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Tanto rumore…

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Queste ultime settimane sono state molto frastornanti, dense di cose da fare, eventi da seguire, persone da incontrare e parole sussurrate, parole urlate, e ancora parole, parole, parole… Ammetto che il silenzio irreale che la neve stamattina ha creato mi ha avvolta piacevolmente e mi ha restituito un po’ di pace trasportandomi per un attimo fuori dal mondo e dal suo vorticare rumoroso e inarrestabile.

Come tutti sapete (se non lo sapete, è perchè siete stati avvolti nel silenzio per gli ultimi 5 giorni e vi invidio un po’), in questi giorni a Milano c’è Fotografica, grande evento della fotografia con incontri, seminari, mostre e scambi di opinione.

Sottolineerei “molti scambi di opinione”. Sì perchè l’evento “Martina Colombari si fotografa” allo spazio Forma sta rischiando di offuscare l’importanza degli interventi e dei seminari dei tanti professionisti che rendono viva Fotografica. Tutto perchè dall’idea di Settimio Benedusi (e il curatore Denis Curti) è nata una mostra di autoritratti di ‘sta povera donna della Colombari, che da una settimana viene criticata e quasi insultata (insieme a Benedusi “colpevole” di aver ideato questo progetto) solo perchè ha deciso di accettare la sfida di prendere in mano una macchina fotografica e per tre mesi ritrarsi nelle sue odierne faccende e stati d’animo.

Ora, non è mia intenzione dar spazio anche sul mio blog, ad un’ulteriore polemica, non serve a nulla e se n’è parlato fin troppo. La mostra c’è stata, (e mi chiedo se tutti quelli che l’hanno criticata l’hanno realmente vista), la forte reazione alla provocazione lanciata anche.

Vorrei solo lasciarvi qualche spunto di riflessione in merito.
Domenica scorsa, durante una pausa del workshop, ho avuto modo di vedere una selezione degli scatti incriminati su “IO donna”, e la prima reazione è stata come quella del pinguino di Madagascar: “Oh, che schifo”, perchè chi ha selezionato le foto ha avuto la “sensibilità” e la lungimiranza di prendere alcune tra le peggiori tra quelle fatte, e quindi via a mostrar “tette e culi” che attirano sempre il pubblico.

Passato lo sconcerto iniziale, in fondo lo sapete, io adoro Benedusi, mi son detta: “Mah, la cosa mi perplime, voglio capirci di più″ e così ieri mentre mi trovavo a Forma (il luogo del delitto) ho visionato la mostra.

Ok, quegli scatti pubblicati sulla rivista appesi al muro continuavano a non piacermi, per questioni di gusto e di tecnicismi (inquadrature infelici, pose incomprensibili per una come lei…), in altri è magnifica (del resto non è la prima cozza che passa per strada, no?), in altri ancora ho sorriso nel vederla reale, senza finzioni, senza maschere. Per una volta senza il trucco a coprirle le occhiaie e il parrucchiere a sistemarle i capelli, la Martina che si stropiccia gli occhi al mattino e ci mostra che pure lei appena sveglia non è infighettata come siamo abituati a vederla.

Una cosa mi ha un po’ dato fastidio:
la presenza in molti scatti, come coprotagonista, della fotocamera: a tratti sembrava una pubblicità plateale, ma forse è una cosa dipesa da un limite pratico (autoritrarsi con una compatta non è semplice come può sembrare senza cavalletto, senza telecomando, viene più immediato impugnarla e scattare davanti ad uno specchio).

Una cosa che mi ha incuriosita:
in nessuno scatto compaiono figlio e marito. Ok, mi direte, sono autoscatti, però se per tre mesi documento la mia vita sia in cosa faccio oltre che per cosa provo, almeno in uno scatto le persone che vivono con me ce le farei rientrare. Ma anche questo punto dipende da direttive ricevute o da una scelta egoistica di esser la sola protagonista.

