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Architetti venite a noi!

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Un paio di mesi fa ricevo una mail di Barbara in cui mi chiedeva se volevo partecipare insieme a lei e a Sara alla giuria di un concorso per architetti. Il primo pensiero è stato: “Oh signur”; dopo i primi momenti di diffidenza verso l’immagine di me stessa in una giuria seria, ho chiesto maggiori info a riguardo e ne è uscito che: saremo chiamate a giudicare i lavori presentati in un concorso fotografico aperto a tutti i giovani architetti d’Italia che abbiano voglia di mettersi in gioco realizzando un dittico composto da un autoritratto e da uno scatto che ritragga la propria postazione lavoro, l’angolo del pensiero creativo, il luogo in cui i loro progetti prendono vita.

Come potevo rifiutare? E quindi eccomi qui, insieme alle mie compagne d’avventura in una nuova impresa. Sarà un’ottima occasione per guardare centinaia di fotografie, parlare e a confrontarci su un tema che ci appassiona tanto e che magari ci darà mille spunti su cui riflettere e nuovi stimoli per i nostri progetti.

Vi lascio qualche dettaglio tecnico per il concorso, tutte le info le trovate comunque qui sul sito ufficiale.
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Un passo alla volta…

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Ci sono giorni in cui ti chiedi cosa stai facendo, ti guardi allo specchio e l’immagine riflessa ti urla contro: “What the hell is wrong with you??!”

Sì perché ti senti svuotata, non sai cosa stai facendo, non sai più nemmeno cosa vuoi e quindi ti torturi pensando e ripensando alle stesse cose finché non ti rendi conto che i giorni passano e non stai concludendo nulla di buono.

Ti rimetti in discussione continuamente perché se ciò che hai fatto sino ad ora non ha portato a granché in termini di sopravvivenza (sì perché non si parla di soldoni, ma di spiccioli per non andar sotto ad un ponte!), evidentemente hai sbagliato qualcosa, quindi il primo passo è capire cosa e cercar di ricalibrare il tiro.

E’ un periodo difficile, lo sappiamo, dura da parecchio. In tanti stiamo affrontando difficoltà nel lavoro. L’umore ne risente e quindi anche la creatività. Non sai più dove sbattere la testa perché tutte le pallottole che avevi le hai sparate e il bersaglio che ti è tornato indietro non è stato colpito al centro, ma è solo pieno di buchi inutili che non hanno portato a nulla di fatto.

Non credo al detto “Mal comune mezzo gaudio”, nel senso che, passati i primi trenta secondi in cui realizzo di non esser da sola, mi rendo subito conto che non è che se uno sta annegando con me, allora io mi salvo! Mi salvo solo se so nuotare o se qualcuno mi tira un salvagente. E partendo dal presupposto che di Mitch Buchannon (come chi? Ah, uomini senza Dio, fate copia e incolla in google e scoprirete che oltre alle tettone della Anderson, in Baywatch c’era pure qualcun altro!) ce ne sono pochi e quelli che ci sono stanno già correndo in direzione di qualcun altro, noi poveri sfigati abbiamo due alternative: o anneghiamo e diventiamo cibo per squali o impariamo a nuotare abbozzando qualche mossa stile chihuaua, giusto per arrivare a riva.

E quindi che si fa? Dobbiamo ingegnarci per trovare altre strade e si ricomincia il gioco, con un’idea chiara in mente però: tutto dipende da noi. Read the rest of this entry »

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