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Aggiornamento portfolio ritratti – Sperimentare nuovi modi

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Un paio di giorni fa ho pubblicato sulla mia pagina Facebook  un post in cui esprimevo il desiderio di voler aggiornare il mio portfolio dedicato ai ritratti, organizzando una giornata dedicata per poter incontrare e ritrarre più persone possibili.

Non mi sarei mai aspettata una così grande dimostrazione di interesse. Prima di tutto vi ringrazio, mi avete dato una bella carica! Visto il numero di persone che mi ha scritto dicendomi di voler partecipare, molto probabilmente organizzerò più giornate. Potrebbe anche diventare un appuntamento mensile, se vedrò che continueranno ad arrivare persone. Ma questo si vedrà, intanto vediamo di organizzare la prima data.

Apro una piccola parentesi per spiegare il progetto: non vi sto offrendo un book fotografico gratis, deve esser ben chiaro. Per quel tipo di lavoro ci sono delle tariffe. In questo caso, approfittando del fatto che vorrei aggiornare il mio portfolio dedicato alla ritrattistica, sto cercando soggetti interessanti. Quindi non saranno presenti truccatrici né stylist. Lo specifico nel caso qualcuno volesse poi recriminare sul fatto che pensava a qualcosa di diverso.

Si realizzeranno dei ritratti, minimalisti, intimi, il più naturali possibili. Non sono richieste doti da modelle/i, né tanto meno cerco pose finte. Se volete farvi un’idea più chiara di cosa vorrei studiare e realizzare, potete dare un’occhiata a questa selezione di ritratti e a questa!

In quelle immagini ci sono sia modelle/i professioniste/i, ma anche persone che non hanno velleità da modelli. Sottolineerei la spontaneità e la naturalezza delle pose e delle espressioni. Questo è ciò che cerco. Qualcuno potrebbe tirarsi indietro pensando di non esser capace a posare. Vi tranquillizzo subito: non è importante, anzi! Meno posate, meglio è. Mi piacerebbe ascoltare qualcosa di voi. Vorrei scoprire nuovi volti interessanti, persone che abbiano qualcosa da dire, conoscere modelle/i con cui poi poter iniziare una collaborazione anche per il futuro…Non precludo nulla, sono solo curiosa di vedere volti e ascoltare storie.

Chiusa la parentesi della spiegazione del progetto, vorrei sfruttare l’occasione per coinvolgervi direttamente nella pianificazione, così chi è interessato può vedere quello che succede “dietro le quinte”.

Primissima cosa da fare: scegliere il DOVE. La maggior parte delle persone interessate è di Milano, quindi sicuramente, questa prima volta sarà a Milano. Passo successivo: abbiamo la città, ma il luogo esatto? Le alternative sono principalmente due: studio/location o esterni. Ragioniamoci su. Questo è un progetto per me, non c’è un cliente pagante, quindi devo limitare il più possibile i costi.

Valutiamo i pro e i contro del noleggiare uno studio.

I pro:

  • sicuramente avere uno studio a disposizione ci permette di scattare in totale libertà, se si volesse fare qualche foto in cui si vede qualche cm di pelle non ci sarebbero problemi, siamo al riparo da occhi indiscreti e dai vigili e forze dell’ordine.
  • dovesse esserci il diluvio universale, piovere rane, nevicare fuori stagione, fulmini e saette, noi saremmo al calduccio e con un tetto sulla testa. Il che non guasta quando hai una macchina in mano e tanta gente da organizzare e spostare.
  • è facilmente raggiungibile, nel senso che ha un indirizzo ben individuabile dai navigatori, se dovessi scegliere un bosco, si farebbe un po’ più fatica a trovare (non impossibile, ma solo un po’ più avventurosa la ricerca.. che non guasta)
  • è la comfort zone: un fondale, una luce o due, gli imprevisti possono capitare, ma sono più gestibili

I contro:

  • è la comfort zone, per quanto ci siano mille modi di usare uno studio e molteplici modi di usare le luci, scattare in studio è la zona franca, già usata più volte, non è rischiosa (sempre che non noleggi uno studio fatiscente che sta in piedi per miracolo, lì i rischi – compresi il tetano – ci sarebbero eccome)
  • le luci sarebbero artificiali, non si sfrutterebbe la luce meravigliosa della primavera
  • il costo del noleggio
  • le ore a disposizione (se si sfora si paga in più e torniamo al punto 3)

Ambientare gli scatti all’aperto ha come pro:

