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Ritratti all’aperto | Cristina

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Ritratto in bianco e nero - Monimix

Con oggi inizia la pubblicazione dei ritratti realizzati durante la prima tappa del Progetto ritratti all’aperto. La prima, ad inaugurare l’avventura, è stata Cristina. Arrivata puntualissima, nonostante Trenitalia ci abbia messo del suo per farla tardare, è arrivata comunque per prima. Avevo appena finito di fare i primi scatti al posto e a testare la luce, che vedo spuntare questa lunga chioma rossa, pelle bianchissima, sorriso e sguardo un po’ timido ma vivace. L’aria è ancora fresca, nonostante il sole sia splendido, ma in un attimo si toglie la giacca e resta in canotta, sprezzante dell’aria.

Scambiamo due parole, iniziamo con le prime foto, sceglie di posare davanti ad un muro di cemento grezzo, perché “con i fiori mi fotografano sempre” mi dice. Mi piace che sia lei a scegliere, visto che lo scopo della giornata è proprio quello di riuscire a raccontare le persone che avrò davanti, (che per la maggior parte non conosco), nel modo che più li possa rappresentare.

A parte pochissime eccezioni, i partecipanti sono persone che ho conosciuto solo virtualmente e so pochissimo di loro, di alcuni proprio niente, perché si sono iscritti “sulla fiducia” e la sfida stava proprio in questo, riuscire ad entrare in contatto con loro nel brevissimo lasso di tempo a disposizione e provare a raccontarli in qualche immagine.

Il ritratto è la forma più intima nella fotografia, non tutti vogliono aprirsi e mostrare la propria vera natura, e anche per chi lo vorrebbe, non è così facile. In questo progetto ho dato loro alcune informazioni riguardo all’evento, ad ognuno ho detto cosa avrei voluto fare, e cioè rappresentarli in modo naturale, ma che stava a loro mostrarmi ciò che volevano, di loro stessi. Non avendo elementi per sapere chi avevo di fronte, mi sono messa ad osservarli: prima in gruppo e poi singolarmente. Non so se sono riuscita a rappresentarli realmente, solo loro sanno se in fondo, quelli in foto, sono davvero loro, o è l’immagine che hanno voluto mostrarmi, ma dalle reazioni (quando ho mostrato loro le foto finali), pare che i primi a cui le ho inviate, ne siano soddisfatti. E per me questa è già una bella vittoria.

Ad ognuno ho fatto poi alcune domande per raccontare un minimo di loro stessi, per sondare le reazioni riguardo all’evento, e soprattutto per sentire da ognuno di loro cosa pensino del ritratto come forma fotografica, ritengo sia molto interessante capire (anche da chi, magari, non è direttamente collegato al mondo fotografico) cosa voglia dire questo modo di raccontare e raccontarsi.

Lavoro: archeologa

Passioni: qualsiasi forma artistica: luce, colore, persone, musica

Un pensiero riguardo all’evento: ho pensato subito che fosse molto coraggioso come progetto, più per la fotografa che non per i soggetti ritratti, in realtà. Tante persone nuove in poco tempo…ha vinto la curiosità sul risultato, e anche l’approccio molto “social” e easy del tutto. Bellissimo team!

Il ritratto per te è: L’istante dell’anima. L’emozione più che una rappresentazione “topica” della persona. Non la esaurisce anche se perfetto e veritiero, ma ne coglie, ne ruba un frammento.

 Dì la tua: “Ma lei non stava più aspettando. Sorrise verso il cielo terso. Anche con un po’ di fatica, sapeva, sapeva alzarsi da sola.” (La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano)

Written by Monimix

aprile 22nd, 2014 at 1:34 pm

C’erano una volta i pori…

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Leggendo il blog “Style For Style” sono incappata nell’ultimo post riguardante l’intenzione dell’Inghilterra di dare un taglio al ritocco selvaggio alle fotografie.
Chi guarda i miei lavori avrà già capito quanto questa presa di posizione mi trovi d’accordo. Non ho mai apprezzato le foto estremamente ritoccate in cui le modelle perdono naturalezza diventando manichini spianati senza pori, col rischio di far perdere loro persino la spontanea espressività.

Sono d’accordo sull’eliminare dei difettucci minimi (occhiaie, brufoletti..) ma senza far diventare il viso della modella una landa spianata, liscia come una palla da biliardo. Il mio progetto “Natural Beauty” parte da qui, dalla stanchezza di vedere in giro modelle tutte uguali grazie a photoshop. L’espressività di una persona passa dall’intensità di uno sguardo o da un bellissimo sorriso, ma anche da una borsa sotto gli occhi, da una rughetta intorno alla bocca, che creano quella diversità che ciascuno di noi possiede e che ci rende unici e speciali.

Ciò che più mi ha colpito del post Di Giorgia è la foto di Madonna, prima e dopo il ritocco fotografico. Ora, era immaginabile che all’età della signora Ciccone, la pelle non poteva essere quella di una ventenne e soprattutto come siamo abituati a vederla sulle riviste, ma vedere il raffronto tra ciò che è reale e cosa no, mi ha colpita molto, nonostante io sappia quanto con photoshop si possa ormai fare e si faccia. Forse perchè siamo talmente abituati a vedere Madonna come una donna che ha fatto un patto col diavolo per non invecchiare, che vederla al naturale con le sue rughe e la pelle meno perfetta sembra strano, come se l’immagine sbagliata fosse proprio quella del “prima di photoshop”.
Questo mi fa riflettere su quanto ormai siamo convinti che la pelle di queste dee sia spianata e perfetta, è diventatao consuetudine pensare che persone così perfette esistano davvero creandoci paranoie guardandosi allo specchio.
Non voglio entrare nella polemica dei dimagrimenti eccessivi fatti col fluidifica photoshopparo perchè è un argomento affrontato già parecchio; mi limito ad osservare la pelle, perchè è il simbolo di ciò a cui siamo arrivati e Madonna ne è un esempio.
Posso capire che l’immagine reale della signora probabilmente non farebbe vendere milioni di copie di dischi o riviste, ma rendiamoci conto che tra il prima e il dopo esiste un mondo! Si potevano attenuare un po’ le rughe, dare un colorito più vivace alla foto, ma da qui al trasformarla in sua figlia ce ne passa!

madonna-photoshop

before-photoshop2

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