Monimix Photography Blog

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Cos’ho imparato fotografando matrimoni!

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Sono scandalosamente latitante da questo spazio ormai da mesi. Un po’ complici i social network dove gli aggiornamenti sono rapidi e in tempo reale, un po’ perché tra le mille cose da fare, trovare il tempo per scrivere un post sul blog è sempre più complicato, fatto sta che qui il bianco da pagina vuota regna sovrano.

Ogni tanto, però, è bello tornare, prendersi un po’ di tempo per sé, per fare il punto della situazione, per rileggere parole scritte tanto tempo fa nei momenti di gioia e nei momenti di difficoltà. I post auto spronanti per darsi un’ipotetica pacca sulle spalle e ricominciare, gli scambi di opinione con gli amici che sono passati di qui negli anni…

Ci son stati un po’ di cambiamenti negli ultimi tempi, ho aperto la strada a nuovi campi di cui prima mi occupavo molto sporadicamente, ma che ora mi rendo conto che mi danno delle belle soddisfazioni, come per esempio la fotografia di matrimonio e ritrattistica privata. Negli anni passati ho seguito pochissimi matrimoni perché non riuscivo a sentire mia questa tipologia di fotografia. Poi negli ultimi due anni ho iniziato a leggere e a seguire alcuni fotografi italiani ed internazionali che se ne occupano e ho scoperto un mondo sconosciuto fatto di ritratti, di sorrisi, di colori, di composizioni, di tecnica e di tanto tanto sudore. Complice anche il fatto che ho iniziato una nuova storia con una persona che si occupa anch’essa di fotografia, abbiamo unito le forze e le nostre visioni per entrare nel magico mondo dei matrimoni 😉

Ha molti lati positivi quali per esempio il fatto di lavorare in una giornata gioiosa per molte persone, a parte un po’ di normale agitazione degli sposi all’inizio della giornata, tutto il resto trascorre tra risate e sorrisi e già questo è un buon motivo per fare questo lavoro. Si conoscono tante persone, non solo gli sposi, ma anche le loro famiglie, i loro amici e una battuta e una chiacchiera fa sempre piacere. Ogni matrimonio è diverso, nuovi colori, nuove persone da ritrarre, nuovi scenari, location diverse e ogni volta è uno stimolo per mettersi alla prova. I matrimoni sono rapidi, non hai modo di fare il secondo ciak, è “buona la prima” come si dice sul set. Solo che qui il set è sempre in movimento, sempre con luci differenti che cambiano da un momento all’altro, persone che ti circondano e se non stai più che attento a prenderti il tuo spazio ti travolgono perché son tutti paparazzi, al giorno d’oggi. La fotografia di matrimonio mi sta insegnando ad esser sempre pronta, a muovere il fondoschiena rapidamente, senza pensare troppo, ma scattando prima di pensare in certi casi, perché altrimenti non sarei abbastanza veloce. E per una come me che solitamente pensa troppo, è un’ottima palestra di vita oltre che professionale.

Essere un fotografo di matrimoni è come essere un fotoreporter con la sensibilità di un ritrattista. Devi essere rapido, preparato sul pezzo e nel posto giusto al momento giusto come un fotoreporter, ma al tempo stesso devi avere quella sensibilità di cogliere le sfumature, le espressioni più velate che un ritrattista sa avere.

Per offrire il tuo meglio non basta interessarsi solo di matrimoni, bisogna osservare la fotografia di moda per saper valorizzare gli sposi, nei loro abiti meravigliosi, osservare come cade il velo della sposa può suggerirti una fotografia migliore del mettere la sposa davanti ad un muro e fotografarla come un manichino. Studiare i grandi ritrattisti ti può servire per saper tirare fuori il meglio da chi hai davanti, farlo interagire con gli altri o con l’ambiente che lo circonda, tirare fuori la sua espressività per comunicare ciò che prova. Perché gli sposi non sono abituati a posare, non è il loro mestiere far da modelli, molto spesso non vorrebbero nemmeno esser lì davanti all’obiettivo, ed è compito tuo saperli guidare, consigliare per poter realizzare delle immagini che potranno amare. Ma solo questo non basta ancora, perché serve un po’ di cultura fotografica anche di interni e di still life per valorizzare le location e gli allestimenti.

