Monimix Photography Blog

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Nuovi progetti e una scadenza

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Una settimana fa ho scritto il post “Un anno davanti” e ci son state varie reazioni. Alcuni amici mi hanno scritto un po’ scioccati dalla mia decisione, altri mi hanno – in poche parole – detto di smetterla di lamentarmi che non piace a nessuno e mi remo contro, ma anzi di stringere i denti, altri ancora mi hanno strappato un sorriso facendomi sentire il loro appoggio. Che a nessuno piaccia la gente che si lamenta, l’ho scritto direttamente nel post, ma infatti l’intento non era certo quello e se qualcuno l’ha letto sotto quella veste, mi spiace, ma non ha centrato il punto. Fa sorridere che ci si ripeta che a nessuno piaccia il lamento, ma si vuol sentire l’ottimismo, quando poi noti che nei social network, i post più commentati e più discussi sono proprio quelli delle lamentele, e non di certo quelli in cui si porta un messaggio positivo. Ma a parte questa osservazione puntigliosa e pruriginosa, torniamo al succo del discorso. Perché ho scritto quel post se non per lamentarmi? Perché quando si mette per iscritto un pensiero di punto in bianco diventa reale, così come quando folgorati da un’idea che ci sembra eccezionale ne parliamo con qualcuno e puff (a volte) diventa una grandissima stronzata. Avevo (ho) bisogno di un obiettivo, una scadenza, un impegno reale, ecco perché l’idea di scriverlo pubblicamente. Perché quando si scrive per conto proprio siamo sempre in tempo a stracciare quel post it e nessuno può dir nulla. In questo caso l’averlo reso pubblico non era per farmi compatire, lungi da me, anche perché se c’è una cosa che non tollero è il compatimento, perché non serve e mi fa solo incazzare. Non era mia intenzione usare il post per raccogliere consensi sulla qualità del mio lavoro, o farmi dire “No, non smettere, sei troppo brava…” “Uhhh se smetti poi come facciamo senza le tue fotografie…” e cose così. Beh, che il mondo fotografico vada avanti anche se di me, non son certo io a doverlo sottolineare, no? Ma soprattutto vorrei puntualizzare che NON ho detto che:

  1. se dovessi smettere di fare la fotografa di mestiere, non scatterò più una fotografia in vita mia. Per me la fotografia è un’avventura, una scoperta, un modo di vedere la realtà. Se cambio lavoro, non vuol dire che non potrò più vedere il mondo attraverso un mirino. Solo avrò un’altra fonte di sostentamento.
  2. sicuramente smetterò di fare la fotografa perché il mondo è brutto e cattivo e io mi sento una vittima. Tutt’altro. Mi son rotta le palle, è ben diverso! Specifico: mi son rotta le palle, non della fotografia, ma di certe persone, e di certi atteggiamenti. E se questa sensazione continuerà o aumenterà, cercherò per il mio bene, di cambiare strada, non per viltà, ma perché non sono una martire e se dovessi rendermi conto che le giornate in cui son scazzata/incazzata/annoiata saranno più di quelle in cui sarò positiva, ecco, quello sarà il momento di intraprendere un’altra strada. Lo so che non sono tutti brutti e cattivi, che il supercafone esiste in ogni mestiere, e che ogni lavoro ha le sue rogne, ma in questo momento, io ho questo lavoro e incontro queste persone quotidianamente e le persone positive che ho incontrato (e sono tante eh!), spesso non sono quelle che direttamente mettono mano al portafogli, e in questo momento quello non è un aspetto secondario.
  3. sono vecchia e decrepita, depressa e pessimista. Ho solo detto che ho 35 anni, tra tre giorni, e sono ad un punto della mia vita in cui sento il bisogno di avere di più a livello umano e anche dal punto di vista professionale. Non ho smesso di credere in ciò che faccio, anzi! Non sono mai stata così convinta delle mie scelte, anche se forse può sembrare il contrario.

