Questione di pixel? No, questione di feeling…
14 11 2008Ogni lunedì mattina nella casella email trovo con grande piacere la newsletter del Sunday Jumper, ormai divenuto il rito del lunedì mattina; prima di iniziare a rispondere alle varie email e prima di qualsiasi altra cosa, mi prendo alcuni minuti per me e mi addentro nel blog di Luca Pianigiani per una boccata d’ossigeno rigenerante. Per chi non l’avesse mai letto, ve lo consiglio: SundayJumper
E’ un modo di vedere il mondo della fotografia che apprezzo moltissimo, qui non si fa a gara a chi ha l’ultimo modello di fotocamera sul mercato, chi ha più pixel, chi si schiera con canon o nikon, ma si guarda oltre; si guarda a cosa vuol dire far questo lavoro oggi, osservando e studiando come cambia il mercato e il mondo che ci circonda e che se ne frega altamente di quanti pixel abbiamo!
E proprio leggendo l’ultimo Sunday Jumper ho appreso che un grande fotografo come Fabrizio Ferri che potrebbe permettersi qualsiasi mezzo fantascientifico sulla faccia della terra ha scelto di scattare gli ultimi servizi realizzati per la rivista Max con la canon G9, una compatta.
Questa è l’ennesima dimostrazione che non è il mezzo a far la differenza, ma la sensibilità di chi lo usa. Non ci si deve fermare agli aspetti solo tecnici della macchina, dobbiamo andare oltre, entrare in sintonia con la persona che dobbiamo fotografare, non con la fotocamera!
Ovviamente a lui nessuno criticherebbe una tale scelta, se lo facessi io probabilmente mi riderebbero in faccia o ancora peggio mi guarderebbero come se fossi un alieno. Ma alla fine… che ci importa? Se vogliamo usare una usa e getta della Kodak chi ce lo impedisce? La fotografia è cogliere una sensazione, e se anche dovesse venir sfocata o mossa, o granulosa chi ci dice che quello non sia la sua forza?







Uhm.. sono d’accordo e non sono d’accordo con quello che dici. Si la fotografia è accogliere un’emozione..ma credo anche che il come veicola questa emozione.
Se scelgo di usare la grana o di non usarla, sto dando una mia interpretazione. Se scelgo di usare un grandangolo o un tele sto dando una mia interpretazione
Sce scelgo di sfocare lo sfondo dico una cosa, se decido che è tutto a fuoco ne dico un’altra. Con una compatta tutta questa libertà è impossibile.
Io voglio essere libera di scegliere cosa voglio accogliere e cosa voglio rifiutare.
Poi io sono un’amante della lomografia ma mi rendo conto che a volte mi ha limitato.
Questo per dire che è vero.. non serve la supermega canon strafighissima 4000 mila pixel per dire di essere un fotografo.. ma è anche vero che con una compatta non hai il potere di scegliere.
Bacioni
Vanessa
Indubbiamente la prima “arma” a disposizione del fotografo è la sua visione delle cose, poi viene il resto. Se manca la capacità di vedere la cose, non c’è tecnica che possa sopperire. Allo stesso modo un fotografo che si interessi di birdwatchig credo avrebbe enormi difficoltà ad immortalare i suoi soggetti con una compatta. Ergo: ci vuole un po’ di equilibrio. La “mossa” di Fabrizio Ferri dimostra, a mio modestissimo avviso, che per fare le foto che avea in mente di fare, la G9 era sufficiente. Era abbastanza in quel caso e probabilmente lo sarebbe in moltissimi altri analoghi. In conclusione, non sempre è necessario avere la supermacchina o, al contrario, una compatta: in funzione di quel che si fa c’è il mezzo sufficiente a farlo senza per forza dover sempre avere attrezzature enormi (che spesso servono più all’ego del fotografo che alle immagini…). Ne deriva poi anche il fatto che, oggi, con compatte evolute tipo la menzionata G9 (oequivalenti di altri produttori) la qualità che si può ottenere è elevata.
Beh, però ci sono compatte (tipo Canon G9 o G10) con cui hai possibilità di regolazione simili a quelle di una reflex: puoi scattare in manuale, decidere apertura, lunghezza focale, tempo di scatto… okok, non sarà mai uguale a una reflex, ma ci si possono fare foto molto creative…
Grazie amici per i vostri commenti. Ciò che volevo evidenziare con questo post è proprio la possibilità di andare oltre il mezzo, non diventare schiavi dell’ultimo ritrovato della scienza e della tecnica per scattare una foto che potrebbe esser scattata anche con una più semplice. Ovviamente ci sono lavori e scatti che richiedono un’attrezzatura adeguata, ma è anche vero che per molti scatti avere macchine super potenti e alla moda è solo per farsi belli agli occhi degli altri. Grazie a tutti, buona giornata!
Grazie per il commento positivo sul nostro lavoro! Speriamo di continuare sulla buona strada. Buone fotografie a tutti
Grazie Luca, è un piacere averti sul mio blog!
“La fotografia è cogliere una sensazione, e se anche dovesse venir sfocata o mossa, o granulosa chi ci dice che quello non sia la sua forza?”
Il verbo che a mio parere indirizza la discussione in modo sbagliato è “dovesse”.
Credo che una foto debba venire come l’autore la vuole!
Quindi, secondo me , il “dovesse venire” implica già un’elevata percentuale di errore o comunque di casualità .
Il punto di forza di una fotografia potrebbe essere davvero la sfocatura, il mosso o la granulosità ma solo se sono frutto di una scelta effettuata dall’autore come strumento per raccontare al meglio la sensazione che vuole trasmettere.
Sicuramente potrebbero esserlo anche se fossero avvenute casualmente ma a quel punto non sarebbe più il caso di parlare di fotografia….
Fotografia vuol dire scrivere con la luce e la sfocatura, il mosso, la profondità di campo, l’uso della luce, la grana ecc ecc sono le parole che un fotografo ha a disposizione per farlo.
Ma buttare su di un foglio tante parole a caso o per caso non vuol dire scrivere qualche cosa….
Ciao Luca, ti ringrazio per avermi lasciato il tuo parere e per i complimenti che mi hai mandato via e-mail, grazie mille!
Per quanto riguarda il post, probabilmente non ho scelto il tempo verbale migliore. Quel “dovesse venir” può essere effettivamente frainteso. Leggendo però l’intero post è chiaro che non mi riferisco a scatti “casuali” ma sempre a precise scelte dell’autore. Quindi, mi pare che siamo ampiamente concordi, non trovi?