Tutto il bagaglio di esperienze che ho maturato in questi anni mi è tornato utile durante i matrimoni realizzati. E mi rendo conto che ho ancora molto da imparare e migliorare, ma è una sfida stimolante che non finisce mai e forse è proprio questo il bello: sentire ogni volta l’adrenalina dell’incognita e lo sprono ad affrontarla.

Ovviamente come ogni lavoro non ha solo lati positivi, non sono solo fiori e bombons, anche in questo settore ci sono problemi e fastidi. A cominciare dalla concorrenza spietata di persone che si improvvisano (l’amico, lo zio, il cugino…) o colleghi che pur di accaparrarsi il lavoro escono a cifre impensabili. Si sa, il periodo è difficile, ognuno pensa per sé e queste sono le conseguenze. Dall’altro lato ci sono gli sposi che scompaiono letteralmente e la cosa assurda è che nemmeno si era arrivati a parlar di cifre. Ti contattano, vuoi fissare un incontro e puff.. spariti. Quelli che contattano tutti random, e scelgono il prezzo più basso senza guardare cosa c’è dietro la cifra. Capisco che è dura spendere dei soldi di questi tempi, e siamo noi i primi a capirlo e a cercare soluzioni fatte su misura, ma è un peccato vedere che ad alcuni non interessi minimamente la qualità del servizio ma puntino solo al risparmio, considerando che l’unica cosa che ti resta di quella giornata sarà proprio il servizio fotografico.

Ma su questi punti me ne sto facendo una ragione..

Qualcuno che in passato mi avrà sentita dire che piuttosto che far foto di matrimonio avrei preferito far le foto tessera, ora starà ridendo sotto i baffi pensando “ecco un’altra coerente”. Vero, sono io la prima a stupirmi di questo salto in un mondo che per me era sempre stato parallelo, ma ora che ho provato, ho capito che la mia diffidenza era data: dall’ansia (diciamocelo: ci vogliono le palle per tenere i nervi saldi durante un matrimonio) di non esser all’altezza e di perdermi qualcosa di importante; dal diverso dalla routine: scattare in studio con una modella è più facile non ci sono così tante incognite e se la modella è pure brava ci semplifica di molto il lavoro; dal fatto di non aver indagato meglio cosa realmente ruota attorno ad un evento simile, se ci si ferma al banale sì, quel tipo di fotografia fa schifo, ma è una nicchia al di fuori di essa c’è un mondo fatto di lavori di ottima qualità e da cui si può senz’altro imparare qualcosa. Stare in mezzo alla gente ho scoperto che non è così traumatico: io sono tendenzialmente schiva e un po’ “orso” nell’animo, troppa gente e confusione mi innervosiscono. Beh, se la gente intorno si sta divertendo, ti diverti anche tu, orso o non orso.La morale vi chiederete qual è. Che io sia un’altra incoerente in giro, può essere, ma chissenefrega, la vita è un’incognita ed aggrapparsi alle proprie convinzioni nonostante tutto è noioso e vi fa venire le rughe, quindi non abbiate paura di cambiare rotta e idea. Magari scoprite anche voi che si può imparare anche da cose che non avreste mai pensato.

Qui alcune immagini da me realizzate. Per un quadro completo potete visitare il sito dedicato: www.onedayonelifewedding dove vedrete anche le immagini di Cristian, il mio compagno d’avventura!

Written by Monimix

maggio 5th, 2015 at 2:57 pm

Anteprima nuova serie

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Un’anteprima da una nuova serie di fotografie (“The chameleon”), realizzate a novembre a Milano.

