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Ambientare i ritratti all’aperto: guardarsi attorno e scoprire mille scorci diversi

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Abbiamo visto alcuni lati positivi e negativi dello scattare in studio e all’aperto, ora dobbiamo decidere il dove. Per questa prima tappa del tour dei ritratti (non mi dispiace per niente l’idea di farlo diventare un progetto di lungo corso e perché no, itinerante), prediligo l’idea di ambientare la sessione all’aperto. Complice la primavera con la sua luce meravigliosa e le piante fiorite, la rischio e scelgo questa opzione. E fu così che riprese a piovere per settimane ininterrottamente. Solitamente funziona così, appena si sceglie di scattare all’aperto, lassù c’è qualche burlone che decide di tirar giù acqua a secchiate. Corriamo il rischio, che dite?

Il primo piccolissimo passo è fatto: sappiamo che vogliamo scattare all’aperto. E ora? Ora non ci resta che scegliere realmente il dove. La città di Milano è enorme, va individuata una zona adatta che possa offrire più varietà possibile e che non sia nelle vie più trafficate dalle auto. La prima idea è quella di scegliere un parco cittadino. Solitamente ci sono vari angoli interessanti, zone più tranquille, parti al sole e zone d’ombra, siepi fiorite, muri di cinta, insomma una bella varietà di sfondi.

Anni fa, in occasione di un progetto, avevo scelto il Parco Sempione, e mi è sempre rimasta la voglia di tornarci per poter sfruttare tutte quelle zone che allora non ero riuscita a sfruttare perché non attinenti al progetto. Il parco è comodo da raggiungere con i mezzi, è in una zona centrale, ed è enorme. Direi che per la nostra prima tappa può andare benissimo.

Quando ai tempi, vi avevo fatto un sopralluogo, ricordo che mi ero innamorata di moltissimi angoli che il parco offriva.

Tantissimi gli scorci verdi e fioriti delle siepi e dei cespugli:

Parco sempione - siepi e fiori

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Written by Monimix

marzo 27th, 2014 at 2:14 pm

Contrasti e similitudini

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Premetto che non sono una fotografa di architettura, a me le righe dritte non vengono nemmeno se mi mettete la bolla sotto al naso, però mi piace osservare i volumi, le forme squadrate, i contrasti degli edifici che si stagliano sul cielo e il contrasto con la natura a cui sempre più stanno togliendo spazio. Le prime due immagini sono state entrambe realizzate a Milano, un pomeriggio di settembre con un luce splendida. Amo il contrasto tra queste due immagini, entrambe mostrano un’apertura (tra le piante si intravede la Villa Reale), una finestra (l’architettura è un palazzo della Piazza Aulenti nel nuovo quartiere di Porta Nuova), ognuna a modo suo.

Essendo io una grande amante della natura, capita molto spesso che mi ritrovi a passeggiare in qualche boschetto (che fortunatamente dalle mie parti abbondano). Nella quiete del luogo posso immergermi completamente ed estraniarmi dal mondo. Ciò che amo di più, oltre ovviamente al silenzio dei rumori della città in favore dei suoni della natura, è osservare la luce che filtra dalle piante, i colori variegati a seconda della stagione, l’intreccio dei rami e le forme degli alberi. Capita spesso che ne ritragga le fughe di prospettiva o lo stagliarsi sul cielo, come nell’immagine sottostante realizzata un pomeriggio d’ottobre. Osservandola non ho potuto non notare un richiamo ad un’altra immagine ripresa tempo prima a Milano, dove soggetto principale della foto sono dei grattacieli in costruzione nel quartiere Porta Nuova. Le forme allungate si stagliano sul cielo (in questo caso completamente bianco ed assente, ulteriore elemento che ne rafforza la freddezza e la durezza), lunghi elementi verticali che svettano sull’uomo, in netto contrasto con le forme armoniche ed irregolari delle piante che corrono a toccare il cielo sopra di esse. L’uomo, piccolo elemento presente della scena come osservatore muto, osserva la maestosità degli elementi e non può non notare come l’uomo costruttore cerchi di costruire (usurpando lo spazio della natura) mostri di cemento che riprendono le forme della natura, da qui il titolo sarcastico di “Similitudini”.

similitudini

 

 

Written by Monimix

gennaio 30th, 2014 at 11:23 am

Festival della fotografia etica | Lodi, 17/20 ottobre 2013

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Il weekend appena trascorso ha visto lo svolgersi del Festival della fotografia etica a Lodi. Nonostante il tempo grigio e un po’ di pioggia, parecchi visitatori hanno riempito la città. Armati di cartina con i luoghi di interesse, gruppi di persone si aggiravano per le viette in cerca delle mostre. Unico tasto dolente, se vogliamo proprio dirla tutta, è stata la carenza di segnali che facilitassero l’individuazione dei luoghi ai non lodigiani. Ammetto che in certi casi non è stato facile trovarli, se non girando più e più volte a vuoto e solo seguendo poi  vari capannelli di persone si riuscivano a scovare le mete. A parte questo, il Festival si conferma come un gran bell’evento di fotografia e riflessione.