Il fatto di aver preso questa decisione mi ha dato una sferzata di energia incredibile, anziché arrendermi, come forse qualcuno crede, voglio impiegare quest’anno per fare tutto quello che voglio fare, senza perdere tempo in cose che non mi interessano o che non mi servono. Mi sento più libera di dire ciò che realmente penso, cosa che deriva sempre dal fatto di pensare che non ho niente da perdere, quindi posso prendermi delle libertà che prima per assurdo mi auto censuravo per timore di fare o dire la cosa sbagliata e di rovinarmi la faccia. Ma tanto anche se ti fai il mazzo per cercare di fare sempre la cosa giusta, non è garanzia di riuscita certa, quindi devo imparare a fregarmene di più, o meglio, pensare un po’ meno e agire di più. Dopo aver fatto (spero!) un po’ di chiarezza sul senso del mio post posso dire che il solo fatto di averlo scritto mi ha aiutata a fare tantissimo in questa settimana. Mi son molto allontanata dalle distrazioni (leggasi facebook), mi scuso con chi mi ha scritto e a cui non ho ancora risposto. Sono completamente immersa nel fare, e non ho voglia di distrarmi, voglio restare concentrata. Ho prodotto moltissimo materiale. Ho ripreso in mano un progetto scattato mesi fa e che non avevo ancora preparato, un progetto molto diverso dal mio solito, ma che mentre lo faccio mi dona una pace e una serenità che era da tempo che non provavo. Si basa su una visione astratta e minimalista della realtà, non vi sono persone ritratte (stranamente!), ma i soggetti sono estratti della realtà quotidiana, in particolare, muri della città. Avevo pubblicato un paio di immagini, tempo fa, e ricordo che alcuni si erano stupiti del cambio radicale di soggetto, ma li avevano apprezzati. Per me è un ritorno alle origini, già ai tempi del liceo ero solita passare il tempo a disegnare immagini astratte su fogli di carta volanti, mentre ascoltavo una lezione, o nei tempi morti dello studio. Ci passavo ore immersa in quelle righe irregolari, a riempire spazi in modo apparentemente casuali, ma che ai miei occhi avevano un ordine preciso e armonico. Al posto dell’inchiostro, ora c’è la fotocamera, attraverso cui osservo colori, linee, composizioni e ne estraggo una composizione. Per una volta lo faccio per me, senza preoccuparmi del giudizio della gente. Non mi importa se piacerà, oppure no. Io ne sono pienamente convinta, perché se ne traggo beneficio ho già ottenuto parte di ciò che volevo. Il prossimo passo sarà decidere come procedere con questo progetto di lunghissimo corso, voglio capire come farlo crescere, pubblicizzarlo per vedere che riscontro avrà, sono pronta a ricevere palate sui denti, critiche e rifiuti. Perché se c’è una cosa che ho capito è che io ci credo fino in fondo e non importa quanto dovrò faticare per farlo accettare, ma ci riuscirò perché questa sono io e quello che amo fare. Mi son presa queste due settimane per dedicarmi totalmente a questo progetto, per aver un po’ di materiale da mostrare, e devo dire che ne son soddisfatta: sono già circa 80 immagini. Come punto di partenza direi che non è male. Tanto ho ancora da fare, ma sono ben felice di dedicarmici. Oltre a questo progetto dovrò partire con un altro ben più concreto come tema, dedicato al ritratto e alle storie delle persone che incontrerò. Voglio dar voce ai loro pensieri. Ci sono alcune “difficoltà” tecniche da superare, come per esempio trovare uno studio da poter utilizzare ripetutamente, ma che non costi una follia visto che sarò io a pagarlo ogni volta. Voglio registrare dei piccoli video oltre a realizzare fotografie, e quindi avrò bisogno anche di un microfono, e mi sto informando sul modello migliore che possa essere un ottimo compromesso qualità/prezzo. Contemporaneamente sto pensando alle persone con cui cominciare questa nuova avventura, vorrei volti interessanti, ma al tempo stesso persone  disposte a condividere qualcosa di loro stesse, con una loro storia da raccontare. Tanto bolle in pentola, un anno passa in fretta e io non voglio arrivare alla scadenza, impreparata. Sono comunque una precisina sempre e comunque rompipalle, no?! 😉

Written by Monimix

novembre 12th, 2014 at 10:10 am

Organizzare uno shooting

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Molto spesso mi è stato chiesto come si prepara un servizio fotografico. Esistono  mille modi diversi per preparare uno shooting, anche solo per la diversità del lavoro in sé di cui ci dovremo occupare. Ogni fotografo ha il proprio metodo, ma non pensate che basti arrivare sul set con una macchina fotografica e improvvisare il tutto. Se a volte capita che la botta di culo vi faccia ottenere la vostra foto migliore, mi spiace deludervi, ma non è sempre così semplice il nostro lavoro, sarebbe bello grattarsi la pancia per una settimana, arrivare sul set, scattare e bam! ecco lì la foto che volevamo.

Come detto, può capitare, ma è prima di tutto un caso (anche se mi cadesse la macchina fotografica e scattasse potrei ottenere la foto della vita, poi spiegare al cliente presente sul set che mi ha pagata per farlo, è un altro discorso!), e soprattutto non è proprio così che funziona. Se stiamo lavorando da soli è divertentissimo affidarci al caso, è liberatorio non seguire regole e lasciare fluire ciò che sentiamo in quel momento. Tanto non ci sono testimoni di ciò che faremo in quel lasso di tempo!
Diverso è il discorso se stiamo scattando per un progetto che coinvolga un cliente o anche solo un team di lavoro per un progetto personale.

La prima cosa è: [rullo di tamburi!] avere un’idea. Banale, no? Se lo fosse saremmo tutti Avedon! Come nasce un’idea è un argomento che richiederebbe un post a parte, in questo partiamo dal presupposto che l’idea ci sia già. Accendiamo la lampadina e… Eureka! Eccola lì la nostra idea.
Ora che abbiamo un’idea dobbiamo comunicarla al resto del team: make up artist, hair stylist, stylist e per finire la modella.
Solitamente come primissima cosa illustro l’idea alla truccatrice/parrucchiera e alla stylist, il confronto con loro è importantissimo perché nasceranno ulteriori punti di vista e nuove interpretazioni.

