Monimix Photography Blog

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Ritratti all’aperto | Erica

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Ritratto all'aperto - Monimix

La seconda partecipante all’evento Ritratti all’aperto è stata un’altra ragazza: Erica. Una cascata di riccioli castani, due grandi occhi scuri molto spesso nascosti dietro al ciuffo ribelle che le copre parte del viso. Dalla Romagna si è trasferita a Milano per studiare pittura all’Accademia di Belle Arti. Arriva con una gonna a pieghe, come non sfruttarla per farle fare la ruota, come si faceva da bambine?! Ed è il modo migliore per rompere il ghiaccio, far due risate, sentirsi più rilassate davanti all’obiettivo e ottenere un bel mosso.

Lavoro: studente Pittura Accademia di Belle arti (Brera)

Passioni: ogni cosa possa essere o ci somigli (anche vagamente) ad Arte- Fotografia

Un pensiero riguardo all’evento: sperimentare se stessi e la visione che si può avere di se. Per me era assolutamente un’opportunità per vedere Monica lavorare con i soggetti.

Il ritratto per te è: come direbbe Munari “è il rapporto tra la rappresentazione di sé, la dimensione visuale del ritratto e le proprie apparenze riflesse”, ossia la realizzazione di un’immagine che medi la propria percezione di sé, il modo in cui si spera di apparire, ed il personaggio che si crea agli occhi degli altri.

Di la tua: una delle mie frasi preferite da anni, che continua a caratterizzarmi nonostante la mia irrefrenabile volubilità è “la tua certezza più assoluta si rivelerà la verità più inesatta”.

Written by Monimix

aprile 23rd, 2014 at 9:13 am

Ritratti all’aperto | Cristina

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Ritratto in bianco e nero - Monimix

Con oggi inizia la pubblicazione dei ritratti realizzati durante la prima tappa del Progetto ritratti all’aperto. La prima, ad inaugurare l’avventura, è stata Cristina. Arrivata puntualissima, nonostante Trenitalia ci abbia messo del suo per farla tardare, è arrivata comunque per prima. Avevo appena finito di fare i primi scatti al posto e a testare la luce, che vedo spuntare questa lunga chioma rossa, pelle bianchissima, sorriso e sguardo un po’ timido ma vivace. L’aria è ancora fresca, nonostante il sole sia splendido, ma in un attimo si toglie la giacca e resta in canotta, sprezzante dell’aria.

Scambiamo due parole, iniziamo con le prime foto, sceglie di posare davanti ad un muro di cemento grezzo, perché “con i fiori mi fotografano sempre” mi dice. Mi piace che sia lei a scegliere, visto che lo scopo della giornata è proprio quello di riuscire a raccontare le persone che avrò davanti, (che per la maggior parte non conosco), nel modo che più li possa rappresentare.

A parte pochissime eccezioni, i partecipanti sono persone che ho conosciuto solo virtualmente e so pochissimo di loro, di alcuni proprio niente, perché si sono iscritti “sulla fiducia” e la sfida stava proprio in questo, riuscire ad entrare in contatto con loro nel brevissimo lasso di tempo a disposizione e provare a raccontarli in qualche immagine.

Il ritratto è la forma più intima nella fotografia, non tutti vogliono aprirsi e mostrare la propria vera natura, e anche per chi lo vorrebbe, non è così facile. In questo progetto ho dato loro alcune informazioni riguardo all’evento, ad ognuno ho detto cosa avrei voluto fare, e cioè rappresentarli in modo naturale, ma che stava a loro mostrarmi ciò che volevano, di loro stessi. Non avendo elementi per sapere chi avevo di fronte, mi sono messa ad osservarli: prima in gruppo e poi singolarmente. Non so se sono riuscita a rappresentarli realmente, solo loro sanno se in fondo, quelli in foto, sono davvero loro, o è l’immagine che hanno voluto mostrarmi, ma dalle reazioni (quando ho mostrato loro le foto finali), pare che i primi a cui le ho inviate, ne siano soddisfatti. E per me questa è già una bella vittoria.

Ad ognuno ho fatto poi alcune domande per raccontare un minimo di loro stessi, per sondare le reazioni riguardo all’evento, e soprattutto per sentire da ognuno di loro cosa pensino del ritratto come forma fotografica, ritengo sia molto interessante capire (anche da chi, magari, non è direttamente collegato al mondo fotografico) cosa voglia dire questo modo di raccontare e raccontarsi.

Lavoro: archeologa

Passioni: qualsiasi forma artistica: luce, colore, persone, musica

Un pensiero riguardo all’evento: ho pensato subito che fosse molto coraggioso come progetto, più per la fotografa che non per i soggetti ritratti, in realtà. Tante persone nuove in poco tempo…ha vinto la curiosità sul risultato, e anche l’approccio molto “social” e easy del tutto. Bellissimo team!

