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Sbassamutande e Photographer: che coppia!

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Al giorno d’oggi, epoca di social network, si evidenziano varie tipologie di persone. Prima dell’arrivo della tecnologia una persona entrava in contatto con un numero limitato di persone e anche gli “animali delle feste” quelli che “conosco tizio” “conosco Caio” erano dei principianti rispetto agli animali  da social, dove come minimo, se non vuoi esser considerato uno sfigatello o un asociale devi avere 3000 “amici” tra i tuoi fedelissimi altrimenti sei out (mi raccomando buttate sempre nei vostri discorsi qualche parolina English style che fa fiko).

Tempo fa avevo scritto un post dedicato alla categoria delle sbassamutande, categoria ruspante e molto attiva nei social. Per riconoscerle è facile, basta guardare nelle loro foto profilo: la maggior parte saranno in una cascina (o fabbrica abbandonata), possibilmente in mutande. Gli unici abiti consentiti sono maglie da usare giusto per coprirsi una piccola porzione di pelle convinti che il vedo non vedo funziona sempre parecchio e quindi via, tira fuori la spalla, abbassa il mento e vai con lo sguardo da panterona ammiccante.

Queste ragazze vogliono apparire e hanno capito che se stanno vestite, con un trucco leggero e posano in maniera pulita non otterrebbero abbastanza like per bullarsi e farsi invidiare dalle altre sbassamutande, convinte che il riuscire a farsi fotografare da chiunque passi per strada, in maniera ignobile sia più importante che preservare la propria dignità.

Accanto alle sbassamutande (che fanno folklore, diciamolo, senza di loro probabilmente Facebook non sarebbe ugualmente vivace) ci sono i  photographer. Vastissima categoria, molto spesso citata anche da Benedusi. Chi sono i photographer? Se dovessi spiegarlo a mia nonna (pace all’anima sua che si è persa tutto questo!)  direi che il photograher è chi: ha un lavoro da dipendente che usa i soldi di due o tre mensilità all’incirca per comprarsi una reflex digitale. Mia nonna, a questo punto, spalancando gli occhi mi chiederebbe: “Per fa cus’è?! [traduzione dal dialetto cremasco: “Per farci cosa?”] Bella domanda nonna, bella domanda!

Una volta avrebbero comprato una macchinetta fotografica economica per far le foto ricordo, foto fatte in vacanza soprattutto, ma per quelli proprio appassionati, anche le foto durante le altre stagioni, giusto per documentare alcuni eventi per loro significativi. Oggi no, la reflex si compra perché si vogliono fotografare le gnocche nella fabbrica abbandonata circondati da immondizia, vetri rotti e ferri vecchi. E quindi via, di gnocca. Probabilmente noi non lo sappiamo, ma ci deve essere un qualche concorso segreto per chi ne scatta di più, perché ragazzi, è un’invasione!

Il photographer sa tutto del libretto delle istruzioni della reflex, se tu gli parli di interpretazione lui ti risponde con un f di qua e un iso di là. Mia nonna lo avrebbe ripreso dicendo: “Se ti dico mele è inutile che mi rispondi pere!”

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Written by Monimix

febbraio 19th, 2014 at 3:56 pm

Festival della fotografia etica | Lodi, 17/20 ottobre 2013

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Il weekend appena trascorso ha visto lo svolgersi del Festival della fotografia etica a Lodi. Nonostante il tempo grigio e un po’ di pioggia, parecchi visitatori hanno riempito la città. Armati di cartina con i luoghi di interesse, gruppi di persone si aggiravano per le viette in cerca delle mostre. Unico tasto dolente, se vogliamo proprio dirla tutta, è stata la carenza di segnali che facilitassero l’individuazione dei luoghi ai non lodigiani. Ammetto che in certi casi non è stato facile trovarli, se non girando più e più volte a vuoto e solo seguendo poi  vari capannelli di persone si riuscivano a scovare le mete. A parte questo, il Festival si conferma come un gran bell’evento di fotografia e riflessione.

La prima mostra che ho visitato si intitola: “Nuestros Pequeños Hermanos” (Fondazione Francesca Rava) della fotografa Albertina D’Urso. Gli scatti, ambientati nella location suggestiva dei Chiostri del Museo Paolo Gorini, rappresentano la mission di Nuestros Pequeños Hermanos, che in inglese significa “I nostri piccoli fratelli e sorelle”, che è quella di fornire una casa e l’affetto di una vera famiglia ai bambini orfani o abbandonati, in seguito alla spirale di violenza e povertà che da anni sta martoriando i paesi del Centroamerica, Nicaragua, Honduras, El Salvador e Guatemala.