Ma il problema è: come comunico loro la mia idea? Perché ognuno di noi quando riceve un input inizia ad immaginarselo con il proprio stile, e ciò che la propria visione ed interpretazione gli suggeriscono, e magari saranno cose che con la mia idea iniziale non c’entreranno nulla.
Quindi cosa faccio? Cerco in internet, su riviste o libri, immagini che possano in qualche modo aiutarmi nell’esprimere visivamente il mood che vorrei interpretare; e così inserisco immagini di location simili a quella che vorrei utilizzare (se scatto in studio cercherò foto che richiamino il tipo di luce scelta o il fondale), immagini con colori simili, pose che vorrei sfruttare per veicolare al meglio il tema, scene tratte da film, illustrazioni o a volte è capitato che scegliessi un testo di una canzone, o di un libro. Cercate tutto ciò che vi suggerisce la vostra idea e create uno storyboard.

[Questo è lo storyboard realizzato in occasione del progetto “Mare d’inverno”, dove a farla da padrone sono i toni freddi, il vento che smuove gli abiti e i capelli, l’intensità dell’interpretazione della modella e il contatto diretto tra lei e la natura che la circonda].

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Nuovi ritratti, nuove emozioni

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Chi segue il mio lavoro, avrà notato che spesso compare tra le mie foto un volto ormai familiare, quello di Francesca. Ovviamente non è per mancanza di soggetti o di fantasia, ma una scelta ben consapevole. Amo ritrarla perchè ogni volta sa essere diversa, ed ogni volta riesce a stupirmi perchè sa essere più intensa, espressiva e forte dalla volta precedente. Ogni volta riusciamo a spingerci sempre più in là e a far diventare reale ciò che sino ad un attimo prima era solo un pensiero.

Grazie Fra!

Written by Monimix

gennaio 3rd, 2012 at 2:49 pm

Architetti venite a noi!

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Un paio di mesi fa ricevo una mail di Barbara in cui mi chiedeva se volevo partecipare insieme a lei e a Sara alla giuria di un concorso per architetti. Il primo pensiero è stato: “Oh signur”; dopo i primi momenti di diffidenza verso l’immagine di me stessa in una giuria seria, ho chiesto maggiori info a riguardo e ne è uscito che: saremo chiamate a giudicare i lavori presentati in un concorso fotografico aperto a tutti i giovani architetti d’Italia che abbiano voglia di mettersi in gioco realizzando un dittico composto da un autoritratto e da uno scatto che ritragga la propria postazione lavoro, l’angolo del pensiero creativo, il luogo in cui i loro progetti prendono vita.

Come potevo rifiutare? E quindi eccomi qui, insieme alle mie compagne d’avventura in una nuova impresa. Sarà un’ottima occasione per guardare centinaia di fotografie, parlare e a confrontarci su un tema che ci appassiona tanto e che magari ci darà mille spunti su cui riflettere e nuovi stimoli per i nostri progetti.

Vi lascio qualche dettaglio tecnico per il concorso, tutte le info le trovate comunque qui sul sito ufficiale.
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News dal workshop!

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A distanza di un mese mi prendo finalmente del tempo per scrivere questo post dedicato al workshop che ho tenuto il 23 maggio scorso. E’ stata una gran bella giornata, ricca di scambi di idee, di crescita personale e diversi punti di vista. Come già scritto nei post precedenti a riguardo, il tema della giornata è stato il dedicarsi all’organizzazione di un vero e proprio servizio fotografico, partendo dalla ricerca di un’idea da realizzare, passando per il confronto con i componenti del gruppo e dei collaboratori (truccatrici, stylist e modelle) al fine di individuare una storia da raccontare attraverso gli scatti, in modo da rendere il partecipante al workshop parte attiva nella pianificazione degli scatti.
Unici elementi dati: la modella, gli abiti e la location (parco Sempione a Milano, ricco di diversissimi angoli di ripresa).

Dopo aver rotto il ghiaccio con le prime informazioni riguardanti la giornata e le “regole” di base da seguire ecco i nostri eroi iniziare il brainstorming per determinare la propria idea da sviluppare. Fase importantissima e delicatissima, perchè da qui si determinerà tutto il corso della giornata.
E’ stato molto utile il confronto diretto e partecipe con i collaboratori perchè la stylist ha potuto illustrare lo styling degli abiti scelto, la truccatrice ha dato il suo contributo indicando quali fossero il trucco e l’acconciatura che meglio avrebbero reso l’idea e la modella ha potuto interagire attivamente con i fotografi illustrando loro il suo personale punto di vista per l’interpretazione del tema.

brainstorming brainstorming
(Notare come nelle foto qui sopra, sembriano l’allegra brigata del famosissimo spot di un gazzillione di anni fa della coca cola che cantava: “vorrei cantare insieme a voi… in magica armonia…”). Ok, torniamo seri!

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