Monimix Photography Blog

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Quando si dice il potere di una fotografia!

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Alcuni giorni fa sono incappata in questa raccolta di 30 immagini scelti tra quelle più potenti al mondo (ce ne saranno moltissime altre, ma secondo l’autore questa è una selezione). Vi sono inclusi scatti che fanno indignare (non so a voi, ma a me, vedere il piccolo gipsy che fuma una sigaretta a 5 anni, e pure con le movenze di un adulto il che fa pensare che non è certo la prima, fa indignare non poco):

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Written by Monimix

novembre 16th, 2013 at 10:16 am

Imparare dagli altri: uso della luce ed interpretazione

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Quando ho visto la prima foto di questo servizio sono rimasta senza fiato, non è una frase fatta, è la realtà. Aldilà della bravura della modella di riuscire a stare in equilibrio su dei trampoli del genere in una posa perfetta (e già solo per questo ci sta l’applauso!), la vera protagonista di questa foto è la luce. Sembra un quadro da tanto sia meravigliosa.
E’ perfetta: sul viso così come sugli abiti e sul resto del corpo.
Il viso viene esaltato e scolpito come fosse una statua di marmo. L’espressione intensa viene enfatizzata ancora di più creando un mood forte, diretto e grandioso.
La gonna a pieghe non fa altro che sottolineare il gioco di luci ed ombre, rendendo la posa plastica come fosse realmente una statua scolpita da un abile scultore. Il fatto che sia una gonna plissettata tende ad alleggerire e a rendere più elegante l’insieme.
Oltre alla scelta azzeccatissima della luce, un plauso va al fotografo anche per la scelta della modella. I lineamenti decisi degli zigomi e il corrucciare sapientemente le sopracciglia creano un mix perfetto con la dolcezza e la velata malinconia dello sguardo. Sicuramente una bellezza inusuale, non la classica bambolina, ma una donna di carattere che sa interpretare il mood perfettamente.

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Organizzare uno shooting

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Molto spesso mi è stato chiesto come si prepara un servizio fotografico. Esistono  mille modi diversi per preparare uno shooting, anche solo per la diversità del lavoro in sé di cui ci dovremo occupare. Ogni fotografo ha il proprio metodo, ma non pensate che basti arrivare sul set con una macchina fotografica e improvvisare il tutto. Se a volte capita che la botta di culo vi faccia ottenere la vostra foto migliore, mi spiace deludervi, ma non è sempre così semplice il nostro lavoro, sarebbe bello grattarsi la pancia per una settimana, arrivare sul set, scattare e bam! ecco lì la foto che volevamo.

Come detto, può capitare, ma è prima di tutto un caso (anche se mi cadesse la macchina fotografica e scattasse potrei ottenere la foto della vita, poi spiegare al cliente presente sul set che mi ha pagata per farlo, è un altro discorso!), e soprattutto non è proprio così che funziona. Se stiamo lavorando da soli è divertentissimo affidarci al caso, è liberatorio non seguire regole e lasciare fluire ciò che sentiamo in quel momento. Tanto non ci sono testimoni di ciò che faremo in quel lasso di tempo!
Diverso è il discorso se stiamo scattando per un progetto che coinvolga un cliente o anche solo un team di lavoro per un progetto personale.

La prima cosa è: [rullo di tamburi!] avere un’idea. Banale, no? Se lo fosse saremmo tutti Avedon! Come nasce un’idea è un argomento che richiederebbe un post a parte, in questo partiamo dal presupposto che l’idea ci sia già. Accendiamo la lampadina e… Eureka! Eccola lì la nostra idea.
Ora che abbiamo un’idea dobbiamo comunicarla al resto del team: make up artist, hair stylist, stylist e per finire la modella.
Solitamente come primissima cosa illustro l’idea alla truccatrice/parrucchiera e alla stylist, il confronto con loro è importantissimo perché nasceranno ulteriori punti di vista e nuove interpretazioni.

Ma il problema è: come comunico loro la mia idea? Perché ognuno di noi quando riceve un input inizia ad immaginarselo con il proprio stile, e ciò che la propria visione ed interpretazione gli suggeriscono, e magari saranno cose che con la mia idea iniziale non c’entreranno nulla.
Quindi cosa faccio? Cerco in internet, su riviste o libri, immagini che possano in qualche modo aiutarmi nell’esprimere visivamente il mood che vorrei interpretare; e così inserisco immagini di location simili a quella che vorrei utilizzare (se scatto in studio cercherò foto che richiamino il tipo di luce scelta o il fondale), immagini con colori simili, pose che vorrei sfruttare per veicolare al meglio il tema, scene tratte da film, illustrazioni o a volte è capitato che scegliessi un testo di una canzone, o di un libro. Cercate tutto ciò che vi suggerisce la vostra idea e create uno storyboard.

