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Moda e ritratto: la mia esperienza sul campo

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curriculum monica antonelli

Da dieci anni opero nel campo della fotografia, come fotografa professionista. Al giorno d’oggi si parla tanto dei fotografi, perché la moda del selfie e degli smartphone sempre connessi ci ha buttati nella mischia con altri milioni di utenti che scattano foto ad ogni ora del giorno, ma spesso, da esterni, non si sa realmente di cosa si occupa un fotografo. Come ogni mestiere, anche quello del fotografo è fatto di tanto lavoro, ricerca, aggiornamento continuo, studio, collaborazioni, fatica e pazienza. Questi aspetti negli ultimi anni sembrano esser stati offuscati da aspetti più frivoli come l’apparire e il divertimento, aspetti che agli occhi della gente fanno pensare che il fotografo si diverta e basta e che sia un lavoro molto facile. Per quanto ci siano lavori ben più duri, non va dimenticato che anche questo è un lavoro e se lo si vuol fare bene e da professionista ha molte più difficoltà di quanto possa sembrare. Cosa c’è dietro ad un’immagine finale? Cosa si fa realmente per arrivare a quel risultato? Comincio dalla mia esperienza, giusta o sbagliata che sia, uguale e diversa da tutti gli altri colleghi, ma parto dalla mia storia perché è quella che ho vissuto..

Parte 01 – Di cosa mi occupo

Opero principalmente nei settori della moda e del ritratto, andando alla ricerca della valorizzazione del marchio, nel primo caso, e della persona nel secondo, prediligendo un certo minimalismo formale e un impatto emozionale dello scatto, il tutto condito da cura del particolare, puntualità nel rispettare i tempi previsti e grande entusiasmo nell’affrontare il lavoro di squadra. Moda e ritratto sono due ambiti distinti, ma che possono contaminarsi l’un l’altro creando immagini molto forti. Mi piace contaminare le immagini di moda con l’intensità dei ritratti, uno sguardo profondo della modella può creare un’immagine moda più d’impatto, capace di catturare l’attenzione dell’osservatore. La fotografia di moda è fatta di tanti elementi e tante persone sul set, il ritratto può essere molto intimo coinvolgendo solo la persona ritratta e il fotografo sul set, ma entrambe veicolano un messaggio, fanno parte di un linguaggio di comunicazione incredibile. La moda può essere colore, dinamicità, l’abito come protagonista e la modella che sapientemente ne diventa l’interprete rimanendo coprotagonista dell’immagine in un perfetto equilibrio con l’abito. Il ritratto può essere intimo, silenzioso o urlato, può essere intenso o distaccato. La cosa fondamentale è raccontare attraverso le immagini un concetto, una storia, per far in modo che non siano immagini sterili, ma rappresentino un’idea.

curriculum monica antonelli

Parte 02 – Organizzazione

Precisa ed organizzata di natura, affronto ogni lavoro con uno spirito positivo e pronto a gestire grandi moli di lavoro in tempi ristretti per andare incontro alle esigenze del cliente, garantendo sempre il massimo della cura e della qualità che posso offrire. Molto spesso siamo chiamati a gestire un lavoro con tempi strettissimi, dobbiamo essere pronti e saper già dove cercare e come procedere. L’esperienza aiuta molto, ma può capitare di esser presi alla sprovvista o di aver un vuoto mentale in quel momento. In questi casi è molto utile il dialogo e il confronto con il cliente o con collaboratori del team o le persone che abbiamo accanto. Molto spesso ci si lancia in una ricerca in Internet come primissima cosa, per poter trovare degli spunti, ma a volte un confronto umano con chi ci sta accanto (sia esso un collaboratore, ma anche una persona esterna dell’ambiente), può rivelarsi un ottimo spunto da cui partire.

Quando un cliente mi contatta per affidarmi un lavoro, la prima fase di cui mi occupo è l’ascolto delle sue esigenze e richieste.

Un cliente che si occupa di maglieria, per esempio, avrà esigenze diverse da un cliente che si occupa di abiti da sposa o di intimo. Ogni caso è a sé, ecco perché va prima di tutto ascoltato molto attentamente il cliente che abbiamo davanti. A volte si pensa di saperne di più, e partiamo in quarta volendo far vedere quante idee creative abbiamo, quando magari al cliente serve solo una foto su fondo bianco per mostrare i suoi capi ai venditori. E’ sacrosanto voler mostrare anche la propria creatività, proponiamo la nostra idea, ma se vediamo che il cliente è irremovibile, evitiamo di infastidirlo se capiamo che non si sta impuntando solo per timore di spender più soldi del previsto. A volte può capitare che il cliente dica di no solo perché pensa che gli stiamo proponendo un’idea alternativa e più costruita solo per spillargli dei soldi (anche se non è così nella realtà), altre volte invece è fermo sulle sue decisioni perché è esattamente ciò che vuole. Spesso un cliente che si vede ribaltare l’idea si infastidisce, così come se gli si dice apertamente che le foto fatte fino a quel momento fanno schifo. Non tutti sono aperti mentalmente per accettare la critica ed esser contenti di venir demoliti per poter ricostruire e ricominciare. Dobbiamo esser bravi a capire chi abbiamo davanti, nei pochi istanti a disposizione.

Può capitare che il cliente abbia già delle idee ben chiare di cosa voglia e che quindi si parta dalla sua idea per poter impostare il servizio fotografico, o, al contrario, può capitare spesso che il cliente non abbia idee precise e che si aspetti da me dei suggerimenti. Il mio compito è quello di effettuare una ricerca di materiale che possa aiutarmi a creare una moodboard (composta da una serie immagini d’esempio che mostrino un’idea di partenza della tipologia di luci e colori da poter usare) su cui confrontarmi col cliente. Una moodboard efficace è composta da un collage di immagini da cui trarre ispirazione e che nell’insieme mostri il mood (il concetto, l’umore…) che si vuol interpretare, che può esser costituito da una tavolozza di colori, oppure da immagini di uno stesso genere per tagli di luce, o basato su immagini contrastanti ma armoniche nel loro insieme, o ancora che siano ambientate in una location simile a quella immaginata per il servizio.

Ci sono moltissimi spunti per poter comporre una moodboard, più è dettagliata e più riusciremo a veicolare al cliente la nostra idea.

Io trovo questo passaggio molto utile per far chiarezza nella mia testa, che altrimenti vagherebbe tra mille idee e immagini, ma anche per mostrare realmente ciò che vorrei fare, perché molto spesso lasciare all’immaginazione l’interpretazione di un’idea può comportare il fatto che, le parti in causa abbiano idee totalmente diverse nella pratica, anche se nella teoria si sta parlando della stessa cosa.

 

 

Written by Monimix

gennaio 12th, 2017 at 11:29 am

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