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Lotta contro la violenza sulle donne: campagne sprecate per vendere e basta.

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Quando si passano molte ore nelle sale d’attesa si ha modo di osservare un sacco di cose, le persone intorno a noi prima di tutto, l’andirivieni continuo, le viste dalle varie finestre e i giornali sparpagliati sui tavolini.Tra quotidiani e giornali di viaggi con mete favolose, ecco spuntare i femminili: gossip a gogò, consigli moda dei saccenti fashion qualcosa (stylist, blogger, giornalisti, esperti!…), articoli su come vincere la guerra contro la buccia d’arancia (guerra che si ripete ad ogni parvenza d’estate, per poi dimenticarsene immancabilmente alla prima foglia che casca in autunno, dove l’unica vittoria è quella di fare soldi delle tante case cosmetiche che cercano di venderti la loro crema miracolosa, salvo poi leggere in quelle microscopiche letterine che una sana alimentazione accompagnata alla costante attività fisica possono aiutarti dove le tanto fantastiche creme non funzionano!), decine di pagine di pubblicità  e tra queste ti imbatti in questa:

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Questa immagine è realizzata da un brand, (di cui mi guardo bene di citare il nome per evitare di alimentare la sua visibilità), di abbigliamento femminile per diffondere il messaggio di lotta contro la violenza sulle donne.

Ora, guardando questa immagine chi non pensa immediatamente a questo messaggio? Su ragazzi, è palese no? La Tatangelo lì in primo piano, capello bagnato, camicia aperta, trucco da sabato sera, lacrima alla pierrot sotto l’occhio, sguardo vago, ma soprattutto coroncina da principessa in testa, non vi fanno associare immediatamente l’immagine al tema citato? D’accordo, ho capito, avete qualche lacuna, ma sarà subito colmata spostando leggermente lo sguardo sulla vostra sinistra, dove lì in secondo piano compare un uomo con una mano davanti con la scritta “Basta” sguardo vago anche lui e un po’ abbacchiato. Dai non potete non capire il messaggio a questo punto, no?Guardando i loro sguardi la prima cosa che mi viene in mente è che sul set stessero ascoltando le canzoni del marito della testimonial, perchè davvero non riesco nemmeno a pensare che quegli sguardi siano l’interpretazione della forza e della drammaticità del messaggio da veicolare.

Ma non contenta ve ne mostro un’altra di questi esempi di genialità creativa:

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Usata da un altro brand, in questo caso di intimo femminile, cita lo slogan “Ferma il bastardo”, ne avrete sentito parlare. Ora, aldilà dello scatto in sè su cui nemmeno mi soffermo, vorrei solo far presente all’azienda che usare il termine bastardo nello slogan (concesso che quelli che commettono violenza lo siano realmente e su questo non ci piove!), è un inneggiare ulteriormente alla violenza in questo caso rivolta verso il bastardo. Non sarebbe stato il caso di meditare giusto un minuto di più sulle parole da utilizzare? Essendo un marchio che raggiunge la nazione, c’era da immaginare che il messaggio in questo caso sarebbe arrivato a milioni di persone, e inneggiare alla violenza in una campagna contro la violenza, a mio parere è alquanto fuori luogo ed improduttivo. Ovviamente improduttivo in termini di tema sociale, non certo in termini di completini intimi venduti sfruttando questo tema che va tanto di moda.

Per quanto si facciano paladini della giustizia e si vogliano porre dalla parte delle donne, uno non può non pensare che siano solo e meramente mosse pubblicitarie per incrementare i conti delle loro aziende. Non è anche questa una sorta di violenza sulle vittime? Sfruttare il loro dramma per vendere reggiseni o jeans?

Ma se realmente volete aiutare perchè non vi impegnate davvero in qualche azione pratica? Invece di banalizzare l’argomento con immagini di questo tipo, perchè non muovete qualcosa, siete aziende conosciute, avete seguito, risorse, mezzi per raggiungere tanta gente, sfruttate queste cose per fare qualcosa. Fosse anche una raccolta fondi, almeno potreste aiutare economicamente almeno quelle donne che decidono di restare in casa dai loro aguzzini perchè non hanno l’indipendenza economica che permetterebbe loro di crearsi una propria vita al sicuro. Non basta dire “Basta” o “Ferma il bastardo”, per pulirsi la coscienza e dire “Noi siamo con voi” e poi tanti saluti le botte continuate a prenderle voi, noi vendiamo mutande.

Azioni di questo tipo ricordano tanto il continuo pubblicare immagini sui social network, di bambini denutriti, di vittime delle guerre, a cui la gente pensa che mettere un like significa fare qualcosa. Spiace deludervi, ma con i vostri like quelle persone non guariscono, la loro fame rimane invariata, i loro arti mancanti non ricresceranno, la loro casa non si ricostruirà. A questo proposito vi segnalo questa campagna: ‘Liking isn’t helping’

Schifa davvero vedere come ormai qualunque cosa sia diventata un prodotto, l’unico scopo sembra essere quello del vendere e si è disposti a tutto pur di farlo, chissenefrega se ogni giorno muore una donna o un’altra finisce al pronto soccorso, l’importante è farsi belli agli occhi del mercato. Si potrebbero fare tante cose e fa rabbia vedere che ci avrebbe i mezzi per farlo perde tempo a far queste cretinate.

Written by Monimix

settembre 23rd, 2013 at 4:14 pm

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