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Festival della fotografia etica | Lodi, 17/20 ottobre 2013

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Il weekend appena trascorso ha visto lo svolgersi del Festival della fotografia etica a Lodi. Nonostante il tempo grigio e un po’ di pioggia, parecchi visitatori hanno riempito la città. Armati di cartina con i luoghi di interesse, gruppi di persone si aggiravano per le viette in cerca delle mostre. Unico tasto dolente, se vogliamo proprio dirla tutta, è stata la carenza di segnali che facilitassero l’individuazione dei luoghi ai non lodigiani. Ammetto che in certi casi non è stato facile trovarli, se non girando più e più volte a vuoto e solo seguendo poi  vari capannelli di persone si riuscivano a scovare le mete. A parte questo, il Festival si conferma come un gran bell’evento di fotografia e riflessione.

La prima mostra che ho visitato si intitola: “Nuestros Pequeños Hermanos” (Fondazione Francesca Rava) della fotografa Albertina D’Urso. Gli scatti, ambientati nella location suggestiva dei Chiostri del Museo Paolo Gorini, rappresentano la mission di Nuestros Pequeños Hermanos, che in inglese significa “I nostri piccoli fratelli e sorelle”, che è quella di fornire una casa e l’affetto di una vera famiglia ai bambini orfani o abbandonati, in seguito alla spirale di violenza e povertà che da anni sta martoriando i paesi del Centroamerica, Nicaragua, Honduras, El Salvador e Guatemala.

La location, con la luce grigia della giornata è resa a tratti inquietante assumendo le sembianze di un vecchio ospedale psichiatrico, soprattutto anche grazie all’eco di alcune voci di cui non è chiara la provenienza. Inquietudini a parte, la mostra è stata allestita in maniera molto minimalista: cavi leggeri reggono i pannelli, dando aria attorno alle immagini e calandole perfettamente nell’ambiente circostante, facendo risaltare – per contrasto – gli splendidi colori e i volti di questi bambini che si spera abbiano trovato la loro serenità grazie a missioni come questa.

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Written by Monimix

ottobre 22nd, 2013 at 3:22 pm

Tre mostre fotografiche imperdibili!

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L’anno nuovo è iniziato denso di nuove interessantissime mostre fotografiche assolutamente imperdibili.

Il 15 dicembre ha inaugurato presso l’Ex Ospedale Sant’Agostino di Modena la mostra “Flags of America”, dove si potranno vedere le opere di ventidue autori che, tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta, hanno scritto alcune delle più importanti pagine della fotografia americana.

Alcuni tra gli autori di cui si possono vedere le opere sono: Ansel Adams, Robert Adams, Diane Arbus, Richard Avedon,  Bruce Davidson,  Robert Frank, Lee Friedlander, Irving Penn, Stephen Shore, Edward Weston, Minor White, Garry Winogrand e tanti altri! Direi che vale la pena prendersi una giornata e perdersi tra le opere di questi grandi!

La mostra è visitabile dal 15 dicembre – 7 aprile 2013
Ex Ospedale Sant’Agostino – Largo Porta Sant’Agostino, 228 – 41121 Modena, Italia Read the rest of this entry »

“Known and the Unknown” – Peter Lindbergh in mostra a Milano: un capolavoro!

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Sabato mattina finalmente sono riuscita a ritagliarmi un po’ di tempo per andare a Milano a visitare la mostra di Peter Lindbergh, giusto il giorno prima della chiusura!

Arrivo a Milano per le 9 e riesco a godermi la pace surreale di quell’ora, pochissime persone in giro, Piazza Duomo semi deserta, in giro ci siamo io e i venditori ambulanti che subito mi si attaccano come cozze avendomi subito individuata come non milanese. Riesco a schivarli ad uno ad uno e faccio due passi per un Corso Vittorio Emanuele orfano della solita fiumana di gente, mentre attendo l’ora di apertura della mostra.

La mostra è alla Galleria Franca Sozzani (Corso Como, 10), mi dirigo in quella zona e scelgo di andarci a piedi, giusto per gustarmi un po’ le vie tranquille della città e per assaporare strade che non frequento molto spesso.

Arrivata sul posto, la prima cosa che vedo è la scritta che presenta la mostra, molto minimalista, nera sul muro bianco, essenziale come piace a me e che ben identifica lo stile del fotografo.

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Perchè fare un’esposizione?

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L’esposizione del progetto “Mia e di nessun altro” è terminata, e così ci si appresta a disallestirla, si tolgono le foto dalla parete, si tagliano i fili dell’installazione, si archiviano i testi, si impacchetta il tutto e si spengono le luci. Il  momento in cui si smonta una mostra è sempre un po’ malinconico, un po’come quando a teatro cala il sipario e la musica sfuma via o al cinema quando scorrono i titoli di coda e se è stato un bel film ti fermi fino all’ultimo nome che lascia lo schermo perchè così ti sembra di prolungare ancora per qualche minuto l’emozione che il film ti ha suscitato. Per me, esporre non è solo mettere in mostra se stessi insieme ai propri lavori, è condividere con altri un percorso, cercare di trasmettere qualcosa a chi verrà a vedere i tuoi scatti, un volerlo coinvolgere in ciò che per te è importante e fare in modo che dal confronto possano uscire ulteriori spunti per una crescita, personale prima di tutto, ma anche professionale.