[Questo è lo storyboard realizzato in occasione del progetto “Mare d’inverno”, dove a farla da padrone sono i toni freddi, il vento che smuove gli abiti e i capelli, l’intensità dell’interpretazione della modella e il contatto diretto tra lei e la natura che la circonda].

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Un set semplice ma d’effetto

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Durante l’ultimo shooting con Francesca ho avuto modo di giocare parecchio con la luce, sfruttando un set a me molto caro e familiare (molto minimalista, costituito da un fondale nero e un solo punto luce), cambiando solo alcuni aspetti. Primo fra tutti il punto di ripresa: un errore che si tende a fare spesso è quello di rimaner troppo fermi sul set. Troviamo un punto che ci appaga e tendiamo a non muoverci di lì, perdendo così molti altri punti di vista che potrebbero esser ben più interessanti e che ci aiuterebbero a dar più movimento e forza agli scatti.

In questi scatti mi sono mossa parecchio, ed è sempre meraviglioso osservare come la stessa fonte di luce cambi così tanto, solo spostandoci noi dal punto centrale in cui solitamente ci piazziamo. La bellezza dei tagli di luce e delle ombre che disegnano il corpo di Francesca sono da togliere il fiato. E se ci pensiamo, è bastato davvero poco per ottenerle.

Così come un fondale segnato e quindi “rovinato” può diventare interessante se inquadrato dal lato opposto della luce, in cui luci ed ombre lo esaltano e lo fanno apparire come fosse stato rovinato appositamente. Spesso in fotografia ciò che appare brutto o usurato può assumere quell’aria vissuta e di forte impatto che ci aiuta a caratterizzare le nostre immagini. Non per forza deve essere tutto perfetto, basta saperlo interpretare, ma ancora prima vedere.

Nelle mie foto mi sto spingendo sempre più verso un minimalismo estremo: un punto luce (al massimo un pannello riflettente, come in questo ultimo scatto), un fondale nero e tanta tanta voglia di trarre il meglio da ciò che ho a disposizione, andando a spogliare la scena da troppi orpelli e tecnicismi, privilegiando l’interpretazione del soggetto in una ricerca continua di comunicazione, forza ed espressione.

Il cammino è ancora lungo, ma sento di aver intrapreso la strada giusta.

Per vedere altri scatti tratti da questo set potete visitare il mio sito.

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Written by Monimix

gennaio 4th, 2012 at 3:26 pm

Quattro chiacchiere con Francesca Cortevesio

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Quando scelgo una modella per i miei scatti vado sempre alla ricerca di “quel qualcosa in più″ che rende viva l’immagine, cerco una persona prima di tutto, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue emozioni, le sue idee: una persona prima ancora che una modella.  Questa continua ricerca mi ha fatto incontrare una persona eccezionale, l’avrete vista mille volte nei miei scatti, perchè la adoro. Lei è Francesca Cortevesio (www.francescacortevesio.eu).

Ha iniziato quasi per caso, lei dice per il suo taglio (e colore) particolare di capelli, ma se la incontri quello diventa un dettaglio secondario, perchè resti catturato dai suoi occhi e dalla sua personalità. In pochi anni è riuscita a scattare con fotografi di altissimo livello del panorama italiano, pur rimanendo se stessa, senza scendere a compromessi e a vivere la fotografia come una passione che va al di là del lavoro. Passione in continua crescita che la vede iniziare a muovere i primi passi anche dietro l’obiettivo in una serie di autoscatti molto forti.

Le ho fatto alcune domande per farla conoscere a chi ancora non ha avuto l’occasione di incontrarla e per far arrivare un messaggio anche alle altre ragazze che hanno intrapreso, o sono intenzionate a farlo, la vita della modella.
Non basta essere belle, avere un bel fisico e un bel visino, serve personalità, espressività e la capacità di interpretare ogni volta ruoli diversi. La modella deve essere un’attrice, non un manichino.

1. Prima di tutto, una domanda di rito per chi ancora non ti conosce: ci racconti brevemente chi sei e come hai iniziato a far questo lavoro?
Francesca Cortevesio, per gli amici Checchina, ho 26 anni e AMO quello che faccio. Sono una fotomodella che ha iniziato questo percorso un po’ per caso, senza cercarlo, come succede invece forse per la maggior parte delle ragazze che decidono di intraprenderlo. Ebbene sì, i miei capelli hanno fatto la loro grande parte nell’aprirmi questa porta dietro cui ho trovato un sacco di sorprese e soddisfazioni. Poi, come si dice, una cosa tira l’altra e da hair model mi sono “evoluta”, sono uscita dal mio guscio di timidezza e riservatezza e sono sbocciata o come preferisco dire sono NATA. Read the rest of this entry »

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