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Magpies: A great project by Sara Lando

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Negli ultimi tempi ho seguito con grande curiosità ed interesse il progetto realizzato da Sara Lando, intitolato Magpies. Sara è una persona estremamente vulcanica, mille idee per la testa, mischiate ad una buona dose di ironia e ad una ferrea dedizione a ciò che fa, che sia lavoro o un progetto di ricerca come questo. Perchè ve ne parlo, perchè oltre ad ammirare il lavoro di Sara, questo progetto è la dimostrazione lampante dell’essenza del nostro lavoro e di qualunque lavoro in ambito creativo. La cosa più importante è che dietro alle nostre fotografie (sia che vengano fatte per un cliente, sia che vengano fatte per noi stessi) ci deve essere un’idea. Per dare un senso a ciò che facciamo dobbiamo partire da un concetto e via via lo dobbiamo indagare, sviscerare, strapazzare per arrivare a rappresentarlo al meglio in modo che possa arrivare all’osservatore. Il progetto di Sara è tutto questo e anche di più. E’ partita da un’idea, ci avrà rimuginato su per chissà quanto tempo, avrà rubato ore di sonno, avrà lavorato nei ritagli di tempo tra un cliente e l’altro, ma alla fine ecco che l’idea ha preso corpo e ora è qui davanti ai nostri occhi. Questo è sicuramente un progetto molto lungo e complesso, non è che per forza tutti debbano cimentarsi in imprese così titaniche, ma ciò che vorrei che arrivasse è il concetto di base e la dedizione che Sara ci ha messo per farlo. Le idee non piovono dal cielo, e per evitare di violentare ancora di più il settore con immagini della tizia in autoreggenti che ammicca oscenamente, o tristi immagini senza idee, studio delle luci e visione d’insieme, per favore, andate oltre l’autoreggente e iniziate a sforzarvi a buttar giù un’idea un po’ più sensata. Fatelo per i nostri occhi, please!

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Esposizione di “Natural beauty” al Lago di Garda

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Oggi, dalle 18 alle 21, inaugurazione di una nuova esposizione del progetto “Natural Beauty”, nella suggestiva cornice di una splendida villa al lago. Per l’occasione verrà presentato anche il libro “Dio di tutti” dell’autore Drake D. Taylor; l’autore sarà presente in sala per distribuire copie del libro e per rispondere a domande relative al romanzo.

Dopo l’esposizione a Torino e a Milano, è ora la volta del lago di Garda per mostrare la bellezza autentica di queste meravigliose donne che danno vita a questo mio progetto. Rispetto alle precedenti esposizioni verranno presentate due nuove fotografie realizzate con la splendida Silvia.

Le foto rimarranno esposte sino alla metà di dicembre per chi non riuscisse a passare oggi.

Vi aspettiamo per fare quattro chiacchiere e per gustarci qualche stuzzichino in villa.

Un grazie di cuore a Luca Severgnini (RP/Comunicazione) per avermi invitata e a Paolo Cavagnini (ICM Servizi) per la collaborazione nell’organizzazione.

Per chi volesse passare oggi l’indirizzo della villa: Via Valle, 30 – Polpenazze del Garda (BS)


Vai a fare una vita tua, inventala, è possibile, fallo!

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Il titolo di questo post è tratto dal libro Un mondo che non esiste più″ di Tiziano Terzani, in uscita il 30 settembre per Longanesi. Terzani era un giornalista, uno scrittore e fotografo che ha vissuto per trent’anni in Asia, documentando scene di guerra e rivoluzioni, ma soprattutto assorbendone la spiritualità e la profondità della vita. Un grande uomo che ha vissuto la sua vita intensamente, accanto ai suoi affetti, la moglie conosciuta a 17 anni e con cui ha vissuto sino alla fine quando il cancro lo ha portato via, e i suoi due figlie Folco e Askia. Il figlio ha raccolto le immagini e le parole del padre per realizzare questo libro postumo. In internet si trovano parecchi video con interviste a Terzani, da quelle di inizio carriera alle ultime, in cui lo vediamo con una barba lunga e bianca ma con ancora quegli occhi vispi e allegri che ha sempre avuto. Potrei ascoltarlo per ore ed ore, aveva una capacità di rapire l’attenzione e la curiosità di chi aveva davanti impressionante. Ci si perde nei suoi racconti di vita, nel suo entusiasmo nel parlare dell’Asia, si resta affascinati dal suo umorismo, dalla sua voglia di ridere, dalla sua poesia quando parla della natura.

