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2008
Ogni lunedì mattina nella casella email trovo con grande piacere la newsletter del Sunday Jumper, ormai divenuto il rito del lunedì mattina; prima di iniziare a rispondere alle varie email e prima di qualsiasi altra cosa, mi prendo alcuni minuti per me e mi addentro nel blog di Luca Pianigiani per una boccata d’ossigeno rigenerante. Per chi non l’avesse mai letto, ve lo consiglio: SundayJumper
E’ un modo di vedere il mondo della fotografia che apprezzo moltissimo, qui non si fa a gara a chi ha l’ultimo modello di fotocamera sul mercato, chi ha più pixel, chi si schiera con canon o nikon, ma si guarda oltre; si guarda a cosa vuol dire far questo lavoro oggi, osservando e studiando come cambia il mercato e il mondo che ci circonda e che se ne frega altamente di quanti pixel abbiamo!
E proprio leggendo l’ultimo Sunday Jumper ho appreso che un grande fotografo come Fabrizio Ferri che potrebbe permettersi qualsiasi mezzo fantascientifico sulla faccia della terra ha scelto di scattare gli ultimi servizi realizzati per la rivista Max con la canon G9, una compatta.
Questa è l’ennesima dimostrazione che non è il mezzo a far la differenza, ma la sensibilità di chi lo usa. Non ci si deve fermare agli aspetti solo tecnici della macchina, dobbiamo andare oltre, entrare in sintonia con la persona che dobbiamo fotografare, non con la fotocamera!
Ovviamente a lui nessuno criticherebbe una tale scelta, se lo facessi io probabilmente mi riderebbero in faccia o ancora peggio mi guarderebbero come se fossi un alieno. Ma alla fine… che ci importa? Se vogliamo usare una usa e getta della Kodak chi ce lo impedisce? La fotografia è cogliere una sensazione, e se anche dovesse venir sfocata o mossa, o granulosa chi ci dice che quello non sia la sua forza?
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Categorie : fotografia
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2008
Vi è mai capitato di dover realizzare servizi, magari per una rivista, senza avere a disposizione alcun budget? Alzi la mano a chi non è mai capitato!
Può capitare di scegliere di fare un lavoro gratis, ma in questi casi è importante selezionare con attenzione le richieste; conviene accettare solo i lavori che possono essere utili alla nostra crescita professionale e ci possono dare visibilità e un ritorno positivo in termini di immagine.
Altro aspetto di non secondaria importanza è operare la scelta sulla base di lavori che ci diano realmente la possibilità di fare qualcosa di creativo, lasciandoci liberi di far fluire le idee e quindi sperimentare ciò che magari non potremmo fare in un lavoro retribuito.
L’altro lato della medaglia è che quando si lasciano scorrere troppo liberamente le idee chissà perché ci si ritrova spesso a impallidire pensando “e ora come la realizzo?” perché purtroppo molte delle cose che si vorrebbero fare richiedono degli investimenti notevoli, come per esempio andare a scattare tra le dune del deserto o i ghiacci della Lapponia, scenari bellissimi ma un po’ carucci dal punto di vista del viaggio se non siamo almeno rimborsati!
Una volta deciso di affrontare tale sfida caosa dobbiamo fare?
La prima cosa è: accertarsi di avere il sostegno dei collaboratori necessari, tra cui stylist, makeup-artist ed hair-stylist. Anche loro devono approvare il fatto che questo progetto avrà un tornaconto in termini di pubblicità e non di soldi; si deve quindi vedere come investimento per il futuro.
Nel caso non diano la loro disponibilità, è meglio rinunciare al servizio piuttosto che tentare di “fare da sé” producendo poi un risultato in cui la modella avrà un solo vestito o la riga dell’eyeliner sul sopracciglio
Se viene a mancare l’apporto del team, per quanto le foto possano essere belle, si noterà che mancava la mano del truccatore o l’attenzione ai dettagli della stylist.
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