Monimix Photography Blog

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Piccola anteprima dal set con Charo

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Ieri, dopo anni che ci rincorrevamo, ho avuto finalmente la possibilità di ritrarre Charo Galura. Una ragazza bellissima, tratti orientali e accento toscano, modella e musicista. Sono almeno cinque o sei anni che cercavamo di incontrarci, ma ogni volta che lei capitava a Milano io non riuscivo a liberarmi e raggiungerla, o lei non riusciva a fermarsi il tempo necessario per vedersi.

Avevo sempre pensato fosse molto bella e molto comunicativa in fotografia, ma vederla ieri sul set mi ha davvero stupita. Una bellezza naturale, acqua e sapone, sguardo magnetico, ogni foto è un racconto denso di significato.

Una piccola anteprima, un ritratto realizzato al volo col cellulare a fine servizio, già da qui si capisce quanto sia stato facile ritrarla, il suo magnetismo traspare anche in questo scatto non posato 😉

Written by Monimix

novembre 26th, 2014 at 3:13 pm

Ritratti in studio

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Nel post precedente, parlando dell’aggiornamento portfolio ritratti, ho parlato di ritratti ambientati in studio su un set fotografico, e di ritratti all’aperto, mettendo in mostra i pro e i contro di entrambe le situazioni. Oltre agli aspetti tecnici, vorrei mostrarvi cosa si può ottenere in entrambi i casi, con delle immagini, che sicuramente rendono molto meglio l’idea.

Partiamo da ritratti realizzati in studio:

Black and white portrait by Monimix

Questo è un ritratto realizzato un paio d’anni fa con Nathalie. Uno scatto al volo, spontaneo, ma che per ovvi motivi non sarebbe replicabile all’aperto per via del seno nudo. La stessa immagine non avrebbe avuto la stessa forza se Nathalie avesse indossato una maglia. in questo caso la pelle nuda esce dal fondale scuro e mette in evidenza la forza del gesto nel collo e le spalle nude rendono armonica la curva del suo fisico. Così come nel ritratto a LauraAnna, il nudo rafforza l’immagine donando quel velo di sensualità, seppur molto casta, che trova enfasi nel capello mosso dal vento, dagli occhi chiusi e le labbra leggermente socchiuse.

Black and white portrait by Monimix

Ma non solo immagini di nudo, ovviamente si possono fare in studio, anche se il fatto di essere in un luogo privato permette di osare senza problemi. Scattare in studio ci permette di avere a disposizione luci artificiali che ci consentono di andare a creare immagini dai forti contrasti. Molto spesso ho scattato con un solo punto luce, restando fedele quindi all’idea della luce naturale del sole. Come vedete da questa immagine realizzata con Lawrence, la luce mi ha permesso di esaltare la sua pelle e i muscoli del suo corpo, operazione che non sarebbe stata così facile da fare all’aperto, per esempio se fosse stata una giornata nuvolosa e una luce piatta.

Black and white portrait by Monimix

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Written by Monimix

marzo 25th, 2014 at 11:08 am

Aggiornamento portfolio ritratti – Sperimentare nuovi modi

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portraits

Un paio di giorni fa ho pubblicato sulla mia pagina Facebook  un post in cui esprimevo il desiderio di voler aggiornare il mio portfolio dedicato ai ritratti, organizzando una giornata dedicata per poter incontrare e ritrarre più persone possibili.

Non mi sarei mai aspettata una così grande dimostrazione di interesse. Prima di tutto vi ringrazio, mi avete dato una bella carica! Visto il numero di persone che mi ha scritto dicendomi di voler partecipare, molto probabilmente organizzerò più giornate. Potrebbe anche diventare un appuntamento mensile, se vedrò che continueranno ad arrivare persone. Ma questo si vedrà, intanto vediamo di organizzare la prima data.

Apro una piccola parentesi per spiegare il progetto: non vi sto offrendo un book fotografico gratis, deve esser ben chiaro. Per quel tipo di lavoro ci sono delle tariffe. In questo caso, approfittando del fatto che vorrei aggiornare il mio portfolio dedicato alla ritrattistica, sto cercando soggetti interessanti. Quindi non saranno presenti truccatrici né stylist. Lo specifico nel caso qualcuno volesse poi recriminare sul fatto che pensava a qualcosa di diverso.

Si realizzeranno dei ritratti, minimalisti, intimi, il più naturali possibili. Non sono richieste doti da modelle/i, né tanto meno cerco pose finte. Se volete farvi un’idea più chiara di cosa vorrei studiare e realizzare, potete dare un’occhiata a questa selezione di ritratti e a questa!

