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Nuovi stimoli: abbuffarsi di cinema!

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Con l’inizio del nuovo anno, mi sono messa d’impegno per cercare di fare cose che non avevo mai fatto, provare nuove esperienze, piccoli cambiamenti alla routine, riprendere a vivere di cinema come facevo tanti anni fa… E i primi passi sono stati decisamente stimolanti. Per l’idea di riprendere a divorare film devo dire che mi son messa davvero d’impegno, complice anche la lunga pausa da serie tv che arriva ogni anno dopo il periodo natalizio. Partendo da un film d’elite, un ottimo Truffaut con il suo “Les 400 coups”, passando per film più attuali (alcuni ben più leggeri) mi ritrovo ad aver già visto una quindicina di film. Non mi dilungherò a fare recensioni per ognuno di essi perché non ho velleità (né capacità) da critica cinematografica, mi limito a lasciare qui brevissime impressioni riguardo a quelli che più mi hanno colpita.

“Les 400 coups”  di Francois Truffaut (ne ho parlato anche qui) è un ottimo film: splendido bianco e nero e gran fotografia, una storia intensa, dura, ma che nel finale riesce a darti un senso di libertà conquistata con gran fatica lasciandoti un sorriso sul volto.

“Albert Nobbs” con una meravigliosa Glenn Close nei panni di un maggiordomo che vive e lavora fingendosi uomo per poter fare appunto un mestiere che fino ad allora era prettamente maschile. Una vita di menzogne, una donna terribilmente sola, timida, riesce finalmente ad aprirsi quando incontra un’altra donna che vive la sua stessa situazione (ma che è riuscita a sposarsi con una donna pur di mantenere la sua maschera e poter così lavorare e mantenersi). Seguendo il suo esempio si avvicina ad una cameriera dell’albergo in cui lavorano, ma si renderà conto che la ragazza non la corrisponde ma, spinta dal suo ragazzo, cerca di approfittarsi di Albert spillandogli soldi e regali. Una storia delicata, che lascia un po’ di amaro in bocca.

“Anni felici” film italiano del regista Daniele Luchetti, la storia di una famiglia romana degli anni ’70 raccontata dal figlio maggiore. Una coppia in crisi, un padre artista e una madre che pur cercando la sua libertà, cerca di tenere unita la famiglia. Molto interessante la lettura della vita dell’artista: lo scontro con la critica, la delusione e il flop, fino alla rinascita. Intenso e davvero ben fatto.

“The Butler – un maggiordomo alla Casa Bianca” diretto da Lee Daniels con protagonista uno strepitoso Forest Whitaker e dalla scoperta come attrice di Oprah Winfrey. Il film ripercorre le tappe della conquista dei diritti civili, della popolazione di colore statunitense, vista dagli occhi del protagonista che per trent’anni sarà al servizio di sette presidenti degli Stati Uniti d’America. Grande il contrasto tra l’umiltà e il silenzio del padre e la lotta e la protesta del figlio per lo stesso fine comune: la conquista dei diritti civili della popolazione di colore americana. Toccante e allo stesso tempo mi ritrovo allucinata nel vedere ancora una volta come potessero essere ciechi e biechi quelli che si credevano superiori solo perché nati bianchi.

“Her” con Joaquin Phoenix e la voce di Scarlett Johansson, da vedere preferibilmente in lingua originale proprio per gustarsi tutte le sfumature della voce della Johansson (bravissima!) che pur non apparendo mai nel film è una comprotagonista eccezionale. La storia, ambientata nel futuro, racconta lo strano rapporto d’amore vissuto dal protagonista e la voce del sistema operativo che gli viene assegnato. Vista la morbosità che sempre più ci lega alla tecnologia non è poi così assurdo pensare che si possano instaurare rapporti più sinceri con elementi irreali piuttosto che rapportarsi con persone reali.

“Saving Mr Banks” con Tom Hanks nei panni di Walt Disney ed Emma Thompson nei panni dell’autrice di Mary Poppins. Dopo vent’anni finalmente Disney riesce a convincere la scrittrice a realizzare il film tratto dal suo romanzo. La scrittrice non è disposta ad accettare alcun tipo di compromesso e da qui nascono una serie di problemi. Ma ben presto si capirà che la sua netta riluttanza è dovuta al fatto che il libro narra la storia della sua famiglia, con tutti i problemi vissuti nell’infanzia. Un film delicato, a tratti commoventi, con un Tom Hanks eccezionale (come sempre!) nei panni dell’uomo dalla tenacia di ferro pur di mantenere una promessa alle proprie figlie e che riesce poco alla volta a conquistare la fiducia della scrittrice. La Thompson bravissima nei panni della acida londinese snob in grado di farti commuovere appena lascia cadere la maschera di ferro mostrando un animo fragile.