L’occasione è nata un po’ per caso, io e Monia (stylist), avremmo dovuto realizzare delle immagini per un cliente, ma essendoci stato uno slittamento di date, abbiamo voluto approfittarne, essendo entrambe libere in quella giornata e sfruttare comunque alcuni degli abiti a disposizione. L’occasione è stata perfetta per poter finalmente realizzare alcune immagini nel parco della Villa Reale di Milano, già da tempo adocchiato durante uno dei miei sopralluoghi in cerca di nuove location dove scattare. Mi aveva colpito per i colori autunnali, i letti di foglie che coprivano tutta l’area e quel sapore retrò dell’ambiente così silenzioso che riesce a trasportarti in un’epoca lontana estraniandoti al punto da farti perdere contatto con il mondo esterno. I capi vintage recuperati per l’occasione si sposavano perfettamente con l’ambientazione e l’atmosfera autunnale intorno a noi. Le ore di luce in questa stagione son davvero poche, ma è stato un ottimo banco di prova per poter sfruttare anche la luce serale sino a sfumare nel buio rischiarato solo da alcuni lampioni.

Stylist: Monia Pedretti
Model: Lorenzo Politi JOY Model Management
Assistente stylist: Christian Luccisano

Portrait by Monica Monimix Antonelli

Written by Monimix

dicembre 23rd, 2014 at 9:14 am

Piccola anteprima dal set con Charo

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Ieri, dopo anni che ci rincorrevamo, ho avuto finalmente la possibilità di ritrarre Charo Galura. Una ragazza bellissima, tratti orientali e accento toscano, modella e musicista. Sono almeno cinque o sei anni che cercavamo di incontrarci, ma ogni volta che lei capitava a Milano io non riuscivo a liberarmi e raggiungerla, o lei non riusciva a fermarsi il tempo necessario per vedersi.

Avevo sempre pensato fosse molto bella e molto comunicativa in fotografia, ma vederla ieri sul set mi ha davvero stupita. Una bellezza naturale, acqua e sapone, sguardo magnetico, ogni foto è un racconto denso di significato.

Una piccola anteprima, un ritratto realizzato al volo col cellulare a fine servizio, già da qui si capisce quanto sia stato facile ritrarla, il suo magnetismo traspare anche in questo scatto non posato 😉

Written by Monimix

novembre 26th, 2014 at 3:13 pm

Nuovi progetti e una scadenza

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Una settimana fa ho scritto il post “Un anno davanti” e ci son state varie reazioni. Alcuni amici mi hanno scritto un po’ scioccati dalla mia decisione, altri mi hanno – in poche parole – detto di smetterla di lamentarmi che non piace a nessuno e mi remo contro, ma anzi di stringere i denti, altri ancora mi hanno strappato un sorriso facendomi sentire il loro appoggio. Che a nessuno piaccia la gente che si lamenta, l’ho scritto direttamente nel post, ma infatti l’intento non era certo quello e se qualcuno l’ha letto sotto quella veste, mi spiace, ma non ha centrato il punto. Fa sorridere che ci si ripeta che a nessuno piaccia il lamento, ma si vuol sentire l’ottimismo, quando poi noti che nei social network, i post più commentati e più discussi sono proprio quelli delle lamentele, e non di certo quelli in cui si porta un messaggio positivo. Ma a parte questa osservazione puntigliosa e pruriginosa, torniamo al succo del discorso. Perché ho scritto quel post se non per lamentarmi? Perché quando si mette per iscritto un pensiero di punto in bianco diventa reale, così come quando folgorati da un’idea che ci sembra eccezionale ne parliamo con qualcuno e puff (a volte) diventa una grandissima stronzata. Avevo (ho) bisogno di un obiettivo, una scadenza, un impegno reale, ecco perché l’idea di scriverlo pubblicamente. Perché quando si scrive per conto proprio siamo sempre in tempo a stracciare quel post it e nessuno può dir nulla. In questo caso l’averlo reso pubblico non era per farmi compatire, lungi da me, anche perché se c’è una cosa che non tollero è il compatimento, perché non serve e mi fa solo incazzare. Non era mia intenzione usare il post per raccogliere consensi sulla qualità del mio lavoro, o farmi dire “No, non smettere, sei troppo brava…” “Uhhh se smetti poi come facciamo senza le tue fotografie…” e cose così. Beh, che il mondo fotografico vada avanti anche se di me, non son certo io a doverlo sottolineare, no? Ma soprattutto vorrei puntualizzare che NON ho detto che:

  1. se dovessi smettere di fare la fotografa di mestiere, non scatterò più una fotografia in vita mia. Per me la fotografia è un’avventura, una scoperta, un modo di vedere la realtà. Se cambio lavoro, non vuol dire che non potrò più vedere il mondo attraverso un mirino. Solo avrò un’altra fonte di sostentamento.
  2. sicuramente smetterò di fare la fotografa perché il mondo è brutto e cattivo e io mi sento una vittima. Tutt’altro. Mi son rotta le palle, è ben diverso! Specifico: mi son rotta le palle, non della fotografia, ma di certe persone, e di certi atteggiamenti. E se questa sensazione continuerà o aumenterà, cercherò per il mio bene, di cambiare strada, non per viltà, ma perché non sono una martire e se dovessi rendermi conto che le giornate in cui son scazzata/incazzata/annoiata saranno più di quelle in cui sarò positiva, ecco, quello sarà il momento di intraprendere un’altra strada. Lo so che non sono tutti brutti e cattivi, che il supercafone esiste in ogni mestiere, e che ogni lavoro ha le sue rogne, ma in questo momento, io ho questo lavoro e incontro queste persone quotidianamente e le persone positive che ho incontrato (e sono tante eh!), spesso non sono quelle che direttamente mettono mano al portafogli, e in questo momento quello non è un aspetto secondario.
  3. sono vecchia e decrepita, depressa e pessimista. Ho solo detto che ho 35 anni, tra tre giorni, e sono ad un punto della mia vita in cui sento il bisogno di avere di più a livello umano e anche dal punto di vista professionale. Non ho smesso di credere in ciò che faccio, anzi! Non sono mai stata così convinta delle mie scelte, anche se forse può sembrare il contrario.

Il fatto di aver preso questa decisione mi ha dato una sferzata di energia incredibile, anziché arrendermi, come forse qualcuno crede, voglio impiegare quest’anno per fare tutto quello che voglio fare, senza perdere tempo in cose che non mi interessano o che non mi servono. Mi sento più libera di dire ciò che realmente penso, cosa che deriva sempre dal fatto di pensare che non ho niente da perdere, quindi posso prendermi delle libertà che prima per assurdo mi auto censuravo per timore di fare o dire la cosa sbagliata e di rovinarmi la faccia. Ma tanto anche se ti fai il mazzo per cercare di fare sempre la cosa giusta, non è garanzia di riuscita certa, quindi devo imparare a fregarmene di più, o meglio, pensare un po’ meno e agire di più. Dopo aver fatto (spero!) un po’ di chiarezza sul senso del mio post posso dire che il solo fatto di averlo scritto mi ha aiutata a fare tantissimo in questa settimana. Mi son molto allontanata dalle distrazioni (leggasi facebook), mi scuso con chi mi ha scritto e a cui non ho ancora risposto. Sono completamente immersa nel fare, e non ho voglia di distrarmi, voglio restare concentrata. Ho prodotto moltissimo materiale. Ho ripreso in mano un progetto scattato mesi fa e che non avevo ancora preparato, un progetto molto diverso dal mio solito, ma che mentre lo faccio mi dona una pace e una serenità che era da tempo che non provavo. Si basa su una visione astratta e minimalista della realtà, non vi sono persone ritratte (stranamente!), ma i soggetti sono estratti della realtà quotidiana, in particolare, muri della città. Avevo pubblicato un paio di immagini, tempo fa, e ricordo che alcuni si erano stupiti del cambio radicale di soggetto, ma li avevano apprezzati. Per me è un ritorno alle origini, già ai tempi del liceo ero solita passare il tempo a disegnare immagini astratte su fogli di carta volanti, mentre ascoltavo una lezione, o nei tempi morti dello studio. Ci passavo ore immersa in quelle righe irregolari, a riempire spazi in modo apparentemente casuali, ma che ai miei occhi avevano un ordine preciso e armonico. Al posto dell’inchiostro, ora c’è la fotocamera, attraverso cui osservo colori, linee, composizioni e ne estraggo una composizione. Per una volta lo faccio per me, senza preoccuparmi del giudizio della gente. Non mi importa se piacerà, oppure no. Io ne sono pienamente convinta, perché se ne traggo beneficio ho già ottenuto parte di ciò che volevo. Il prossimo passo sarà decidere come procedere con questo progetto di lunghissimo corso, voglio capire come farlo crescere, pubblicizzarlo per vedere che riscontro avrà, sono pronta a ricevere palate sui denti, critiche e rifiuti. Perché se c’è una cosa che ho capito è che io ci credo fino in fondo e non importa quanto dovrò faticare per farlo accettare, ma ci riuscirò perché questa sono io e quello che amo fare. Mi son presa queste due settimane per dedicarmi totalmente a questo progetto, per aver un po’ di materiale da mostrare, e devo dire che ne son soddisfatta: sono già circa 80 immagini. Come punto di partenza direi che non è male. Tanto ho ancora da fare, ma sono ben felice di dedicarmici. Oltre a questo progetto dovrò partire con un altro ben più concreto come tema, dedicato al ritratto e alle storie delle persone che incontrerò. Voglio dar voce ai loro pensieri. Ci sono alcune “difficoltà” tecniche da superare, come per esempio trovare uno studio da poter utilizzare ripetutamente, ma che non costi una follia visto che sarò io a pagarlo ogni volta. Voglio registrare dei piccoli video oltre a realizzare fotografie, e quindi avrò bisogno anche di un microfono, e mi sto informando sul modello migliore che possa essere un ottimo compromesso qualità/prezzo. Contemporaneamente sto pensando alle persone con cui cominciare questa nuova avventura, vorrei volti interessanti, ma al tempo stesso persone  disposte a condividere qualcosa di loro stesse, con una loro storia da raccontare. Tanto bolle in pentola, un anno passa in fretta e io non voglio arrivare alla scadenza, impreparata. Sono comunque una precisina sempre e comunque rompipalle, no?! 😉