In quelle immagini ci sono sia modelle/i professioniste/i, ma anche persone che non hanno velleità da modelli. Sottolineerei la spontaneità e la naturalezza delle pose e delle espressioni. Questo è ciò che cerco. Qualcuno potrebbe tirarsi indietro pensando di non esser capace a posare. Vi tranquillizzo subito: non è importante, anzi! Meno posate, meglio è. Mi piacerebbe ascoltare qualcosa di voi. Vorrei scoprire nuovi volti interessanti, persone che abbiano qualcosa da dire, conoscere modelle/i con cui poi poter iniziare una collaborazione anche per il futuro…Non precludo nulla, sono solo curiosa di vedere volti e ascoltare storie.

Chiusa la parentesi della spiegazione del progetto, vorrei sfruttare l’occasione per coinvolgervi direttamente nella pianificazione, così chi è interessato può vedere quello che succede “dietro le quinte”.

Primissima cosa da fare: scegliere il DOVE. La maggior parte delle persone interessate è di Milano, quindi sicuramente, questa prima volta sarà a Milano. Passo successivo: abbiamo la città, ma il luogo esatto? Le alternative sono principalmente due: studio/location o esterni. Ragioniamoci su. Questo è un progetto per me, non c’è un cliente pagante, quindi devo limitare il più possibile i costi.

Valutiamo i pro e i contro del noleggiare uno studio.

I pro:

  • sicuramente avere uno studio a disposizione ci permette di scattare in totale libertà, se si volesse fare qualche foto in cui si vede qualche cm di pelle non ci sarebbero problemi, siamo al riparo da occhi indiscreti e dai vigili e forze dell’ordine.
  • dovesse esserci il diluvio universale, piovere rane, nevicare fuori stagione, fulmini e saette, noi saremmo al calduccio e con un tetto sulla testa. Il che non guasta quando hai una macchina in mano e tanta gente da organizzare e spostare.
  • è facilmente raggiungibile, nel senso che ha un indirizzo ben individuabile dai navigatori, se dovessi scegliere un bosco, si farebbe un po’ più fatica a trovare (non impossibile, ma solo un po’ più avventurosa la ricerca.. che non guasta)
  • è la comfort zone: un fondale, una luce o due, gli imprevisti possono capitare, ma sono più gestibili

I contro:

  • è la comfort zone, per quanto ci siano mille modi di usare uno studio e molteplici modi di usare le luci, scattare in studio è la zona franca, già usata più volte, non è rischiosa (sempre che non noleggi uno studio fatiscente che sta in piedi per miracolo, lì i rischi – compresi il tetano – ci sarebbero eccome)
  • le luci sarebbero artificiali, non si sfrutterebbe la luce meravigliosa della primavera
  • il costo del noleggio
  • le ore a disposizione (se si sfora si paga in più e torniamo al punto 3)

Ambientare gli scatti all’aperto ha come pro:

  • la luce naturale meravigliosa, si può sfruttare in molti modi differenti. Se si scatta in un parco si possono sfruttare i riflessi del sole attraverso le fresche frasche, se si scatta in città si possono sfruttare i riflessi sui muri, le linee rette proiettate sulle pareti degli edifici. Si può usare il sole in tanti modi differenti e sarebbe uno stimolo per me e un modo per voi di avere immagini differenti.
  • è totalmente gratuito – che diciamolo – non fa schifo di questi tempi!
  • ogni luogo può esser perfetto: un muro, una siepe, un campo… basta davvero poco per differenziare la foto. E anche nel caso di usare un fondale di tessuto, (altra variante molto interessante da usare all’aperto) la resa è garantita dalla luce.
  • si sta all’aria aperta e fa bene
  • l’imprevisto viene sfruttato come sfida e quindi diventa uno stimolo: riuscire ad aggirare l’ostacolo aiuta la creatività, ci si ingegna per trovare una soluzione. Es. dovesse piovere: anziché farlo diventare un problema insormontabile sfruttarlo a nostro favore: chi lo dice che non possiamo realizzare ritratti “bagnati”? Quante volte avete visto modelle con i capelli bagnati nella fotografia di moda? Perché non girare a nostro favore il tempo avverso? Si potrebbero fare immagini che sfruttano un cielo cupo da temporale creando immagini drammatiche. O per contrasto si potrebbero fare immagini divertenti, in cui si salta sotto la pioggia. Insomma, ci sono molteplici soluzioni, basta essere un po’ “sportivi”.
  • non ci sono limiti d’orario…il limite è solo la mia dipartita dopo 15 ore di scatti non stop

I contro:

  • se uno si aspetta il comfort di uno studio ovviamente in esterni non può avere le stesse condizioni, e quindi potrebbero esserci insetti, gente che passa, caldo o freddo a seconda del clima…
  • ci si deve adattare, l’imprevisto può esser visto come sprono a far di meglio, ma se uno si ferma davanti al fatto che si è messo a piovere (per esempio), allora meglio evitare
  • a seconda del luogo scelto potrebbe non essere immediatamente individuabile dal navigatore

Personalmente vorrei rischiarla e ambientare la giornata all’aperto, vediamo quanti saranno interessati. Voglio mettermi alla prova, gestendo più persone, in una situazione diversa dal solito, dove può capitare l’imprevisto. Questa cosa mi stimola parecchio.