“Walk the line – Quando l’amore brucia l’anima” narra la storia del giovane cantante Johnny Cash, mostrando gli inizi difficili, i problemi di droga, il rapporto difficile con il padre, gli anni vissuti in tour con un gruppo di amici che faranno la storia della musica americana (Elvis, Jerry Lee Lewis tra i più noti) e la storia d’amore tormentata con la cantante June Carter che diverrà la sua seconda amatissima moglie solo dopo anni di difficoltà. Per chi ama la musica di Cash è sicuramente un film da vedere. Apprezzato moltissimo sia per la colonna sonora che per l’interpretazione di Joaquin Phoenix, ma anche per la storia d’amore che salverà l’uomo da sé stesso.

Quello che ho apprezzato di questi film, sono quegli elementi sempre attuali che si possono riscontrare: le difficoltà di chi vuol inseguire il proprio sogno ed è disposto a tutto, la tenacia di portare a termine un progetto in cui si crede, la volontà di ferro di proteggere il proprio sogno e progetto, le delusioni che abbattono ma che non arrestano la corsa, la delicatezza dei sentimenti di chi pensa di dover indossare una maschera per potercela fare, la lotta per affermare i propri diritti che non passa solo per la strada della violenza ma anche nel farsi riconoscere come persone affidabili, attente, precise. Ognuno a modo suo mi ha dato qualcosa, aldilà che non siano film d’elite e che faranno storcere il naso agli snob, ma se si vuol andare oltre, si può imparare da tutti.

Written by Monimix

febbraio 24th, 2014 at 9:42 am

Les 400 coups | François Truffaut

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All’inizio di questo nuovo anno ho pensato a quante cose mi piacerebbe riuscire a fare che non ho mai fatto, molte di queste sono meno fattibili nell’immediato (tipo nuotare con i delfini), altre ben più facili da realizzare. Tra queste c’è il proposito di voler vedere tutti quei film che non ho mai visto, che ho accantonato a data da destinarsi per mancanza di tempo o alle volte, voglia. Ora invece è il momento di ricominciare a nutrirmi di bei film, di quel cinema che tanto ho amato fino a un po’ di anni fa, ma che ho lentamente ma brutalmente sostituito con le serie tv (tempi più rapidi, durata degli episodi più fruibile alla sera con la stanchezza della giornata…).

E così, una settimana fa, ho iniziato il mio nuovo progetto con un film del 1959 di François Truffaut: “Les 400 coups”,  in italiano “I 400 colpi”,  che è la traduzione letterale del titolo del film in lingua francese, ma che fa perdere il senso della forma francese, che si riferisce all’espressione faire les quatre cents coups, (“fare il diavolo a quattro”), che fin dal titolo dà il senso del film. Leggendo il titolo italiano, tutto ti viene in mente (in primis “100 colpi di spazzola”), tranne che fare il diavolo a quattro.

Ammetto la mia ignoranza assoluta su Truffaut, ma voglio recuperare questa lacuna e vedere anche altri suoi film. Da neofiti, sicuramente come prima cosa si apprezza subito lo splendido bianco e nero della pellicola e per un’amante come me del bianco e nero non posso che amare fin dalle primissime immagini, un film come questo. Ottima fotografia, e grande interpretazione del protagonista (il giovane attore Jean-Pierre Léaud): un ragazzino di 12 anni (Antoine Doinel) molto irrequieto, ma man mano che il film scorre viene mostrato il rapporto con i genitori, soprattutto quello con la madre, e ben si capisce da dove provenga questo suo modo di comportarsi. La storia è ambientata a Parigi alla fine degli anni ’50, Antoine mostra tutte quelle irrequietezze tipiche della fase della vita che la maggior parte di noi ha vissuto nell’adolescenza. Sua madre non perde occasione per fargli capire che non è stato voluto, non ha gesti affettuosi nei suoi confronti, né attenzioni di alcun tipo, tranne nel momento in cui lo deve sgridare. Il patrigno è molto assente, di certo non compensa le mancanze affettive del ragazzo. In casa, Antoine non ha un suo spazio, dimostrato anche dal fatto che non ha nemmeno una sua stanza, ma è costretto a dormire in un letto posticcio posto nell’ingresso dell’abitazione. Non voglio spoilerare la fine, a chi non ha ancora visto il film, quindi se non volete sapere, non leggete da qui in poi. La scena finale è bellissima, questa lunga corsa a perdifiato verso il mare è finalmente liberatoria, tu spettatore corri accanto ad Antoine, anche tu ti senti più leggero, e partecipi a quel miscuglio di stati animi che sta vivendo.

