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Un altro scatto dal workshop

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A breve, io e Barbara, pubblicheremo una selezione degli scatti realizzati dai partecipanti del workshop del 20 novembre. Nell’attesa vi lascio un mio ritratto di Francesca!

Dopo la lezione di post produzione del 21 novembre di Francesco, nulla è e sarà mai più come prima: ieri mentre la postproducevo mi venivano in mente le sue parole sulla pulizia della pelle (maniacale!), le luci e le ombre da attenuare o da esaltare, e mille altri spunti che ci ha offerto in quella giornata. Da una parte: “Grazie mille Fra”, dall’altra: “Ti odio immensamente per avermi dato nuove manie assassine durante la post!”

Scherzi a parte, anche se il tempo era tiranno e ci sarebbero volute ore e ore di lezione per approfondire il tutto, è riuscito ad instillare mille nuovi spunti da cui partire e migliorare, quindi: Bravo Francesco!

Riflessioni…

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Il viaggio che ho fatto mesi fa in America mi ha aiutato a capire alcune cose e a vedere la realtà da un’altra prospettiva. La qualità della vita ha la sua importanza, dobbiamo cercare di lavorare ma senza dimenticarci che lo scopo è anche quello di crescere e migliorare costantemente come persone. Se lavoriamo e basta saremo magari dei grandi nel nostro lavoro, ma una volta chiusa la porta dell’ufficio cosa siamo? Dobbiamo portare avanti le due cose contemporaneamente, non siamo schiavi del lavoro, siamo persone prima di tutto, che hanno un lavoro. Il lavoro è parte della vita, non è la nostra vita. Sarebbe riduttivo pensare che la nostra vita sia il nostro lavoro. Siamo persone formate da tanti tasselli e dobbiamo cercare di dedicare a ciascun tassello la giusta importanza e il giusto spazio.
I primi giorni che ero là, incontrare per strada persone sconosciute che ti sorridono e ti salutano mi stupiva. E questo mi ha fatto riflettere: perchè lo fanno? ma poi la seconda domanda (che dobbiamo farci tutti) è: perchè noi NON lo facciamo? perchè abbiamo paura di esser presi per pazzi, maniaci, serial killer? o pensiamo che gli altri sono solo comparse nelle nostre vite che non meritano nemmeno un sorriso?
E’ bello vedere gente che alle 9 del mattino si dirige in ufficio con il suo bicchiere di cappuccino tra le mani, che cammina (e non corre travolgendo gli altri) e ha sul volto un sorriso. Lavorano anche gli americani, (e tanto), ma sanno anche godersi la vita, godono delle piccole cose: un caffè in compagnia, una chiaccherata al tavolino del bar…
Non so, sarà l’influenza dell’oceano che ha potere calmante sui nervi, ma credo che il “farsi belli” di aver lavorato 14 ore al giorno per consegnare un lavoro non sia l’aspettativa migliore della vita. Primo perchè ti sei perso una marea di piccole cose in quel giorno, secondo perchè nessuno ti darà la medaglia come “lavoratore dell’anno”, terzo perchè il cliente non capirà il tuo sforzo ma se ne lamenterà comunque, quarto e più importante è perchè non hai vissuto.

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Sono le azioni che contano!

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“Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Siate il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.”

“Sono le cose semplici che mozzano il fiato.”

[Mahatma Gandhi]

Fa caldo. Si sa.
C’è la crisi. Si sa.
I clienti sono pochi e difficili. Si sa.
Ormai tutti si spacciano per fotografi. Si sa.
Si è depressi. Si sa.
Si è demotivati. Si sa.
Si è incazzati. Si sa.
L’Italia ai mondiali ha fatto schifo. Si sa.

