Monimix Photography Blog

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Fare il punto della situazione

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Come già scritto nel precedente post, ultimamente mi son dedicata molto alla ricerca personale, portando avanti il progetto Natural Beauty e contemporaneamente i ritratti in bianco e nero.
Guardando questi primi scatti sono molto soddisfatta di come sta andando, ma ho già individuato alcuni punti su cui devo lavorare ancora parecchio e mi sembra utile appuntarmi pubblicamente le riflessioni fatte, così magari leggendole, qualcuno, ne potrà trarre uno spunto per un confronto che possa essere utile ad entrambi.

  1. Prima di tutto devo avvicinarmi di più al soggetto, guardandoli insieme noto che tendo spesso a fare dei piani americani, invece dovrei variare di più e stringere l’inquadratura soffermandomi così sul volto e sull’espressione della persona ritratta.
  2. Altra cosa che devo sicuramente fare – e che tendo sempre a ricordarmene solo dopo aver visto i risultati – è quella di ritrarre la persona non solo nella sua intierezza, ma anche i particolari che la contraddistinguono. Come può essere per esempio un modo di gesticolare, un modo di spostarsi i capelli, il corrucciare la fronte quando sono concentrati o la fossetta quando ridono. In modo da cogliere il più possibile la persona.
  3. Variare la scena, non solo usare il fondale, ma calare il soggetto in un contesto, che sia casa sua o un ambiente neutro, o un esterno per poter mettere la persona a proprio agio in uno spazio in cui possa interagire con ciò che la circonda e mettere me stessa alla prova in situazioni meno scontate.
  4. Lasciare ancora più libertà al soggetto di fare ciò che la fantasia gli suggerisce, saltare, ballare, dare le spalle alla fotocamera, mettersi le dita nel naso, in modo da avere anche una visione meno seria e scontata del ritratto.
  5. Scattare in verticale!! Per me è una violenza ruotare la macchina, perchè mi viene sempre spontaneo scattare in orizzontale, (perchè ho una visione più cinematografica che modaiola della fotografia) ma devo assolutamente sforzarmi di variare anche questo aspetto, molti splendidi ritratti che si vedono in giro sono magnifici pur essendo in verticale.
  6. Cambiare schemi di luce. Tendo ad usare sempre lo stesso, molto semplice, con una sola fonte di luce, ma è giusto variare anche qui, per non rendere troppo monotono l’insieme dei lavori.
  7. Giocare con i piani di ripresa, fotografare il soggetto da un punto di vista più alto, più da lontano, più vicino.
  8. Preoccuparmi meno della qualità tecnica e sbagliare volutamente, giocando con il mosso, con la grana, con l’esposizione, perchè la foto migliore, a volte, è quella colta all’improvviso quando la macchina non è settata correttamente, ma prendi e scatti per non perdere quell’attimo meraviglioso.
  9. Non aver paura a chiedere ciò che voglio, ma osare sempre di più, solo così possiamo andare contro le regole e tirare fuori il meglio dal soggetto e dallo scatto.
  10. Sperimentare, sperimentare, sperimentare!