Oltre al rapporto disastrato con la famiglia, un altro rapporto è messo in evidenza, l’amicizia di Antoine con Renè. Una di quelle amicizie forti, indistruttibili, su cui puoi sempre contare e che ti salvano dal cadere nel baratro della solitudine. Renè si dimostra l’unico che realmente ascolta, capisce ed aiuta Antoine. Compagno di marachelle, e del marinare la scuola, è l’unico che lo accoglie in casa sua quando Antoine scappa da casa.

Per chi vuol passare una bella serata all’insegna della qualità e dello spessore dei film del passato e per chi vuol attingere spunti fotografici ed estetici, sicuramente è un ottimo film da vedere.

les 400 coups

Written by Monimix

gennaio 15th, 2014 at 4:55 pm

Imparare dagli altri: i ritratti di Peter Lindbergh

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Quando ho iniziato ad avvicinarmi alla fotografia e a studiare il lavoro dei grandi fotografi, ricordo di esser stata folgorata, oltre che da Edward Weston, da Peter Lindbergh. I suoi ritratti in bianco e nero così forti, così espressivi, così profondi, le sue “muse”, le splendide top model degli anni ’90: Claudia, Christy, Naomi, Cindy, Stephanie e tutte le altre meravigliose donne che hanno posato davanti al suo obiettivo: Kate Moss, Nicole Kidman, Milla Jovovich giusto per citarne una piccolissima parte.

Ciò che si coglie osservando i suoi ritratti è la sua straordinaria capacità di immortalere i suoi soggetti con le loro fragilità, mista ad un senso di drammaticità e sensualità creando immagini così forti e d’impatto che sembrano frame tratti da film più che semplici fotografie.

Un altro aspetto che mi attrae del sul lavoro è l’apparente semplicità che caratterizza molti suoi ritratti. Le persone sembrano colte all’improvviso, come fossero raccolte nei loro pensieri e lui con grande naturalezza le immortala in modo sublime interpretandole senza quasi nemmeno disturbarle.

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“Apple of My Eye” – an iPhone 4 film

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Probabilmente molti di voi avranno già visto questo video su Vimeo, o sul sito Jumper o su altri siti/social network, per chi non l’avesse ancora visto vi consiglio di darci un’occhiata. Cos’ha di speciale? E’ stato girato e montato (con iMovie per iPhone) interamente con il nuovissimo iPhone4. Beh direi che le immagini parlano da sole, no?

Il video è diretto da Michael Koerbel e scritto da Anna Elizabeth James, studenti dell’USC’s School of Cinematic Arts

iphone4film

Per una pausa creativa…

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Grazie ad un tweet degli amici di Jumper sono arrivata su un sito fikissimo sui titoli dei film. Dateci un’occhiata, è veramente interessante.
Tra i tanti, ho potuto rivedere con grande piacere gli eccezionali titles di un film che ho amato tanto, Sherlock Holmes del regista Guy Ritchie.
Ottimo film sotto molti punti di vista: interpretazione magistrale e fortemente ironica di Robert Downey Jr perfetto nella parte di Sherlock che ti incolla allo schermo senza mai farti annoiare; battute divertenti che non guastano mai, ma soprattutto ciò che ho amato maggiormente è la fotografia. Un uso della luce eccezionale, emotivo, di forte impatto, una di quelle luci che mi colpiscono e mi fanno pensare: “cavoli la voglio fare anche io!”, inquadrature sapienti e una post produzione perfetta per ricreare quel mood misto di storico e moderno che ti fanno apprezzare anche la scena più banale.
E un plauso a chi ha realizzato i titoli (Danny Yount), qui un’anteprima:

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Sul sito potete vedere altre immagini e il video per poterli apprezzare al meglio. Amo letteralmente questo stile!

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