Fino ad ora ho sempre fatto piccole esposizioni, in luoghi diversi tra loro, ma dove sentivo che ci potesse essere modo di creare un contatto con chi passava a vedere l’eposizione o anche solo per un saluto. E così è stato anche stavolta: molti amici sono passati, ma anche persone che non conoscevo che si sono soffermate davanti all’installazione facendosi coinvolgere dalla forza del messaggio, lasciandoci parole di incoraggiamento per poter proseguire in questo percorso di lotta contro la violenza sulla donna. Attestati di stima inattesi e belle parole sono ciò che fanno bene al cuore in questi casi, perchè il timore è che ci sia ancora troppa indifferenza su temi così delicati ed importanti.
Il prossimo passo sarà quello di legare questo progetto e i successivi alla realtà delle associazioni che quotidianamente lottano su questo fronte per poter dare un nostro piccolo contributo alla battaglia. Vedremo cosa riusciremo a fare.

Per poter vedere l’intero progetto potete andare sul mio sito.

Un grazie a Micaela Zuliani (MKZphoto) con cui ho passato un bel pomeriggio a parlare di fotografia e che ha voluto dedicare al progetto un bel post sul suo blog. questa pazzerella aveva anche pensato di farmi un video in cui le illustravo l’idea alla base dell’esposizione, facendomi prendere un colpo (dovete capire che dall’altra parte dell’obiettivo io proprio non ci so stare!), ma il karma ha voluto che l’audio non si sentisse bene e quindi, con mio profondissimo rammarico ha scelto di usare solo uno scatto che ci ha fatto il suo compagno al volo, senza preavviso (ecco spiegato l’occhio a palla e il sorriso durbans della foto d’apertura del suo post!) e un video realizzato da lei all’esposizione.

Esposizione sabato 22 settembre: tema ed allestimento del progetto “Mia e di nessun altro”

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Ieri, giornata dedicata all’allestimento del progetto “Mia e di nessun altro” presso la Cittadella della cultura a Crema per l’esposizione di sabato 22. Il luogo che abbiamo a disposizione è una sala dell’area denominata appunto Cittadella della cultura del Museo cittadino, uno spazio nuovo per la città che negli ultimi anni ha visto susseguirsi varie mostre di pittura, scultura, fotografia ma anche di materiale storico. Un punto sicuramente nevralgico per l’arte della nostra cittadina. E’ un vero piacere potervi esporre, soprattutto un progetto a cui tengo particolarmente.

Questo progetto è nato dalla collaborazione con Stefano Ogliari Badessi, amico, scultore, artista a 360°. Da tempo volevo organizzare una serie di scatti che fossero legati al tema delicato della violenza sulla donna, perchè secondo me non si fa mai abbastanza su questo fronte e va tenuto vivo l’interesse di tutti per poter realmente cambiare le cose. Essendo un argomento molto vasto abbiamo scelto di iniziare il percorso affrontando il tema dello stalking, argomento ahimè molto attuale e sempre più diffuso. Ritrarre un concetto non è mai facile, soprattutto se non lo si vuole rappresentare in maniera banale. La violenza sulla donna è molto spesso raffigurato dall’immagine di una donna coperta di lividi o rannicchiata in un angolo in penombra. A noi questo non bastava. E così in un confronto di idee è uscita la voglia di andare oltre, di andare a rendere reale ciò che in realtà non è visibile, in particolare la pressione psicologica e la confusione mentale che una donna vittima di uno stalker può provare. Ci siamo soffermati sulla sensazione di soffocamento, dell’incapacità iniziale di liberarsi da quelle catene verbali che sono il primo avviso di un rapporto malato e che purtroppo molto spesso la cronaca ci dimostra che sfociano in violenza barbara.

Abbiamo calato Francesca all’interno di una piccola stanza creata da Stefano, che doveva rappresentare fisicamente l’immagine della sua mente. Le scritte che la avvolgono sono piene di minacce e cattiverie e nei primi scatti la costringono in un angolo, vittima totale di esse. Sempre più le minacce le si stringono attorno, facendola soffocare. Disperato è il suo tentativo di cercare aria per respirare e come se stesse annegando si spinge sempre più in alto per poter uscire dall’acqua che ormai la sta interamente ricoprendo.

Nel nostro intento c’è la volontà di far reagire Francesca a tutto questo, come speranza che sempre più donne riescano a trovare la forza di ribellarsi e a liberarsi dalle catene dello stalking. Visivamente acquista sempre più consapevolezza e piano piano inizia a reagire e a strapparsi di dosso quelle catene così pesanti sino ad arrivare all’ultimo scatto in cui lancia uno sguardo di sfida a chi la sta osservando lasciando aperta la porta a vari scenari.

Come allestimento abbiamo optato per uno stile minimalista per quanto riguarda le fotografie, una lunga catena di immagini in sequenza, davanti alle quali le scritte con gli insulti usate per legare Francesca si frappongono tra l’osservatore e le immagini come a voler far toccare con mano e coinvolgere la persona che guarderà gli scatti per avvicinarlo ancora di più, si spera psicologicamente ed emotivamente, al tema affrontato.

L’inaugurazione è sabato 22 settembre presso la Cittadella della cultura a Crema alle ore 17 (piazzetta Terni de Gregory 3). L’esposizione durerà sino al 30 settembre.

Ne approfitto per ringraziare Luca Severgnini per averci coinvolto nell’esposizione  e l’Associzione Artisti & Associati che ci ha gentilmente ospitati all’interno della rassegna culturale “Austroungarte” da loro organizzata e  promossa.

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