Ok, ora che abbiamo snoccialato alcuni tra i più famosi luoghi comuni degli ultimi tempi, cerchiamo di andare oltre, ok?
Assodato che il periodo è buio, l’afa ci toglie il fiato, la tecnologia corre veloce, e via dicendo, fermiamoci un istante a riflettere: che possiamo fare oltre che lamentarci a ciclo continuo e non fare nulla di produttivo per il lavoro e nemmeno positivo per la nostra vita?
Possiamo cominciare ad osservare la nostra vita da un altro punto di vista. La frase iniziale di Gandhi ci insegna che se vogliamo veramente cambiare le cose dobbiamo iniziare a fare qualcosa e non solo a pensarlo.
Ora, io non sono il Mahatma, ma una cosa è certa, continuare a lamentarci non aiuta.

Anzi, rompe proprio le scatole: a noi stessi e soprattutto a chi ci sta vicino.
Parlo per esperienza: l’ultimo periodo è stato difficile, noioso, umore nero e amarezza a fasi alterne. Ma ora sono stanca di lamentarmi, mi sono auto-stancata quindi devo fare qualcosa.
“E da dove comincio?” sì, perchè continuando a lamentarci si finisce col non riuscire a smettere di farlo e se ne diventa schiavi al punto da non sapere come altro passare il tempo.
Dopo lo smarrimento inziale ecco le prime risposte: potrei leggere i libri che ho accantonato per mancanza di voglia e tempo. Potrei visitare delle mostre visto che non sempre si riesce a farlo quando abbiamo un po’ di impegni. Potrei studiare nuove tecniche di post produzione, o pensare a nuovi schemi luci da sfruttare in un prossimo servizio. Potrei studiare meglio l’inglese per avere dialoghi più interessanti e articolati. Potrei rivedere una cara amica che è tanto che non vedo. Potrei uscire a far una passeggiata rilassante.
Tutte azioni che mi aiutano a crescere e migliorare professionalmente e umanamente e che soprattutto mi fanno sentire viva perchè so che sto impiegando il tempo “morto” con cose utili e non perdendo tempo (lamentandomi) che non potrò più recuperare.
Un’altra cosa che sto cercando di fare è di trasformare tutte le frasi che iniziano o contengono la parola NON con frasi positive. Perchè ribaltanto le frasi negative ed eliminando quella parolina piccola ma significativa si sente già una sensazione più positiva. Provateci!

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News dal workshop!

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A distanza di un mese mi prendo finalmente del tempo per scrivere questo post dedicato al workshop che ho tenuto il 23 maggio scorso. E’ stata una gran bella giornata, ricca di scambi di idee, di crescita personale e diversi punti di vista. Come già scritto nei post precedenti a riguardo, il tema della giornata è stato il dedicarsi all’organizzazione di un vero e proprio servizio fotografico, partendo dalla ricerca di un’idea da realizzare, passando per il confronto con i componenti del gruppo e dei collaboratori (truccatrici, stylist e modelle) al fine di individuare una storia da raccontare attraverso gli scatti, in modo da rendere il partecipante al workshop parte attiva nella pianificazione degli scatti.
Unici elementi dati: la modella, gli abiti e la location (parco Sempione a Milano, ricco di diversissimi angoli di ripresa).

Dopo aver rotto il ghiaccio con le prime informazioni riguardanti la giornata e le “regole” di base da seguire ecco i nostri eroi iniziare il brainstorming per determinare la propria idea da sviluppare. Fase importantissima e delicatissima, perchè da qui si determinerà tutto il corso della giornata.
E’ stato molto utile il confronto diretto e partecipe con i collaboratori perchè la stylist ha potuto illustrare lo styling degli abiti scelto, la truccatrice ha dato il suo contributo indicando quali fossero il trucco e l’acconciatura che meglio avrebbero reso l’idea e la modella ha potuto interagire attivamente con i fotografi illustrando loro il suo personale punto di vista per l’interpretazione del tema.

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(Notare come nelle foto qui sopra, sembriano l’allegra brigata del famosissimo spot di un gazzillione di anni fa della coca cola che cantava: “vorrei cantare insieme a voi… in magica armonia…”). Ok, torniamo seri!

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