  • la luce naturale meravigliosa, si può sfruttare in molti modi differenti. Se si scatta in un parco si possono sfruttare i riflessi del sole attraverso le fresche frasche, se si scatta in città si possono sfruttare i riflessi sui muri, le linee rette proiettate sulle pareti degli edifici. Si può usare il sole in tanti modi differenti e sarebbe uno stimolo per me e un modo per voi di avere immagini differenti.
  • è totalmente gratuito – che diciamolo – non fa schifo di questi tempi!
  • ogni luogo può esser perfetto: un muro, una siepe, un campo… basta davvero poco per differenziare la foto. E anche nel caso di usare un fondale di tessuto, (altra variante molto interessante da usare all’aperto) la resa è garantita dalla luce.
  • si sta all’aria aperta e fa bene
  • l’imprevisto viene sfruttato come sfida e quindi diventa uno stimolo: riuscire ad aggirare l’ostacolo aiuta la creatività, ci si ingegna per trovare una soluzione. Es. dovesse piovere: anziché farlo diventare un problema insormontabile sfruttarlo a nostro favore: chi lo dice che non possiamo realizzare ritratti “bagnati”? Quante volte avete visto modelle con i capelli bagnati nella fotografia di moda? Perché non girare a nostro favore il tempo avverso? Si potrebbero fare immagini che sfruttano un cielo cupo da temporale creando immagini drammatiche. O per contrasto si potrebbero fare immagini divertenti, in cui si salta sotto la pioggia. Insomma, ci sono molteplici soluzioni, basta essere un po’ “sportivi”.
  • non ci sono limiti d’orario…il limite è solo la mia dipartita dopo 15 ore di scatti non stop

I contro:

  • se uno si aspetta il comfort di uno studio ovviamente in esterni non può avere le stesse condizioni, e quindi potrebbero esserci insetti, gente che passa, caldo o freddo a seconda del clima…
  • ci si deve adattare, l’imprevisto può esser visto come sprono a far di meglio, ma se uno si ferma davanti al fatto che si è messo a piovere (per esempio), allora meglio evitare
  • a seconda del luogo scelto potrebbe non essere immediatamente individuabile dal navigatore

Personalmente vorrei rischiarla e ambientare la giornata all’aperto, vediamo quanti saranno interessati. Voglio mettermi alla prova, gestendo più persone, in una situazione diversa dal solito, dove può capitare l’imprevisto. Questa cosa mi stimola parecchio.

Nel prossimo capitolo vedremo i passi successivi…

2013: un anno di sfide

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Questo post non vuol essere il classico articolo di fine anno con i buoni propositi per il nuovo alle porte, ma una sorta di resoconto dell’anno appena trascorso.

Il 2013 è stato un anno pesante, lavorativamente parlando è stato uno dei più duri e difficili da quando ho iniziato. Non mi vergogno ad ammetterlo, né tantomeno mi bullerò di quanti lavori fighi ho fatto, perché in questo ambiente funziona così, si nasconde la polvere sotto al tappeto, si mangiano pane e cipolle, ma agli altri si deve far credere di pasteggiare ogni giorno con salmone e caviale, sorseggiando champagne. Fotografi che fanno test (molto spesso gratuiti) alle modelle, che li spacciano per editoriali (non ho mai visto così tanti editoriali in giro, come negli ultimi anni, e dire che poi sfogli una qualsiasi rivista e i loro nomi non compaiono mai…), oppure quelli che vanno nelle agenzie a scegliere le modelle (molto spesso le new faces perché le altre sono fuori portata), ma sembra che stiano facendo il casting per il nuovo film di Hollywood. Quelli che “le modelle e i modelli sono miei amici” e quindi li devo taggare nel mio stato che dice che sono al bar perché così gli altri credono che ho una vita sociale fighissima e quindi io sono figo e cool (sì perché ormai sei out se  non parli come un deficiente con i termini inglesi che sono trendy). Oppure quelli che sono “quelli arrivati” che si mettono in cattedra ad insultare gli altri (solitamente i fotoamatori che gli danno da mangiare partecipando ai loro workshop), o che fanno comunella e gira e rigira se la cantano e se la suonano a vicenda.

A me di tutto questo apparire importa come dei cavoli a merenda, li osservo e sorrido e son qui a scrivere questo post contro corrente.

Il 2013 è arrivato dopo un anno andato bene, il 2012 mi ha regalato belle sorprese, è stato buono con me e infatti per bilanciare il tutto, questo è stato l’esatto opposto.

Ci son state decisioni importanti da prendere, cambi radicali, momenti difficili, tutti concentrati nella prima metà dell’anno, che mi hanno fatta arrivare alla fine dell’estate sfiancata. E con settembre la ripresa del lavoro non c’è stata, alcuni contatti sono sfumati, potrei dire per la crisi, ma semplicemente perché la gente spende parole anziché soldi, è più brava a parlar di aria fritta che di mettere realmente mano al portafogli. Perdite di tempo per incontri e progetti importanti che si son rivelati un nulla di fatto, con la delusione e l’amarezza che ancora una volta le buone idee son destinate a restare nel cassetto.