Un uomo, un giornalista, uno scrittore, un fotografo incredibile che ha dovuto lavorare per un giornale tedesco perchè anche allora l’Italia non ha saputo tenersi uno dei suoi figli, ma lo ha allontanato perchè non è stata capace di coglierne il potenziale. Un errore troppo spesso ripetuto anche in tempi più recenti.

Ma non voglio entrare nella polemica, vi lascio con un’altra citazione di Terzani che dovrebbe essere fatta nostra:

“Una civiltà che non sorride è una civiltà infelice. Ridere è una cura, è parte della guardigione.” “…cominciare ridendo e finendo ridendo”

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Sono le azioni che contano!

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“Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Siate il cambiamento che vorresti vedere nel mondo.”

“Sono le cose semplici che mozzano il fiato.”

[Mahatma Gandhi]

Fa caldo. Si sa.
C’è la crisi. Si sa.
I clienti sono pochi e difficili. Si sa.
Ormai tutti si spacciano per fotografi. Si sa.
Si è depressi. Si sa.
Si è demotivati. Si sa.
Si è incazzati. Si sa.
L’Italia ai mondiali ha fatto schifo. Si sa.

Ok, ora che abbiamo snoccialato alcuni tra i più famosi luoghi comuni degli ultimi tempi, cerchiamo di andare oltre, ok?
Assodato che il periodo è buio, l’afa ci toglie il fiato, la tecnologia corre veloce, e via dicendo, fermiamoci un istante a riflettere: che possiamo fare oltre che lamentarci a ciclo continuo e non fare nulla di produttivo per il lavoro e nemmeno positivo per la nostra vita?
Possiamo cominciare ad osservare la nostra vita da un altro punto di vista. La frase iniziale di Gandhi ci insegna che se vogliamo veramente cambiare le cose dobbiamo iniziare a fare qualcosa e non solo a pensarlo.
Ora, io non sono il Mahatma, ma una cosa è certa, continuare a lamentarci non aiuta.

Anzi, rompe proprio le scatole: a noi stessi e soprattutto a chi ci sta vicino.
Parlo per esperienza: l’ultimo periodo è stato difficile, noioso, umore nero e amarezza a fasi alterne. Ma ora sono stanca di lamentarmi, mi sono auto-stancata quindi devo fare qualcosa.
“E da dove comincio?” sì, perchè continuando a lamentarci si finisce col non riuscire a smettere di farlo e se ne diventa schiavi al punto da non sapere come altro passare il tempo.
Dopo lo smarrimento inziale ecco le prime risposte: potrei leggere i libri che ho accantonato per mancanza di voglia e tempo. Potrei visitare delle mostre visto che non sempre si riesce a farlo quando abbiamo un po’ di impegni. Potrei studiare nuove tecniche di post produzione, o pensare a nuovi schemi luci da sfruttare in un prossimo servizio. Potrei studiare meglio l’inglese per avere dialoghi più interessanti e articolati. Potrei rivedere una cara amica che è tanto che non vedo. Potrei uscire a far una passeggiata rilassante.
Tutte azioni che mi aiutano a crescere e migliorare professionalmente e umanamente e che soprattutto mi fanno sentire viva perchè so che sto impiegando il tempo “morto” con cose utili e non perdendo tempo (lamentandomi) che non potrò più recuperare.
Un’altra cosa che sto cercando di fare è di trasformare tutte le frasi che iniziano o contengono la parola NON con frasi positive. Perchè ribaltanto le frasi negative ed eliminando quella parolina piccola ma significativa si sente già una sensazione più positiva. Provateci!

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