Written by Monimix

novembre 12th, 2014 at 10:10 am

Un anno davanti

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Tra 11 giorni compio 35 anni. Di una cosa sola sono felice, di aver coltivato alcuni rapporti umani veri, quella sì è la mia gioia. Ma se allargo l’orizzonte, e guardo la sfera lavorativa mi rendo conto di non aver combinato granché nella mia vita. Son ancora qui a fare un lavoro che per quanto ami, non mi restituisce abbastanza in termini economici, se non le incazzature, ormai sempre più trasformate in desolazione, nel constatare che non si può combattere tutti i giorni con l’abusivo di turno, il collega scorretto, il cliente che guarda al centesimo e lo stato che ti porta via tutto. Son veramente stanca. Ti dicono di non scendere al compromesso, di non abbassare le tue tariffe e svenderti. Vero, ma a fine mese, quando hai infilato una sfilza di no, o come sempre più spesso capita, di non ricevere nemmeno una risposta alla presentazione di un preventivo, come paghi le spese? Non bisogna svendersi, vero! Ma la forza che serve ad opporsi è davvero tanta. E a volte senti che sei stanca di continuare ad opporti. E vai avanti così, tieni duro, ti ripeti che se tieni duro ce la farai, che le cose si sistemeranno. Che bisogna avere pazienza. Ma in certi giorni, l’ottimismo è stanco e rimane sotto le coperte, mentre tu sei da sola a tener testa a tutto, e allora lì senti davvero le forze scricchiolare.

Senti la rabbia crescere quando la gente non risponde, la maleducazione dilagante, per te che sei sempre stata molto educata, è insopportabile. Un no posso accettarlo, una non risposta no. Mi fa solo incazzare. Li chiami al telefono e non rispondono. Riscrivi l’email e spariscono. Siamo ormai costretti in monologhi senza senso.

