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Il teatrino degli orrori

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Al giorno d’oggi siamo in un’epoca in cui tutto deve passare attraverso l’occhio di una telecamera, che sia una trasmissione, un gioco, un reality o la vita reale. Ed è veramente squallido quando una tragedia di cronaca nera diventa lo scenario di un horror reality vissuto in diretta sino al suo apice.
La vetrina degli orrori, mi sentirei di definire la televisione di oggi.

Scompare una ragazzina e la sua famiglia come prima cosa fa entrare i giornalisti in casa, come fossero investigatori. Ogni sguardo, ogni gesto viene ripreso e analizzato dall’esperto di turno che traccerà un quadro della situazione per chi è a casa. E così veniamo bombardati dai telegiornali, dai quotidiani, dalle centinaia di trasmissioni televisive con un pot-pourri di dettagli personali, di “elementi utili all’indagine” (sì perchè fa sensazionalismo usare i termini tecnici!), di fotografie della vittima, e le lacrime dei familiari…

E se già tutto questo non bastasse si arriva al punto più alto di share (e più basso nell’animo umano!) annunciando in diretta l’arrivo di un’ansa che urla il ritrovamento di un cadavere, davanti a centinaia di persone incollate al televisore, ma soprattutto davanti ad una madre che impietrita è presa nel vortice di smentite e poi di conferme per poi tornare alla smentita della notizia rimanendo nell’incertezza più atroce che quel “cadavere” sia realmente sua figlia. La freddezza della parola come fosse un oggetto, cattura ancora di più l’attenzione dello spettatore assatanato di morbosa curiosità, dimenticandosi totalmente che quello che si sta vivendo è la realtà e non la finzione di un film.

Due famiglie distrutte
da un uomo che ha commesso un crimine orrendo, ma ulteriormente distrutte dall’accanimento dei media, che ora si vantano che se l’assassino è crollato è perchè non sosteneva più l’assalto dei media. Siamo a questo punto? Il fatto che sia crollato per il senso di colpa troppo grande, o perchè non riusciva più a reggere un peso del genere davanti alla famiglia, non ha minimamente sfiorato i giornalisti. No, il mostro è crollato grazie anche a loro!

Sono bravi poi nell’aumentare ulteriormente il pathos legato ad una vicenda così drammatica, sì perchè ogni volta vanno a sottolineare la violenza carnale, come se l’omicidio non fosse ormai più abbastanza drammatico, allora ci si fissa su quell’elemento così raccapricciante e non si perde occasione per ripeterlo.

E poi il teatrino delle comparsate nelle varie trasmissioni televisive. E lì mi sento veramente triste per questa ragazzina, uccisa dallo zio e sfruttata dagli altri suoi familiari per i 15 minuti di notorietà. Tutti a parlare davanti alle telecamere, tutti a urlare improperi verso quel mostro, ma la memoria di Sara chi la rispetta?
E così la madre ospite di “Chi l’ha visto?” (vivendo in diretta il momento più terribile), il fratello ospite della “Vita in diretta”, la cugina al Tg5 e così via. Perchè? Perchè non vivere un momento così atroce nella propria intimità? Perchè non piangere dietro le telecamere, anzichè davanti? Perchè il bisogno di esporsi è così forte da quasi sminuire un fatto così grave?

Resto sbigottita e schifata da tutto ciò. Non ci sono parole per spiegare lo sdegno di quanto accaduto.

fiori

Written by Monimix

ottobre 8th, 2010 at 9:23 am

Posted in notizie varie

10 Responses to 'Il teatrino degli orrori'

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  1. Non guardo più la televisione..da anni ormai perché lo sciacallaggio da parte dei media è cosa routinante, normale ed accettata dalla maggior parte delle persone. Anche se tali non le definirei. Quel giorno il buonsenso avrebbe voluto che la trasmissione venisse interrotta, ma non è avvenuto, una di quelle scene (parafrasando la Littizzetto) che ti fan venire voglia il giorno dopo, di andare a pagare il canone.

    Non ho parole per un simile orrore. Però diamine, se c’è un’offerta ripetuta, vuol dire che c’è una domanda..

    Malakh Kelevra

    8 ott 10 at 1:21 pm

  2. Forse perché in ognuno di noi è latente quel desiderio di non essere solo un numero e distinguersi, seppur per poco. Condivido in toto quello che dici, aggiungo che allo schifo mi aumenta la rabbia per non riuscire a far smettere i miei genitori dal guardarsi tutta quella fogna. In privato poi rifletto che non è diverso nel settore del fotogiornalismo. Il direttore Sandro Iovine già tre anni fa lamentava che ai prestigiosi Word Press c’era una percentuale altissima di foto di guerra con scene di mutilazioni, dolori, drammi, insomma la morte era il soggetto principale. Il dibattito sull’etica non è mai smesso, così come non ha portato a posizioni più degne del rispetto umano. Malakh dice e fa bene a non guardare la televisione (almeno quel tipo immagino) io poi l’ho elimanata del tutto dalle mie stanze, tuttavia penso che non basti. Bisogna anche diffondere il pensiero sano di comunicazione e lì siamo tutti responsabili, ognuno nel proprio ruolo sociale. A quel fotografo (chi ne conosce il nome vi prego fatemelo sapere perchè non lo ricordo più) che fu chiesto “cosa farebbe se vedesse una ragazza che prendesse fuoco davanti ai suoi occhi?” lui rispose “f5,6 a 1/60″, dividendo l’etica dei fotogiornalisti fra essere persone o testimoni che non devono interferire. Personalmente, davanti a scene dove si evince un dolore, smetto i panni del fotografo e cerco di vincere la mia battaglia: portarmi a casa la foto che potrebbe portarmi alla gloria oppure no.