Una cosa che mi ha colpita:
le palle di Martina Colombari! Una persona come lei abituata per lavoro ad essere sempre impeccabile, per una volta ha potuto esser libera di mostrarsi realmente, con le occhiaie, gli occhi gonfi, spettinata, scazzata… senza finzioni, senza photoshop a migliorarla, a falsificarla. Persino in un paio di scatti in cui sembra avere un fondoschiena molto più largo di quello che sia in realtà, lo ha lasciato così, nè ha fatto togliere lo scatto. Beh, di questi tempi trovare donne (ma anche uomini) così coraggiose nel mostrare i propri difetti, non ce ne sono molte, quindi una lode a lei per il coraggio!

La cosa meglio riuscita: la provocazione. Sì perchè da una settimana a questa parte non si parla d’altro: “Hai visto che mostra?”, “Eh se era la signora Peppina mica le facevano fare una mostra a Forma”, “Io non sono bravo, ma almeno sono meglio di lei” e via dicendo.
Ora, la falsa umiltà non la reggo, tutti abbiamo pensato che se l’ha fatta lei potevamo farla anche noi, se non fosse stata Martina Colombari e non fosse stata amica di Benedusi questa mostra non l’avrebbe fatta. Ma del resto non l’avremmo fatta nemmeno noi con le nostre 4 sfigate fotografie senza arte nè parte, perchè ciò che Benedusi, Tomesani, Pianigiani e tantissimi altri insegnano è che senza un’idea, oggi, non si va da nessuna parte. Non basta avere la 1ds mark 1000 (non correte a cercarla, è una battuta, non esiste ancora uahahahah) con l’obiettivo super illuminante, mega nitido, mega stabilizzato, mega ecc ecc… per esser fotografi o per fare una mostra di fotografia.
Servono le idee, e Benedusi ancora una volta ci ha dimostrato che, se di fondo c’è una storia da raccontare, anche una persona come Martina, che è sempre stata dall’altra parte dell’obiettivo e che non padroneggia il mezzo, può scattare e creare un progetto da esporre.
E un altro punto da sottolineare e che dobbiamo capire e far nostro è che oltre ad avere un’idea buona contano i contatti. Crearsi una buona rete di contatti fa in modo che le cose si possano realizzare. Ho parlato volutamente di contatti e non di conoscenze, perchè purtroppo questa parola “conoscenze” è ormai etichettata come negativa, si pensa alla raccomandazione. Ma non è questo il caso. Io conosco te, ti propongo un’idea, ti convince, la realizziamo e la pubbliciziamo. Punto e basta.
E’ ovvio che il primo pensiero sia stato quello di far due più due, se lei non fosse, se non conoscesse, se, se, se… non avrebbe fatto la mostra. Ok, è lecito pensarlo (anche io l’ho pensato all’inizio), ma poi bisogna visionare gli scatti, leggere le motivazioni, andare a fondo della cosa e capire perchè è successo e cosa possiamo imparare da esso.

Solo lasciando sedimentare le cose che vediamo e ascoltiamo possiamo capire perchè le cose succedono. Partire in quarta e urlare contro chi ha fatto qualcosa che non capiamo ancora, non serve. Urlare sull’onda della rabbia, dell’invidia e della passione ci fa solo perdere di vista il senso delle cose.

Written by Monimix

novembre 26th, 2010 at 2:43 pm

Posted in fotografia,mostre

3 Responses to 'Tanto rumore…'

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  1. Evito commenti che possa riaprire una qualche discussione. La mia l’ho già scritta sul forum di Sara. Ad ogni modo concordo in toto :)

    Malakh Kelevra

    26 nov 10 at 4:23 pm

  2. Un’analisi diversa e ben ragionata. A volte si danno giudizi in modo troppo affrettato. Grazie per avermi aiutato a riflettere.

    Gabriele Cesoni

    27 nov 10 at 11:10 am

  3. Grazie a te Gabriele, mi fa piacere che la mia riflessione ti abbia aiutato. Troppo spesso purtroppo diventiamo vittime dell’impulsività nostra e degli altri, e con la libertà dell’anonimato o del paravento del web la cosa si moltiplica a dismisura, portando ad eventi come questo.

    Monimix

    27 nov 10 at 11:18 am

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