Nel prossimo capitolo vedremo i passi successivi…

Trasferta nella splendida Perugia – Racconti di viaggio

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Ed eccomi qui a scrivere, da una stanza d’albergo, qualche parola durante questa trasferta lavorativa a Perugia.

Il momento in cui mi confermano un lavoro sono sempre preda di mille sentimenti diversi: si parte dall’euforia perchè hanno scelto di affidare a me questo lavoro (e visti i tempi che passano, è sempre un’ottima cosa!), mista all’ottimismo perchè ogni novità è motivo di confronto con altre realtà e quindi di crescita personale e lavorativa, la curiosità di conoscere le persone con cui lavorerò e l’entuasiasmo di vedere posti nuovi. Poi però ci sono sentimenti più difficili da affrontare, per esempio quelli legati all’ansia e le mille domande che si affollano nella mente, i molteplici scenari catastrofici che potrebbero manifestarsi, uniti a quella insana ansia da prestazione che mi fa dubitare di tutto. E in questo turbinio di emozioni contrastanti non vedo l’ora di essere finalmente sul set, accendere le luci e iniziare a scattare. Sì, perchè come cantava Finardi, “può cadere il mondo addosso finire sotto ad un masso” ma nel momento in cui prendo in mano la fotocamera e accendo le luci, ecco lì, in quel preciso istante tutta l’ansia provata finalmente se ne va, il respiro rallenta e tutto appare più semplice.
Avendo avuto conferma di questo lavoro con parecchio preavviso, e trattandosi di un lavoro molto importante per me, vi lascio immaginare in che stato pietoso io fossi nelle settimane precedenti. Fortuna che avevo ripreso la palestra, devo dire che è stata una salvezza perchè mentre sei impegnata a fare gli esercizi riesci a staccare completamente la mente e a calarti in un altro mondo, col beneficio di riuscire a gestire più tranquillamente l’attesa e l’ansia che ne deriva. Perchè da buona pigra sottovaluto sempre l’importanza dell’attività fisica per agire sulla mente, fino al momento in cui la faccio e mi sento meglio, ecco perchè sono ben felice di esser ritornata ad allenarmi.

Uno dei momenti per me più difficili è sempre la partenza, salutare e salire su un treno (o aereo che sia). Se in più ci mettiamo che il giorno della partenza era la classica giornata grigia e malinconica milanese, il quadro è completo. Comunque, porto la carcassa sul frecciarossa e da lì l’avventura ha inizio. Trenitalia mi sconvolge, arrivo a Firenze puntualissima, prendo il regionale che parte ed arriva spaccando il secondo, arrivo a Perugia con un sole magnifico in perfetto orario.

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Un set semplice ma d’effetto

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Durante l’ultimo shooting con Francesca ho avuto modo di giocare parecchio con la luce, sfruttando un set a me molto caro e familiare (molto minimalista, costituito da un fondale nero e un solo punto luce), cambiando solo alcuni aspetti. Primo fra tutti il punto di ripresa: un errore che si tende a fare spesso è quello di rimaner troppo fermi sul set. Troviamo un punto che ci appaga e tendiamo a non muoverci di lì, perdendo così molti altri punti di vista che potrebbero esser ben più interessanti e che ci aiuterebbero a dar più movimento e forza agli scatti.

In questi scatti mi sono mossa parecchio, ed è sempre meraviglioso osservare come la stessa fonte di luce cambi così tanto, solo spostandoci noi dal punto centrale in cui solitamente ci piazziamo. La bellezza dei tagli di luce e delle ombre che disegnano il corpo di Francesca sono da togliere il fiato. E se ci pensiamo, è bastato davvero poco per ottenerle.

Così come un fondale segnato e quindi “rovinato” può diventare interessante se inquadrato dal lato opposto della luce, in cui luci ed ombre lo esaltano e lo fanno apparire come fosse stato rovinato appositamente. Spesso in fotografia ciò che appare brutto o usurato può assumere quell’aria vissuta e di forte impatto che ci aiuta a caratterizzare le nostre immagini. Non per forza deve essere tutto perfetto, basta saperlo interpretare, ma ancora prima vedere.

Nelle mie foto mi sto spingendo sempre più verso un minimalismo estremo: un punto luce (al massimo un pannello riflettente, come in questo ultimo scatto), un fondale nero e tanta tanta voglia di trarre il meglio da ciò che ho a disposizione, andando a spogliare la scena da troppi orpelli e tecnicismi, privilegiando l’interpretazione del soggetto in una ricerca continua di comunicazione, forza ed espressione.

Il cammino è ancora lungo, ma sento di aver intrapreso la strada giusta.

Per vedere altri scatti tratti da questo set potete visitare il mio sito.

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Written by Monimix

gennaio 4th, 2012 at 3:26 pm

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