Ci son stati momenti in cui ho pensato di abbandonare la nave, ma poi ho capito che non si può prendere e scappare. “Bisogna reinventarsi, trovare nuove strade”, dicono gli esperti, e tu che l’unica strada che vedi è quella che ti porta dritta su una spiaggia a vender gelati, perché non ne puoi più di tutto questo, ti chiedi cosa fare e come mettere in pratica i loro consigli.

Poi però la vita ti presenta il suo prezzo, e tutte le tue paure ti sembrano sciocche quando ti ritrovi davanti ai veri problemi della vita.

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Written by Monimix

novembre 28th, 2013 at 12:00 pm

Una sfida: ritratti in strada senza pianificazione

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Il lato positivo dei social network è che ti permettono di entrare in contatto con persone che molto probabilmente non avresti mai avuto l’occasione di conoscere; è quello che è successo con Vincenzo D’Ambrosio, un ragazzo di Napoli, appassionato di fotografia e moda che inizia a muover i primi passi in questi due settori. Vincenzo è una di quelle persone che si incontrano raramente in giro, una persona estremamente gentile, carinissima, molto disponibile e creativa. Con lui ho voluto pormi una sfida personale: riuscire a realizzare una serie di scatti per le vie della città di Milano senza pianificazione, solo basandomi sull’improvvisazione e sull’istinto. Solo con persone come lui puoi pensare di riuscire a sperimentare senza aver quell’ansia da prestazione, di chi si aspetta e chiede continuamente di vedere e sapere cosa stai facendo, che spesso non ti aiuta a lasciarti andare perchè ti senti legato ai soliti schemi sicuri. Con lui invece è stata intesa sin dai primi messaggi, la sua piena disponibilità al fatto che gli avessi detto solo che volevo fare dei ritratti per strada, senza dare molti altri dettagli, mi è piaciuta sin da subito e mi ha fatto capire che lui poteva essere il soggetto adatto. Inoltre avendo posato solo in un’altra occasione, sapevo che non avrei visto pose trite e ritrite ma pose più spontanee e naturali.

L’idea era quella di sfruttare lo sfondo cittadino, giocando con le prospettive dei palazzi storici, i riflessi del sole dove presenti, mettere a contrasto elementi di sfondo molto differenti tra loro, cercare di cogliere la spontaneità di Vincenzo senza imporgli pose studiate, ma cercando di coglierlo in movimenti naturali.

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Written by Monimix

ottobre 2nd, 2013 at 10:25 am

Un passo alla volta…

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Ci sono giorni in cui ti chiedi cosa stai facendo, ti guardi allo specchio e l’immagine riflessa ti urla contro: “What the hell is wrong with you??!”

Sì perché ti senti svuotata, non sai cosa stai facendo, non sai più nemmeno cosa vuoi e quindi ti torturi pensando e ripensando alle stesse cose finché non ti rendi conto che i giorni passano e non stai concludendo nulla di buono.

Ti rimetti in discussione continuamente perché se ciò che hai fatto sino ad ora non ha portato a granché in termini di sopravvivenza (sì perché non si parla di soldoni, ma di spiccioli per non andar sotto ad un ponte!), evidentemente hai sbagliato qualcosa, quindi il primo passo è capire cosa e cercar di ricalibrare il tiro.

E’ un periodo difficile, lo sappiamo, dura da parecchio. In tanti stiamo affrontando difficoltà nel lavoro. L’umore ne risente e quindi anche la creatività. Non sai più dove sbattere la testa perché tutte le pallottole che avevi le hai sparate e il bersaglio che ti è tornato indietro non è stato colpito al centro, ma è solo pieno di buchi inutili che non hanno portato a nulla di fatto.

Non credo al detto “Mal comune mezzo gaudio”, nel senso che, passati i primi trenta secondi in cui realizzo di non esser da sola, mi rendo subito conto che non è che se uno sta annegando con me, allora io mi salvo! Mi salvo solo se so nuotare o se qualcuno mi tira un salvagente. E partendo dal presupposto che di Mitch Buchannon (come chi? Ah, uomini senza Dio, fate copia e incolla in google e scoprirete che oltre alle tettone della Anderson, in Baywatch c’era pure qualcun altro!) ce ne sono pochi e quelli che ci sono stanno già correndo in direzione di qualcun altro, noi poveri sfigati abbiamo due alternative: o anneghiamo e diventiamo cibo per squali o impariamo a nuotare abbozzando qualche mossa stile chihuaua, giusto per arrivare a riva.

E quindi che si fa? Dobbiamo ingegnarci per trovare altre strade e si ricomincia il gioco, con un’idea chiara in mente però: tutto dipende da noi. Read the rest of this entry »

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