Written by Monimix

maggio 31st, 2011 at 5:21 pm

Voglia di rinascere

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Non mi è mai piaciuto fare la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo perchè alla fine cambiare anno è solo il voltare pagina al calendario, le persone che a fine anno dicono di voler fare e cambiare nell’anno nuovo sono tali e quali se non peggio dell’anno appena trascorso quindi perchè farli?
Il 2010 è stato un anno pesante sotto tanti punti di vista, finito in modo durissimo dal punto di vista personale, e per una volta ho sentito il bisogno di girare quella pagina del calendario come se fosse una boccata d’ossigeno per chi sta annegando. E anche se certe cose non passano solo al voltar pagina, sento che pian piano le cose stanno migliorando.
E credo che in alcuni scatti si inizi a vedere questo nuovo bisogno di positività: i colori cupi, le ombre dure, i bianchi e neri, stanno pian piano lasciando il posto ad immagini fresche, luminose, con tanto bianco e persino del rosa (che in tutta la scala colori non è mai stato il mio preferito!), immagini candide, positive, mi spingerei quasi a dire romantiche.
Il primo fievole segnale c’era già nel servizio “Morning light” di parecchi mesi fa, poi proseguito con il progetto di autoritratti del “White project” sino a sbocciare completamente nei due nuovi servizi realizzati con la splendida Monica: “Morning beauty” (un sequel del precedente “Morning light”) e “Tracce di te” in cui lo sfocato, la luce, gli effetti velati, il candore del viso della ragazza e l’intensità del suo sguardo mi hanno aperto gli occhi.
Ho bisogno di una rinascita, una sorta di primavera fotografica, lasciando cadere per un po’ il peso delle cose, dando risalto alla leggerezza, alla spensieratezza, alla gioia e ai pensieri positivi.
Guardo fuori dalla finestra e le nuvole grigie non mi incupiscono, riesco ad immaginare il sole dietro di esse, perchè sento che dentro di me qualcosa sta finalmente tornando a splendere e a rischiarare i brutti pensieri.
Intorno c’è troppa gente che si lamenta di tutto, i problemi sono sempre più numerosi delle cose belle, la cattiveria e gli atteggiamenti negativi dilagano sempre più. Inizio la mia piccola rivoluzione contro corrente, voglio pensare positivo, a chi mi tratterà male risponderò con ferma gentilezza, al cliente rognoso sorriderò di più, a chi si lamenterà mostrerò il lato positivo della cosa, porterò più risate che lacrime nei miei lavori.
Partiamo da noi per migliorare la nostra vita e quella degli altri e ricordate: prima di passare la mascherina dell’ossigeno al nostro vicino prima aspiriamo noi una bella boccata, solo così potremo aiutarlo davvero.

Se volete vedere i nuovi scatti di “Morning beauty” e “Tracce di te”, potete visitare la sezione Woman sul mio sito

Un altro scatto dal workshop

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A breve, io e Barbara, pubblicheremo una selezione degli scatti realizzati dai partecipanti del workshop del 20 novembre. Nell’attesa vi lascio un mio ritratto di Francesca!

Dopo la lezione di post produzione del 21 novembre di Francesco, nulla è e sarà mai più come prima: ieri mentre la postproducevo mi venivano in mente le sue parole sulla pulizia della pelle (maniacale!), le luci e le ombre da attenuare o da esaltare, e mille altri spunti che ci ha offerto in quella giornata. Da una parte: “Grazie mille Fra”, dall’altra: “Ti odio immensamente per avermi dato nuove manie assassine durante la post!”

Scherzi a parte, anche se il tempo era tiranno e ci sarebbero volute ore e ore di lezione per approfondire il tutto, è riuscito ad instillare mille nuovi spunti da cui partire e migliorare, quindi: Bravo Francesco!

Riflessioni…

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Il viaggio che ho fatto mesi fa in America mi ha aiutato a capire alcune cose e a vedere la realtà da un’altra prospettiva. La qualità della vita ha la sua importanza, dobbiamo cercare di lavorare ma senza dimenticarci che lo scopo è anche quello di crescere e migliorare costantemente come persone. Se lavoriamo e basta saremo magari dei grandi nel nostro lavoro, ma una volta chiusa la porta dell’ufficio cosa siamo? Dobbiamo portare avanti le due cose contemporaneamente, non siamo schiavi del lavoro, siamo persone prima di tutto, che hanno un lavoro. Il lavoro è parte della vita, non è la nostra vita. Sarebbe riduttivo pensare che la nostra vita sia il nostro lavoro. Siamo persone formate da tanti tasselli e dobbiamo cercare di dedicare a ciascun tassello la giusta importanza e il giusto spazio.
I primi giorni che ero là, incontrare per strada persone sconosciute che ti sorridono e ti salutano mi stupiva. E questo mi ha fatto riflettere: perchè lo fanno? ma poi la seconda domanda (che dobbiamo farci tutti) è: perchè noi NON lo facciamo? perchè abbiamo paura di esser presi per pazzi, maniaci, serial killer? o pensiamo che gli altri sono solo comparse nelle nostre vite che non meritano nemmeno un sorriso?
E’ bello vedere gente che alle 9 del mattino si dirige in ufficio con il suo bicchiere di cappuccino tra le mani, che cammina (e non corre travolgendo gli altri) e ha sul volto un sorriso. Lavorano anche gli americani, (e tanto), ma sanno anche godersi la vita, godono delle piccole cose: un caffè in compagnia, una chiaccherata al tavolino del bar…
Non so, sarà l’influenza dell’oceano che ha potere calmante sui nervi, ma credo che il “farsi belli” di aver lavorato 14 ore al giorno per consegnare un lavoro non sia l’aspettativa migliore della vita. Primo perchè ti sei perso una marea di piccole cose in quel giorno, secondo perchè nessuno ti darà la medaglia come “lavoratore dell’anno”, terzo perchè il cliente non capirà il tuo sforzo ma se ne lamenterà comunque, quarto e più importante è perchè non hai vissuto.