Il ritratto per te è: L’istante dell’anima. L’emozione più che una rappresentazione “topica” della persona. Non la esaurisce anche se perfetto e veritiero, ma ne coglie, ne ruba un frammento.

 Dì la tua: “Ma lei non stava più aspettando. Sorrise verso il cielo terso. Anche con un po’ di fatica, sapeva, sapeva alzarsi da sola.” (La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano)

Written by Monimix

aprile 22nd, 2014 at 1:34 pm

Il “segreto”? E’ tutto racchiuso in quei numeri. Parallelismi tra fotografia e vita.

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Le basi tecniche della fotografia si basano su alcuni valori che è bene capire per poter iniziare a scattare. Tra essi vi sono la sensibilità ISO, l’apertura del diaframma, il tempo di scatto e l’inquadratura.
Non voglio entrare nel merito della spiegazione di questi fattori, perché di manuali tecnici c’è pieno il mondo. Vorrei fare un passo in più e condividere una piccola riflessione.
Questi valori si possono riassumere in: sensibilità, apertura, tempo ed inquadratura.
Ci permettono di avere più o meno luce nel nostre sensore, di variare i tempi di ripresa cristallizzando il movimento o creando quelle magnifiche scie che danno l’idea di aver catturato l’anima che fluttua fuori da un corpo o da un oggetto in movimento, e la visione d’insieme o l’attenzione su un particolare.
Questa è brutalmente e molto sinteticamente la spiegazione di ciò che questi numerini ci permettono di fare.
Ora, non vi pare che allargando un poco il nostro campo visivo e mentale, questi valori riassumono anche la concezione della fotografia in toto?
Cosa ripetono sempre i grandi fotografi? Che la fotografia non è solo tecnica, ma è occhio, cuore e mente. Che è fondamentale esprimere un messaggio, raccontare una storia attraverso i nostri scatti per trasmettere qualcosa di noi e poter realizzare immagini che catturino l’attenzione dell’osservatore .

Facendo un parallelismo possiamo quindi dire che è importante la sensibilità con cui ci approcciamo al soggetto da ritrarre, aprire la nostra mente (oltre che i nostri occhi) per capire ciò che abbiamo davanti, per indagarlo, capirlo, sentirlo per poi restituirlo agli altri. E’ importante il tempo di reazione, non basta pensare a come vorremmo fare una foto, dobbiamo agire, alzarci e scattare,dobbiamo essere al passo con il mondo, e poi decidere se correre a perdifiato o rallentare e goderci il momento. Ed infine la visione d’insieme: raccontare una storia, un pezzo di vita, non solo cocci separati, ma il vaso nella sua interezza, con un inizio, uno svolgimento e una fine come fosse un film.

E allargando ancora di più il nostro campo visuale, non sono forse gli stessi parametri che possiamo applicare alla vita? Sensibilità e attenzione con chi abbiamo davanti, andare oltre l’apparenza aprendo gli occhi e la nostra mente con tutto ciò che succede nel mondo, sforzarci nel fare anzichè nel pensare di fare, aprire la nostra vita agli altri, facendo qualcosa per loro e per noi stessi…

Written by Monimix

marzo 22nd, 2011 at 12:37 pm

News dal workshop!

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A distanza di un mese mi prendo finalmente del tempo per scrivere questo post dedicato al workshop che ho tenuto il 23 maggio scorso. E’ stata una gran bella giornata, ricca di scambi di idee, di crescita personale e diversi punti di vista. Come già scritto nei post precedenti a riguardo, il tema della giornata è stato il dedicarsi all’organizzazione di un vero e proprio servizio fotografico, partendo dalla ricerca di un’idea da realizzare, passando per il confronto con i componenti del gruppo e dei collaboratori (truccatrici, stylist e modelle) al fine di individuare una storia da raccontare attraverso gli scatti, in modo da rendere il partecipante al workshop parte attiva nella pianificazione degli scatti.
Unici elementi dati: la modella, gli abiti e la location (parco Sempione a Milano, ricco di diversissimi angoli di ripresa).

Dopo aver rotto il ghiaccio con le prime informazioni riguardanti la giornata e le “regole” di base da seguire ecco i nostri eroi iniziare il brainstorming per determinare la propria idea da sviluppare. Fase importantissima e delicatissima, perchè da qui si determinerà tutto il corso della giornata.
E’ stato molto utile il confronto diretto e partecipe con i collaboratori perchè la stylist ha potuto illustrare lo styling degli abiti scelto, la truccatrice ha dato il suo contributo indicando quali fossero il trucco e l’acconciatura che meglio avrebbero reso l’idea e la modella ha potuto interagire attivamente con i fotografi illustrando loro il suo personale punto di vista per l’interpretazione del tema.

brainstorming brainstorming
(Notare come nelle foto qui sopra, sembriano l’allegra brigata del famosissimo spot di un gazzillione di anni fa della coca cola che cantava: “vorrei cantare insieme a voi… in magica armonia…”). Ok, torniamo seri!

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