La prima mostra che ho visitato si intitola: “Nuestros Pequeños Hermanos” (Fondazione Francesca Rava) della fotografa Albertina D’Urso. Gli scatti, ambientati nella location suggestiva dei Chiostri del Museo Paolo Gorini, rappresentano la mission di Nuestros Pequeños Hermanos, che in inglese significa “I nostri piccoli fratelli e sorelle”, che è quella di fornire una casa e l’affetto di una vera famiglia ai bambini orfani o abbandonati, in seguito alla spirale di violenza e povertà che da anni sta martoriando i paesi del Centroamerica, Nicaragua, Honduras, El Salvador e Guatemala.

La location, con la luce grigia della giornata è resa a tratti inquietante assumendo le sembianze di un vecchio ospedale psichiatrico, soprattutto anche grazie all’eco di alcune voci di cui non è chiara la provenienza. Inquietudini a parte, la mostra è stata allestita in maniera molto minimalista: cavi leggeri reggono i pannelli, dando aria attorno alle immagini e calandole perfettamente nell’ambiente circostante, facendo risaltare – per contrasto – gli splendidi colori e i volti di questi bambini che si spera abbiano trovato la loro serenità grazie a missioni come questa.

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Written by Monimix

ottobre 22nd, 2013 at 3:22 pm

Trasferta nella splendida Perugia – Racconti di viaggio

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Ed eccomi qui a scrivere, da una stanza d’albergo, qualche parola durante questa trasferta lavorativa a Perugia.

Il momento in cui mi confermano un lavoro sono sempre preda di mille sentimenti diversi: si parte dall’euforia perchè hanno scelto di affidare a me questo lavoro (e visti i tempi che passano, è sempre un’ottima cosa!), mista all’ottimismo perchè ogni novità è motivo di confronto con altre realtà e quindi di crescita personale e lavorativa, la curiosità di conoscere le persone con cui lavorerò e l’entuasiasmo di vedere posti nuovi. Poi però ci sono sentimenti più difficili da affrontare, per esempio quelli legati all’ansia e le mille domande che si affollano nella mente, i molteplici scenari catastrofici che potrebbero manifestarsi, uniti a quella insana ansia da prestazione che mi fa dubitare di tutto. E in questo turbinio di emozioni contrastanti non vedo l’ora di essere finalmente sul set, accendere le luci e iniziare a scattare. Sì, perchè come cantava Finardi, “può cadere il mondo addosso finire sotto ad un masso” ma nel momento in cui prendo in mano la fotocamera e accendo le luci, ecco lì, in quel preciso istante tutta l’ansia provata finalmente se ne va, il respiro rallenta e tutto appare più semplice.
Avendo avuto conferma di questo lavoro con parecchio preavviso, e trattandosi di un lavoro molto importante per me, vi lascio immaginare in che stato pietoso io fossi nelle settimane precedenti. Fortuna che avevo ripreso la palestra, devo dire che è stata una salvezza perchè mentre sei impegnata a fare gli esercizi riesci a staccare completamente la mente e a calarti in un altro mondo, col beneficio di riuscire a gestire più tranquillamente l’attesa e l’ansia che ne deriva. Perchè da buona pigra sottovaluto sempre l’importanza dell’attività fisica per agire sulla mente, fino al momento in cui la faccio e mi sento meglio, ecco perchè sono ben felice di esser ritornata ad allenarmi.

Uno dei momenti per me più difficili è sempre la partenza, salutare e salire su un treno (o aereo che sia). Se in più ci mettiamo che il giorno della partenza era la classica giornata grigia e malinconica milanese, il quadro è completo. Comunque, porto la carcassa sul frecciarossa e da lì l’avventura ha inizio. Trenitalia mi sconvolge, arrivo a Firenze puntualissima, prendo il regionale che parte ed arriva spaccando il secondo, arrivo a Perugia con un sole magnifico in perfetto orario.

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30th October – Yellow

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Written by Monimix

ottobre 30th, 2011 at 4:23 pm

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