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Conosciamo Barbara Zonzin

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Autrice della mia intervista e di quella di Sara, oggi tocca a lei rispondere al fuoco incrociato delle nostre domande: lei è Barbara Zonzin, fotografa professionista, membro del direttivo Tau Visual, amica, punto di riferimento per molti appassionati di fotografia e non solo. Alla prima domanda preferisce non rispondere, lasciando nel mistero chi non la conosce ancora, lasciando libero spazio alla vostra personale sensibilità di cogliere più aspetti possibili del suo carattere e della sua personalità, dalle sue parole.
Per alcuni è un generale inflessibile, lei stessa si definisce puntigliosa, precisa ed organizzata, ma se saprete andare oltre riuscirete a cogliere moltissime sfumature del suo carattere, avrete l’occasione di attingere dal suo bagaglio di esperienza mille e più consigli. Come tanti, anche lei ha i suoi momenti di crisi esistenziale e ciò la rende ancora più vera e simpatica mostrando che oltre la corazza c’è una grande passione e un forte credo in ciò che fa.

Grazie Barbara per aver avuto la pazienza di arrivare sino in fondo all’interrogatorio!

1. La prima domanda, se vogliamo all’apparenza la più banale, ma se letta nel suo senso più profondo, la più complicata: chi è Barbara?
Ok, passiamo alla prossima (no davvero… ci ho pensato su ma non mi viene di rispondere..)

2. Da dove è nata la passione per la fotografia? Chi sono stati i tuoi primi punti di riferimento?
Quando ero ancora pischella mio zio mi mise una macchina fotografica in mano e non me ne sono più liberata. Tutta colpa sua! Poi la strada è stata lunga, interi pomeriggi a leggere riviste di fotografia invece che studiare… ho fatto dannare mia madre come nessuno mai credo. In quel periodo non avevo punti di riferimento precisi, nel mio paesello parlare di fotografia voleva dire “foto di vacanza”. Ma un giorno ho visto una foto su una rivista, una immagine in bianco e nero di una bella ragazza che sembrava meridionale ambientata in un luogo chiaramente del sud, una foto di moda ambientata in location. E mi dissi: “ecco, io voglio fare questo!”. Scoprii solo più tardi che quella era una foto di Ferdinando Scianna. Aver avuto modo di lavorare con lui è stato coronare il primo dei miei più grandi sogni. Read the rest of this entry »

Un passo alla volta…

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Ci sono giorni in cui ti chiedi cosa stai facendo, ti guardi allo specchio e l’immagine riflessa ti urla contro: “What the hell is wrong with you??!”

Sì perché ti senti svuotata, non sai cosa stai facendo, non sai più nemmeno cosa vuoi e quindi ti torturi pensando e ripensando alle stesse cose finché non ti rendi conto che i giorni passano e non stai concludendo nulla di buono.

Ti rimetti in discussione continuamente perché se ciò che hai fatto sino ad ora non ha portato a granché in termini di sopravvivenza (sì perché non si parla di soldoni, ma di spiccioli per non andar sotto ad un ponte!), evidentemente hai sbagliato qualcosa, quindi il primo passo è capire cosa e cercar di ricalibrare il tiro.

E’ un periodo difficile, lo sappiamo, dura da parecchio. In tanti stiamo affrontando difficoltà nel lavoro. L’umore ne risente e quindi anche la creatività. Non sai più dove sbattere la testa perché tutte le pallottole che avevi le hai sparate e il bersaglio che ti è tornato indietro non è stato colpito al centro, ma è solo pieno di buchi inutili che non hanno portato a nulla di fatto.

Non credo al detto “Mal comune mezzo gaudio”, nel senso che, passati i primi trenta secondi in cui realizzo di non esser da sola, mi rendo subito conto che non è che se uno sta annegando con me, allora io mi salvo! Mi salvo solo se so nuotare o se qualcuno mi tira un salvagente. E partendo dal presupposto che di Mitch Buchannon (come chi? Ah, uomini senza Dio, fate copia e incolla in google e scoprirete che oltre alle tettone della Anderson, in Baywatch c’era pure qualcun altro!) ce ne sono pochi e quelli che ci sono stanno già correndo in direzione di qualcun altro, noi poveri sfigati abbiamo due alternative: o anneghiamo e diventiamo cibo per squali o impariamo a nuotare abbozzando qualche mossa stile chihuaua, giusto per arrivare a riva.

E quindi che si fa? Dobbiamo ingegnarci per trovare altre strade e si ricomincia il gioco, con un’idea chiara in mente però: tutto dipende da noi. Read the rest of this entry »

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