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Sono le azioni che contano!

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“Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Siate il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.”

“Sono le cose semplici che mozzano il fiato.”

[Mahatma Gandhi]

Fa caldo. Si sa.
C’è la crisi. Si sa.
I clienti sono pochi e difficili. Si sa.
Ormai tutti si spacciano per fotografi. Si sa.
Si è depressi. Si sa.
Si è demotivati. Si sa.
Si è incazzati. Si sa.
L’Italia ai mondiali ha fatto schifo. Si sa.

Ok, ora che abbiamo snoccialato alcuni tra i più famosi luoghi comuni degli ultimi tempi, cerchiamo di andare oltre, ok?
Assodato che il periodo è buio, l’afa ci toglie il fiato, la tecnologia corre veloce, e via dicendo, fermiamoci un istante a riflettere: che possiamo fare oltre che lamentarci a ciclo continuo e non fare nulla di produttivo per il lavoro e nemmeno positivo per la nostra vita?
Possiamo cominciare ad osservare la nostra vita da un altro punto di vista. La frase iniziale di Gandhi ci insegna che se vogliamo veramente cambiare le cose dobbiamo iniziare a fare qualcosa e non solo a pensarlo.
Ora, io non sono il Mahatma, ma una cosa è certa, continuare a lamentarci non aiuta.

Anzi, rompe proprio le scatole: a noi stessi e soprattutto a chi ci sta vicino.
Parlo per esperienza: l’ultimo periodo è stato difficile, noioso, umore nero e amarezza a fasi alterne. Ma ora sono stanca di lamentarmi, mi sono auto-stancata quindi devo fare qualcosa.
“E da dove comincio?” sì, perchè continuando a lamentarci si finisce col non riuscire a smettere di farlo e se ne diventa schiavi al punto da non sapere come altro passare il tempo.
Dopo lo smarrimento inziale ecco le prime risposte: potrei leggere i libri che ho accantonato per mancanza di voglia e tempo. Potrei visitare delle mostre visto che non sempre si riesce a farlo quando abbiamo un po’ di impegni. Potrei studiare nuove tecniche di post produzione, o pensare a nuovi schemi luci da sfruttare in un prossimo servizio. Potrei studiare meglio l’inglese per avere dialoghi più interessanti e articolati. Potrei rivedere una cara amica che è tanto che non vedo. Potrei uscire a far una passeggiata rilassante.
Tutte azioni che mi aiutano a crescere e migliorare professionalmente e umanamente e che soprattutto mi fanno sentire viva perchè so che sto impiegando il tempo “morto” con cose utili e non perdendo tempo (lamentandomi) che non potrò più recuperare.
Un’altra cosa che sto cercando di fare è di trasformare tutte le frasi che iniziano o contengono la parola NON con frasi positive. Perchè ribaltanto le frasi negative ed eliminando quella parolina piccola ma significativa si sente già una sensazione più positiva. Provateci!

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