il pathos legato ad una vicenda così drammatica, sì perchè ogni volta vanno a sottolineare la violenza carnale, come se l’omicidio non fosse ormai più abbastanza drammatico, allora ci si fissa su quell’elemento così raccapricciante e non si perde occasione per ripeterlo.

E poi il teatrino delle comparsate nelle varie trasmissioni televisive. E lì mi sento veramente triste per questa ragazzina, uccisa dallo zio e sfruttata dagli altri suoi familiari per i 15 minuti di notorietà. Tutti a parlare davanti alle telecamere, tutti a urlare improperi verso quel mostro, ma la memoria di Sara chi la rispetta?
E così la madre ospite di “Chi l’ha visto?” (vivendo in diretta il momento più terribile), il fratello ospite della “Vita in diretta”, la cugina al Tg5 e così via. Perchè? Perchè non vivere un momento così atroce nella propria intimità? Perchè non piangere dietro le telecamere, anzichè davanti? Perchè il bisogno di esporsi è così forte da quasi sminuire un fatto così grave?

Resto sbigottita e schifata da tutto ciò. Non ci sono parole per spiegare lo sdegno di quanto accaduto.

fiori

Real Women

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Qualche giorno fa, sono incappata per caso in un programma televisivo su la5 (rete digitale di mediaset, ok, non storcete il naso…).
E’ un programma inglese dal titolo: “Coleen’s real women”. Se non l’avete ancora visto dateci un’occhiata, lo trasmettono il mercoledì sera in seconda serata (vi consiglio di saltare la prima serata, a meno che voi non siate ferventi ammiratori di “Amici”. In questo periodo han pensato bene di trasmettere il tour estivo, casomai qualche fortunato era riuscito a perderselo!).
Il programma è molto carino, di breve durata e basato su una gran bella idea.
L’idea è questa: Coleen McLoughlin, (che pare essere molto famosa in Inghilterra in quanto moglie del calciatore Rooney) ha come compito quello di trovare e proporre a vari clienti, alcune ragazze comuni, delle real women, che parteciperanno ai casting insieme alle modelle professioniste.

avon avon2 Read the rest of this entry »

L’ultima perla di saggezza sul mondo della moda…

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Il dibattito sulla questione delle modelle troppo magre in passerella viene quotidianamente alimentato da polemiche e da vere e proprie perle di saggezza. Ultima in ordine di tempo quella di Karl Lagerfeld che farà infuriare molte persone e inasprirà ancora di più i toni.

«Solo alle grasse non piacciono le modelle magre»«Ci sono mummie grasse – insiste Lagerfeld sul settimanale Focus – che si siedono davanti al televisore con i loro pacchetti di patatine e dicono che le modelle magre sono brutte. Il mondo della moda è fatto di sogni e illusioni e nessuno vuole vedere donne rotonde».

Mi sembra un’uscita veramente poco felice se non addirittura assurda! Io ho sempre pensato che il dibattito modelle troppo magre sia un tema troppo vasto da restringere in poche affermazioni; da una parte ci sono tante modelle magre a livelli inaccettabili perchè non mangiano e non si nutrono a dovere solo perchè pensano che un etto in più sia un dramma, ma dall’altra parte ci sono anche modelle sì magre, ma toniche grazie alla palestra, magre per costituzione che quindi non devono essere messe al bando perchè non arrivano ad indossare una 42. Non mi piace la polemica sterile delle generalizzazioni, è giusto bandire chi della magrezza ne fa una malattia e quindi mette a repentaglio la propria vita, ma non è giusto nemmeno esagerare dall’altra parte arrivando quasi a demonizzare chi non ha una 42.

Io sono contro lo sfoggio di modelle anoressiche perchè è drammatico pensare a queste ragazze che pur di entrare in una 38/40 si privano di qualunque forma di nutrimento possibile per paura di perdere il lavoro o l’occasione della vita, quando in realtà ciò che rischiano veramente è perder il bene più prezioso e cioè la propria vita. E se Lagerfeld dice che “nessuno vuole vedere donne rotonde”, forse non si rende conto di che senso fanno le modelle scheletriche a cui puoi contare le ossa e non puoi non notare il loro sguardo triste e spento.

Preferisco una 42 tonica piuttosto che una 38 anoressica alta 1.80 e preferirei vedere una donna ben in carne piuttosto che le ossa di una modella troppo magra, che non ha quasi fiato di stare in piedi.

Arrivare a dire che solo alle grasse non piacciono le magre in passerella mi sembra veramente riduttivo oltre che offensivo. Inoltre se il mondo della moda è fatta di sogni e illusioni (come certi abiti che possono essere giusto sognati per i prezzi assurdi o per l’importabilità nella realtà) non è giusto costringere queste ragazze a farsi del male per raggiungere il loro sogno facendole sentire inadeguate se mettono un chilo in più.

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