Lavori che saltano come trapezisti nel circo lavorativo. Alcuni vengono rimandati per poi scomparire nel buio. Altri vengono fatti da qualcuno che ha saputo svendersi meglio di te. E tu osservi e ti ripeti che ne arriverà un altro. Che se questo è andato così è perché non ci sarebbe stato modo di farlo con le tariffe corrette. Ma dopo una serie di situazioni simili, ciò che non sopporti più è il fatto di esser scartata per una questione di numeri, non di qualità offerta, e lì non puoi farci nulla, perché lavorare gratis (o quasi) lo fanno in troppi e non è la strada che porta da qualche parte.

Ora capisco perché anni fa qualcuno aveva detto che fare il fotografo è un lavoro per gente che sta bene economicamente. Certo, perché se lo fai per pagarti la pagnotta, rischi di morire di stenti.

Quando arriva un traguardo come il compleanno, inizi a fare delle considerazioni. Passi in rassegna tutto quello che hai fatto nell’ultimo anno e con amarezza ti rendi conto di non aver mai fatto abbastanza. Ti incolpi per questo. Cerchi di spronarti a fare ancora di più. Bisogna continuare a cercare. A contattare gente. A proporsi. A mostrarsi positivi perché alla gente piace l’ottimismo, ma soprattutto non piace la gente che si lamenta. Rimetti in discussione il tuo modo di proporti, cambi approccio ogni volta per vedere se cambiando qualcosa la situazione cambierà. Ma non succede. Ti dici che devi accettare anche lavori che non avresti mai voluto fare. Ti dicono di cercare nuove nicchie, di fare ciò che davvero ti piace e che facendolo troverai il tuo mercato. Io fino ad ora, l’unico mercato che ho trovato è quello dei maroni scartavetrati.

Tra pochi giorni compierò 35 anni. Sono in quella fascia d’età in cui ti senti giovane, ma con un macigno sulle spalle manco avessi 80 anni. Ci sono alcuni giorni in cui mi sento un po’ allo sbando. Giorni in cui non so più cosa fare, dopo averne tentate tante. Giorni in cui ti viene da stare immobile, perché non sai più in che direzione andare e nel dubbio fai l’unica scelta sbagliata, quella di restare fermo. E allora mi sprono, mi incazzo con me stessa perché non ho fatto di più, perché magari non ho colto certe occasioni. Ma poi alla fine mi dico che è assurdo continuare a ripetere le stesse cose, perché non porteranno a risultati diversi.

Dovrei forse darmi una scadenza, un ultimatum entro cui vedere di combinare qualcosa oppure di scegliere di cambiare totalmente rotta. Con la tristezza nel cuore, ovviamente. Ma non ha nemmeno senso che porti avanti un lavoro che non mi sostiene abbastanza. Come disse Joe Bastianich in una puntata di Masterchef: “Se la cucina, non ti fa guadagnare abbastanza, non è un lavoro, ma un hobby”

Potrei fare che al mio 36° compleanno dovrò prendere una decisione. Un anno davanti a me per cambiare le cose o per chiudere quest’esperienza e a decidere cos’altro fare della mia vita. Spesso avere una scadenza fa muovere il culo ben più velocemente e proficuamente che non avendola. Un mio professore del liceo aveva l’abitudine (un po’ macabra, diciamolo) di ripeterci: “Forza e coraggio, che la vita è di passaggio”. Tendiamo sempre a pensare che il domani ci sia dovuto e tendiamo a rimandare a domani ogni cosa. Beh, forse pensare di avere un anno, potrà essere lo sprono necessario per capire e agire. Vedremo cosa riuscirò a combinare. E’ la prima volta che lo scrivo. Mi fa una certa impressione e anche un po’ paura, perché una volta scritta, l’idea diventa reale e ti senti messa sotto esame se dovessi mai decidere di cambiare idea. Ma ci voglio provare, un po’ come i progetti 365 (una foto al giorno per un anno), ma qui c’è ben più in gioco che il non riuscire a completare la serie fotografica. Ma la scossa è necessaria.

Sicuramente da un lato continuerò a pubblicizzarmi, a contattare possibili clienti, dall’altro voglio realizzare un progetto che mi è balenato alla mente un giorno, improvvisamente. Ora avrà ancora più significato. Dovrò solo darmi una mossa per renderlo reale.

Written by Monimix

novembre 4th, 2014 at 11:56 am

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