    Nicola Petrara

    8 ott 10 at 6:04 pm

  3. io ho fatto anche il cameraman per le news (da freelance quindi rai, mediaset, sky news ecc) ed è capitato a volte anche di cronaca nera..spesso sono proprio i giornalisti che per farsi notare dal direttore, dalla redazione non hanno più un limite “umano” oltre al quale non è lecito andare..
    Ho smesso di fare news ed in particolare la cornaca nera proprio per quello.
    Sapeste quante volte ho spento la camera e gli ho detto ” il servizio c’è: quello che stai facendo è una cosa morbosa ed indecente. Io non filmo più nulla, se vuoi quando arrivi in redazione contestami pure.”
    Ma da freelance per tanti colleghi è solo lavoro, sono solo clienti, solo mancato guadagno in caso di perdita del cliente.
    Certo che se capitasse a me…. i giornalisti non entrerebbero in casa di sicuro!
    Nella fase della scomparsa è importante invece che se ne parli perchè credo davvero che i media possano aiutare a trovare le persone scomparse (chi l’ha visto è una trasmissione che lo ha fatto più volte ad esempio).
    Il problema è che poi non si sanno fermare….non “capiscono” quando possono e devono essere utili e quando è il momento di dire basta…

    luca

    9 ott 10 at 8:36 am

  4. @Malakh: Hai perfettamente ragione! Purtroppo se la gente si accanisce a guardare queste trasmissioni e ha sete di notizie macabre, non fanno altro che aumentare lo sciaccallaggio dei giornalisti e degli autori. Il brutto è che ormai anche i giornali o internet segue lo stesso filone, quindi per riuscire ad informarsi di ciò che capita nel mondo, si deve scremare molto materiale per poter arrivare alla notizia pura… che desolazione! Mi aspetto che come prossima invenzione creeranno l’horror reality, in cui realmente qualcuno viene assassinato e il gioco è scoprire il colpevole!

    Monimix

    9 ott 10 at 9:52 am

  5. @Nicola: Raccapricciante la risposta di quel fotografo… me l’ero persa, e per fortuna! Se io fossi stata la giornalista gli avrei sputato in faccia, scusate la finezza oxfordiana! Ma certe cose mi fanno imbestialire! Come del resto tutti gli sciacalli che durante le sciagure non sanno fare altro che mettersi a ritrarre il bambino povero rimasto solo al mondo con la sua casa distrutta dietro di lui. Io l’ho sempre detto, non riuscirei a fare la fotoreporter, mi si spezzerebbe il cuore e sicuramente non riuscirei a tenere in mano la fotocamera.
    E comunque, non è un caso che in tutti i concorsi anche meno famosi e prestigiosi del Word Press, le foto vincitrici un buon 90% dei casi sono foto che ritraggono morti, feriti, malati e via dicendo. Si sa che questo tipo di soggetti fanno leva sui sentimenti dei giudici e spesso fanno sì che vengano premiate.

    Monimix

    9 ott 10 at 9:59 am

  6. Sono perfettamente d’accordo, Luca, quello che manca è il senso della misura. E’ giusto informare i cittadini, è utile fornire un servizio di aiuto nelle ricerche diffondendo la notizia di una scomparsa, ma da lì a piazzarsi in casa della famiglia, al creare una trasmissione sulle disgrazie degli altri questo proprio no. Sono sempre tutti pronti a puntare il dito contro il mostro di turno, ma loro cosa stanno facendo? Non stanno forse violando la dignità, il rispetto, delle persone? Non stanno rubando pezzi dei loro corpi, dei loro sentimenti e dei loro ricordi per il loro momento di gloria?
    Che desolazione…

    Monimix

    9 ott 10 at 10:07 am

  7. Pur rendendomi conto che la mia proposta può sembrare bislacca (non per la proposta in sè ma perchè indirizzata ad un blog), ma non posso fare a meno di suggerire un minuto di rispettoso silenzio a tutti coloro che si soffermeranno, in futuro, su questa pagina.

    balpa

    9 ott 10 at 11:28 am

  8. Manca ormai da molto tempo il rispetto della dignità altrui.
    Ho sempre trovato “insopportabili” i reportage nei manicomi per esempio; la mia sensibilità non accetta queste speculazioni.
    Sono veramente pochi quelli che riescono a rappresentare le altre persone mantenendo integro il loro diritto di essere umano.
    Per fortuna questo week end ero via e non ho seguito la cosa…. per fortuna!

    Barbara

    11 ott 10 at 9:58 am

  9. Grazie Balpa!

    Monimix

    11 ott 10 at 4:46 pm

  10. La penso esattamente come te Barbara! Trovo assurdo l’accanimento e il voler a tutti i costi andare a ritrarre certi aspetti per realizzare “la foto”, senza minimamente porsi il problema della violazione del rispetto e della dignità dell’altro. Cosa penseremmo se le posizioni fossero invertite? Se qualcuno violasse come un caterpillar la nostra vita?

    Monimix

    11 ott 10 at 4:48 pm

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