La location, con la luce grigia della giornata è resa a tratti inquietante assumendo le sembianze di un vecchio ospedale psichiatrico, soprattutto anche grazie all’eco di alcune voci di cui non è chiara la provenienza. Inquietudini a parte, la mostra è stata allestita in maniera molto minimalista: cavi leggeri reggono i pannelli, dando aria attorno alle immagini e calandole perfettamente nell’ambiente circostante, facendo risaltare – per contrasto – gli splendidi colori e i volti di questi bambini che si spera abbiano trovato la loro serenità grazie a missioni come questa.

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Written by Monimix

ottobre 22nd, 2013 at 3:22 pm

Lectio Magistralis di fotografia e dintorni – Incontri organizzati da AFIP

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Grazie all’AFIP – Associazione Fotografi Italiani Professionisti e al suo un nuovo presidente, Giovanni Gastel, dal 18 aprile 2013 a Milano (e precisamente in Triennale, viale Alemagna 6), si terranno una serie di appuntamenti quindicinali (il giovedì alle 19, l’ingresso è gratuito) con i grandi protagonisti della fotografia contemporanea italiana. Questi grandi fotografi terranno le fila di una conversazione tra essi e il pubblico in sala, riguardanti la fotografia attraverso le loro storie di vita personale e professionale.
Il primo ad inaugurare questo ciclo di eventi, la sera del 18 aprile, è stato il tanto discusso (amato ed odiato) Oliviero Toscani, di cui si può dire tutto tranne che non sia un grande fotografo, oltre al fatto di essere un comunicatore e un provocatore nato. Il suo intervento titolava così: “Il magnifico fallimento”
Per capire di cosa ha parlato vi posto direttamente il video della serata


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Tre mostre fotografiche imperdibili!

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L’anno nuovo è iniziato denso di nuove interessantissime mostre fotografiche assolutamente imperdibili.

Il 15 dicembre ha inaugurato presso l’Ex Ospedale Sant’Agostino di Modena la mostra “Flags of America”, dove si potranno vedere le opere di ventidue autori che, tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta, hanno scritto alcune delle più importanti pagine della fotografia americana.

Alcuni tra gli autori di cui si possono vedere le opere sono: Ansel Adams, Robert Adams, Diane Arbus, Richard Avedon,  Bruce Davidson,  Robert Frank, Lee Friedlander, Irving Penn, Stephen Shore, Edward Weston, Minor White, Garry Winogrand e tanti altri! Direi che vale la pena prendersi una giornata e perdersi tra le opere di questi grandi!

La mostra è visitabile dal 15 dicembre – 7 aprile 2013
Ex Ospedale Sant’Agostino – Largo Porta Sant’Agostino, 228 – 41121 Modena, Italia Read the rest of this entry »

Imparare dagli altri: creatività estrema!

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Quando ho un po’ di tempo, navigo su vari siti che raccolgono una selezione dei lavori migliori che si trovano in giro, uno di questi è: Trendland Vi consiglio di andarci se avete un po’ di tempo libero, perchè è talmente ricco di contenuti e di lavori pazzeschi di ogni genere che senza che ve ne accorgiate vi è passata la giornata, e se dovevate consegnare un lavoro urgente, beh sono cavoli amari!

E visto che dagli altri c’è sempre da imparare, vi lascio qui una carrellata di lavori che mi hanno stesa!

Kirsty Mitchell’s Wonderland

In seguito alla perdita della madre, Kirsty per ternersi occupata, inizia questo progetto enorme ed eccezionale che dura da tre anni, come omaggio a sua madre e al suo amore per i libri e alle storie fantastiche. La cosa pazzesca di questo progetto, non sono tanto le foto (che sono comunque splendide), ma tutto il lavoro dietro le quinte – vi consiglio di dare un’occhiata al backstage – dall’ideazione di ciascun scatto, alla progettazione degli abiti e dei props tutti interamente realizzati da Kirsty e dal suo team, sino alla realizzazione dello scatto finale. La cura dei dettagli è incredibile, e rendono questo progetto un lavoro enorme ed eccelso. Per la serie: anche nei momenti peggiori ci possono essere risvolti positivi.

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